Covid a Napoli, nonna Isa: «Io, positiva a 93 anni non ho paura: il fascismo peggio di questa epidemia»

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Maria Chiara Aulisio

Isa Parri ha 93 anni, è una insegnante di filosofia, ha contratto il Covid nell'Istituto Povere figlie della visitazione di Maria - struttura di oltre seimila metri quadrati nel verde dei Colli Aminei - dove trova accoglienza chi, per ragioni diverse, non può più vivere a casa. Per fortuna sta proprio bene, l'arzilla Isa, la febbre è passata, la tosse e il mal di gola pure: ieri mattina ha anche deciso di alzarsi dal letto per spostarsi in poltrona e guardare un po' di televisione con le amiche. Grazie alle amorevoli cure del personale della casa di riposo - con Vincenzo Esposito, assistente sociale e attento coordinatore dell'Istituto - la vivace nonnetta ha superato anche questa brutta avventura insieme con gli altri quarantasette ospiti - incluse sei suore e alcuni dipendenti - colpiti dal virus. Per fortuna, ad eccezione di una religiosa affetta da gravi patologie pregresse - le condizioni generali degli ammalati blindati nell'ospizio dei Colli Aminei non destano particolari preoccupazioni, almeno per il momento.

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Professoressa Isa come si sente?
«In verità il mio nome è Maria Luisa, era troppo lungo. E allora tutti hanno cominciato a chiamarmi Isa. Ce ne ho messo di tempo ad abituarmi ma ora questo soprannome piace molto anche a me. Ah, giusto: mi aveva chiesto come mi sento. Proprio benino, direi».

Il peggio è passato, insomma.
«Sto davvero molto meglio. Sono arrivata a 93 anni, vi assicuro che ho combattuto battaglie peggiori. Il Covid non l'ho mai considerato un gran problema: sapevo che avrei avuto la meglio su di lui».

Non si è preoccupata neanche un po'?
«Ma sì, certo che mi sono allarmata: l'ansia prima o poi ti prende, soprattutto quando la febbre saliva e mi sentivo confusa. In quei momenti però pensavo alle battaglie intraprese contro il fascismo e a come ero riuscita a venirne fuori vincitrice».

Ha fatto politica?
«Ero organica in un gruppo di giovani e forti oppositori al regime: non so quante volte abbiamo rischiato di farci sparare addosso».

Militanza in prima linea.
«Mio padre, Enrico Parri, era un rappresentante del Partito Repubblicano Italiano. È stato anche un grande sindacalista: nel 1949, insieme a Giuseppe Canini, fu nominato segretario della Federazione Italiana del Lavoro. A casa mia si parlava solo di politica, studio e lavoro».

Quindi ha seguito le sue orme.
«Ho amato molto la politica, anche per questo scelsi di studiare filosofia, e poi di dedicarmi all'insegnamento. Ho fatto due guerre io, la vita l'abbiamo rischiata sul serio. Ed eravamo fieri di farlo».

Il virus, insomma, le è sembrato quasi una passeggiata?
«Per carità, le malattie non vanno mai prese sotto gamba. Ma che mi sarei fatta stroncare dal Covid francamente l'ho escluso subito».

Quando le hanno detto che il suo tampone era positivo che cosa ha pensato?
«Ce la farò anche stavolta. E poi qui sono tanto bravi: ci curano e ci seguono in maniera esemplare. Ringrazio la mia Angela, si chiama Angela Murolo, è sempre con me e mi assiste come farebbe una figlia. E poi tra noi ci facciamo tanta compagnia».

Va d'accordo con gli altri ospiti della casa o qualche volta si litiga?
«Stiamo benissimo. L'amicizia non manca. Ci divertiamo a chiacchierare insieme e a ricordare tanti aneddoti dei tempi passati. Qui siamo come una grande famiglia, ci sosteniamo uno con l'altro e quando c'è bisogno nessuno si tira mai indietro».

È preoccupata per i suoi amici che, come lei, hanno contratto il Covid?
«Non più di tanto. Quelli che sono qui con me stanno tutti bene e li vedo. Ho chiesto in che condizioni siano gli altri, mi hanno risposto che posso stare tranquilla. Siamo veri combattenti, altrimenti a questa età mica ci arrivavamo».

Ultimo aggiornamento: 19:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA