Covid in Campania, sos dalle buvette
nelle scuole: «Obbligati a non lavorare»

Giovedì 29 Ottobre 2020

«Obbligati a non lavorare». Lanciano un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri dell'Istruzione, Lucia Azzolina, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, per chiedere aiuto: sono i gestori dei bar delle scuole statali. Dalla Campania parte una richiesta di aiuto. Gli istituti sono rimasti aperti 15 giorni dall'inizio dell'anno. Poco dopo la riapertura, infatti, dalla Regione Campania è arrivata l'ordinanza che prevede la ripresa della didattica a distanza e la sospensione delle lezioni frontali. I titolari delle buvette scolastiche si sono 'cercati' e 'censiti' tra di loro, creando una pagina su Facebook per cercare di raggiungere tutti i 'colleghì in giro per l'Italia.

La maggior parte tra loro ha smesso di lavorare a marzo, con il lockdown, qualcuno anche prima. «Mentre il Dpcm 17 maggio 2020 autorizzava a una progressiva riapertura - scrivono - i bar delle scuole sono rimasti forzatamente chiusi per 6 mesi». «I sostegni economici e lo slittamento delle scadenze previsti nel Cura Italia - spiegano - non hanno considerato che i bar delle scuole sono dovuti rimanere chiusi molto più a lungo rispetto alle autorizzazioni alla riapertura di maggio e che i contributi ricevuti non sono bastati nemmeno a pagare le tasse».

E non è andata meglio con la riapertura delle scuole che è stata «parziale». In Campania, nei fatti, i bar delle scuole hanno visto ridurre le loro possibilità di ripresa già con l'ordinanza regionale numero 79 che prevede la chiusura degli istituti e la ripresa della didattica a distanza. Potrebbero decidere di rimanere aperti per il personale Ata che, a rotazione, si reca a scuola per lavorare, ma senza insegnanti e alunni, sono più i costi da sostenere che gli incassi. In Campania nessuno è rimasto aperto dopo l'ordinanza che chiude le scuole. I titolari dei bar delle scuole, in tutta Italia, si sono ritrovati a vivere un 'mini lockdwon con il Dpcm del 24 ottobre scorso« e »nuovamente costretti o a sospendere l'attività per la riduzione del 75% delle presenze degli studenti che costituiscono la stragrande maggioranza della clientela o comunque a subire ingenti perdite«.

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Nemmeno il Decreto Ristori, come evidenziano nella lettera, »tiene conto delle pesanti e prolungate limitazioni al lavoro di questa categoria di lavoratori e generalizza i contributi di sostegno come se i bar delle scuole avessero potuto aprire da maggio in poi«. I gestori delle buvette scolastiche chiedono una integrazione ai sostegni da maggio a settembre, ulteriori contributi fino alla ripresa delle lezioni in presenza; slittamento dei tributi e riduzione delle tariffe Enel, fino a una effettiva ripresa delle attività lavorative post - pandemia; una deroga alla scadenza di bandi e rinnovo automatico della concessione per consentire il recupero delle perdite subite nell'obbligata chiusura; sospensione dei pagamenti delle concessioni fino al ritorno delle regolari attività pre-pandemia.

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