Coronavirus a Napoli, ecco la squadra che scova tutti i contatti dei positivi

Martedì 21 Luglio 2020 di Ettore Mautone

Covid-19: le indagini epidemiologiche delle Asl, sin dalla fine dello scorso febbraio, hanno assunto un ruolo cruciale per circoscrivere i focolai e impedire la diffusione dei contagi. Attività codificata nella mission del dipartimenti di prevenzione articolata non solo attorno ai tamponi e ai prelievi nasofaringei (circa 312 mila quelli effettuati finora in Campania di cui 20 mila da parte della sola Asl Napoli 1 e 12 mila per il personale sanitario) ma mirata anche alla esecuzione dei test di screening, incentrata sulle interviste ai positivi, rivolta al rintraccio dei contatti lungo il faticoso percorso di identificazione anagrafica e geografica delle persone da inserire nei programmi di test. A seconda dei casi scatta la consegna all'isolamento domiciliare ovvero l'indirizzamento al ricovero, la quarantena o la sorveglianza sanitaria. Un lavoro certosino fondamentale per circoscrivere i focolai che impegnerà ancora a lungo le varie squadre attive nei distretti.
 

 

I dipartimenti di prevenzione, citati in ogni ordinanza regionale in questi mesi, sono unità autonome collocate nel corpo vivo delle Asl. Qui lavora un piccolo esercito di 300 camici bianchi di cui un terzo legati all'area epidemiologia e prevenzione collettiva con funzioni esecutive dirette. Si tratta di medici dirigenti e convenzionati, igienisti, veterinari, assistenti sanitari e Tecnici della prevenzione che hanno funzioni di controllo e polizia amministrativa. Strutture in cui il personale è carente e che saranno oggetto di programmi di potenziamento nazionali e regionali. Il Dipartimento di Prevenzione nella Asl metropolitana è diretto da Lucia Marino che spiega: «Da aprile ci siano avvalsi di una piattaforma informatica che ha messo in comunicazione i medici di medicina generale con le nostre Unità di prevenzione collettiva. La sorveglianza sanitaria, le terapie, la quarantena, le notizie sono condivise e tutto avviene oggi in maniera automatica. Abbiamo attraversato momenti critici quando avevamo sotto sorveglianza 3 o 4 mila persone e dovevamo fare controlli domiciliari a campione, telefonate due volte al giorno».
 

Il servizio di Epidemiologia e prevenzione è invece guidato da Rosanna Ortolani: «Il primo paziente indice lo abbiamo registrato il 28 febbraio: non lo dimenticherò mai - avverte - i casi erano molto contagiosi, la diffusione rapida e il virus circolava con grande intensità. In quei giorni abbiamo capito che le dimensioni del fenomeno erano ampie con un indice di infettività alto tanto che il numero dei ricoveri in pochi giorni crebbe in modo esponenziale». La fase fondamentale è il ricevimento degli esiti dei tamponi con le anagrafiche che consentono di avvisare il soggetto e di svolgere immediatamente una prima indagine tesa a identificare la probabile fonte di infezione. Il servizio della Ortolani coordina queste attività aggiornando la situazione giorno per giorno comunicando anche con la Protezione civile e le forze di polizia. Infine ci sono le Unità di prevenzione collettiva, una per ogni due distretti: a loro spetta contattare le persone positive. «Ovviamente si tratta anche di approfondire - conclude Guido De Rosa, responsabile dell'unità di Prevenzione collettiva dei distretti 27 e 29 - non sempre si riesce ad avere i contatti dei 14 giorni precedenti. Tutti vanno sottoposti a tampone e la richiesta passa al vaglio dei medici di medicina generale che si interfacciano con le Usca. L'assistenza dei pazienti a domicilio viene svolta dai medici di medicina generale e dalle unità specialistiche distrettuali anche con ausilio di device di telemedicina e teleassistenza».

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