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Covid in Campania, record di casi: ospedali in affanno, occupati tutti i posti letto

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Ettore Mautone
Covid in Campania, record di casi: ospedali in affanno, occupati tutti i posti letto

Nuovo record di contagi in Campania: la fiammata di ieri del Coronavirus porta a 390 i nuovi positivi registrati in 24 ore, 103 in più del giorno precedente ma con 2.594 tamponi in più effettuati (8.311 test) e 107 negativizzati in 24 ore. Dopo il picco di settembre, con 5.717 contagi contati (più della somma dei positivi di febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno e luglio messi assieme), ottobre parte dunque con un’altro innalzamento della curva giornaliere dei contagi. Preoccupano anche i numeri dei ricoveri ospedalieri e l’impegno delle corsie che ha raggiunto i 421 ricoverati (tutti o quasi con la polmonite) di cui 38 in terapia intensiva a fronte di 107 guariti nelle ultime 24 ore. In crescita anche i casi critici che giungono con mezzi propri nei pronto soccorso dei Covid center. È il caso di un 31enne arrivato nel pomeriggio di ieri al Cotugno di Napoli con un polmone praticamente non più funzionante. Stress nelle Covid unit che si registra in tutta la Regione con un numero crescente di chiamate anche al 118. 
 

 

I 390 nuovi contagi da Coronavirus registrati ieri in Campania iniziano a sollevare dunque una certa preoccupazione: ieri, per la prima volta dal 4 maggio, il numero degli attualmente positivi supera quello di tutti i guariti dall’inizio dell’epidemia. L’indice di infettività, ossia la progressione dell’infezione, ha raggiunto un valore 1,4 (crescita sostenuta), laddove due è la soglia di attenzione fissata dall’unità di crisi nazionale per eventuali misure restrittive. Oltre ai numeri da tenere sotto controllo c’è la progressione dei casi, l’impegno degli ospedali e la capacità operativa dei servizi epidemiologici del territorio deputata al contact-tracing, ai tamponi, ai monitoraggi e alle cure domiciliari. Fino al 25 settembre il virus ha viaggiato su un rapporto di positivi, rispetto ai test praticati, del tre per cento. Il balzo, al 4,48 per cento è stato segnato il 26 settembre. Da allora il dato è rimasto stabile ma riavvolgendo il nastro e partendo dagli inizi di agosto si osserva una progressione che subisce scossoni in crescita ogni 10 giorni. Il tempo medio di incubazione del virus, appunto. 

Le difficoltà delle strutture epidemiologiche territoriali si avverte nelle regole di ingaggio per i tamponi: in alcune Asl i tamponi sono negati ai familiari conviventi se asintomatici (pur contatti stretti) di positivi che non accusano segni dell’infezione. Intanto dei positivi al virus scoperti ogni giorno una quota (tra il cinque e il sette per cento) finisce in ospedale e l’uno per cento in rianimazione. Dove si colloca l’asticella che segna la saturazione dei servizi sanitari? Difficile dirlo per la medicina del territorio ma per gli ospedali contano i posti letto. La Campania, con 421 ricoverati e 38 in intensiva, ha saturato tutti i posti programmati messi a disposizione nei piani di previsione a bassa e media intensità epidemica. Restano liberi solo buona parte dei 145 posti previsti di rianimazione. La sofferenza si avverte dunque soprattutto per le cure ordinarie e in sub intensiva. Si è passati pertanto alla fase di massimo impegno che prevede di aprire altri unità di degenza per raggiungere tra i 700 e 800 posti letto complessivi di cui 563 ordinari e 204 di sub intensiva.
 
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Al lavoro ci sono il Cotugno che da lunedì arriverà a 144 posti Covid, e i policlinici. Alla Federico II sono da attivare dieci unità ordinarie, nove di semintensiva e 20 di rianimazione per un totale di 39 posti compresi i pediatrici e ginecologici sempre operativi. La Vanvitelli ne deve attivare 11 entro due settimane e 6 di intensiva (dopo ristrutturazione). Alla Napoli 1, all’ospedale del mare, mancano all’appello 24 posti ordinari e altri di intensiva e sub intensiva ma il nodo da sciogliere è il reclutamento del personale che manca. Lavori in corso nel potenziamento dell’offerta in tutte le Asl. Il Piano del presidente De Luca, per fronteggiare tali scenari di difficoltà è garantire il massimo dell’offerta ospedaliera programmata (250/300 posti letto) entro lunedì. Se non bastasse subito dopo scatterebbe lo stop alle attività chirurgiche non urgenti in tutti gli ospedali e infine il ricorso alle Case di cura che non hanno problemi di attrezzature e personale da remunerare solo per le prestazioni effettivamente rese e alle tariffe vigenti per i ricoveri in malattie infettive o per le lungodegenze (relativamente alle quarantene).
 

Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA