Coronavirus in Campania, nuovo diktat per gli ospedali: «Ancora altri reparti per i malati di Covid»

Martedì 27 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Bisogna fare presto, il Covid avanza e servono subito posti letto e unità di degenza per curare i malati fermi per ore a bordo delle ambulanze e nei pronto soccorso. L'unità di crisi regionale, dando seguito a quanto deciso nell'ultimo vertice con i manager di Asl e ospedali, ha disposto l'immediata riconversione delle corsie ospedaliere, dopo lo stop delle attività di elezione già disposto una decina di giorni fa. Scatta dunque la trasformazione in unità di cura Covid-19 per tutti: dalla reumatologia alla geriatria, dalla dermatologia alle discipline chirurgiche. E ai vertici della sanità è chiesto anche di avviare i processi organizzativi per dedicare ulteriori interi presidi ai pazienti colpiti dal virus (evidentemente, si fa riferimento a ospedali delle Asl, ma anche ai Policlinici). In questo scenario resteranno solo alcune grandi strutture come polo per patologie diverse: Cardarelli, Ospedale del mare e strutture provinciali di alta specializzazione, oltre al Pascale e alle reti oncologiche, a salvaguardia delle patologie ordinarie e delle urgenze tempo dipendenti, mentre il resto viene progressivamente trasfromato in centri per malati colpiti da Sars-Cov-2.

CASE DI CURA
Si allarga il fronte della «guerra» contro Covid-19 anche agli ospedali accreditati e i classificati Betania, Camilliani e Fatebenefratelli, collocati in queste ore, però, in un limbo. Da due giorni le attività ordinarie, mediche e chirurgiche, anche lì sono sospese fino a data da definirsi. I pazienti non Covid ricoverati vanno dunque a esaurimento fino alle dimissioni. Le corsie, le degenze, i reparti, i centri diagnostici, le sale chirurgiche con le relative unità di terapia intensiva e sub intensiva, compresi gli ambulatori e i servizi, sono congelati e messi a disposizione dell'emergenza pandemica che incombe.
La Campania viaggia con circa 10 nuove richieste di ricovero al giorno in Rianimazione e circa 40 malati ogni 24 ore varcano la soglia di un pronto soccorso in cerca di un posto letto. I decessi sono in aumento (ben 16 ieri), mentre i 123 posti di terapia intensive occupati da ieri sono il numero più alto dal primo aprile, molto vicino al record di 135 raggiunto il 29 marzo. E il dato potrebbe raddoppiare in meno di 15 giorni. A questi ritmi, le residue disponibilità (circa 100 posti di rianimazione e 300 quelli di degenza) sono destinate ad esaurirsi già in 10 giorni.

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POSTI LETTO
È dunque indispensabile allargare il bacino in cui accogliere i malati: il settore privato accreditato conta 58 strutture (58), oltre 5mila posti letto e un centinaio di unità intensive. Da indicare sono solo le regole di ingaggio eclo scenario organizzativo. Trattativa al via sabato scorso. Oggi si tiene nell'Associazione di categoria dell'ospedalità privata la prima riunione operativa interna. Un confronto che si annuncia serrato, focalizzato sui possibili scenari di impiego. Lo svuotamento di funzioni per le patologie non Covid - in questa fase limitate, nel pubblico come nel privato, alle sole urgenze e alle prestazioni mediche e chirurgiche di tipo oncologico - impone ora (in alternativa alla completa chiusura e alla collocazione in cassa integrazione del personale) l'indicazione del ruolo che deve essere svolto dalle strutture accreditate.

TRATTATIVA
C'è la disponibilità ad avere fino in fondo un ruolo assistenziale, ma il mondo della ospedalità privata campana è timoroso nella trattativa che si sta avviando. Scottato dal clima di accesa ostilità politica maturato nella primavera scorsa con esposti e denunce; danneggiato dal sostanziale mancato ristoro dei costi sostenuti per il personale nei tre mesi di fermo operativo. Di qui la diffidenza a ogni proposta possibile, e una frangia sarebbe pronta ad alzare bandiera bianca. Si confida in una discussione nel merito che faccia da viatico a un modello contrattuale blindato, come in altre realtà regionali. Si potrebbe procedere al riconoscimento di almeno una parte dei costi fissi garantiti per le aperture e le attività ordinarie non svolte, commisurando il resto alla complessità dei pazienti infettivi da assistere. Le riconversioni impongono investimenti, adeguamenti,, indennità di rischio per il personale. L'alternativa sarebbe remunerare solo le prestazioni erogate, mandando in cassa integrazione il personale non impiegato e definire tariffe ad hoc maggiorate per le prestazioni rese a un malato Covid ad alto costo. C'è poi da considerare il grado di complessità: bassa intensità nei Covid Resort per le quarantene, media intensità in degenza ordinaria e alta complessità le unità di Terapia sub intensiva e di Rianimazione. La Regione intenderebbe aggiungere la richiesta, in ogni struttura riconvertita Covid, di un punto di primo soccorso.
 

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