Scontri sul lungomare a Napoli, 1.200 militanti chiamati a raccolta su Telegram

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

Non erano duecento, ma molti di più. Visti dall’alto, erano un fiume in piena, che si è ingrossato fino ad arrivare alla destinazione finale. Circa 1200 individui (e non poche centinaia come raccontato in questi giorni), capaci di muoversi compatti, solo apparentemente in modo caotico e disomogeneo. Coordinati, hanno chiuso le vie di accesso alle forze di polizia, attraverso una sapiente disposizione dei cassonetti della spazzatura: accerchiando le divise che stavano avendo la peggio, fino a scomparire del tutto all’arrivo dei nuovi contingenti di polizia e carabinieri. Eccola la foto di quanto avvenuto in via Santa Lucia venerdì scorso. Numeri, strategie e retroscena di una guerriglia destinata a diventare modello da imitare in altre parti d’Italia, capace finanche di sensibilizzare le istituzioni a non firmare un coprifuoco integrale per la regione Campania, scongiurando uno sbocco che - fino al pomeriggio di venerdì scorso - sembrava inevitabile.

C’è un retroscena in questa storia che basta da solo a mettere in evidenza la capacità di strumentalizzare un corteo concepito in modo civile, con tanto di richiesta di manifestazione fatta alla polizia da parte degli organizzatori. Ore 23 dello scorso 23 ottobre, piazza San Giovanni Maggiore Pignatelli, chi aveva ottenuto il via libera dalla Questura di sfilare con striscioni e slogan per le vie del centro comprende di aver perso le redini della protesta. Bastano pochi minuti per capire che qualcosa è andato storto. Ci sono troppe persone, troppi giovani che seguono il corteo sugli scooter, gente con il volto coperto. Sono irriconoscibili, fanno capire le loro intenzioni, hanno una strategia fin troppo chiara. Sulle prime evitano lo scontro, rimandano il corpo a corpo con le forze dell’ordine, mentre dalla zona della Pignasecca, dei Quartieri spagnoli, dal Pallonetto di Santa Lucia (ma anche da altri spaccati del centro storico) continuano ad arrivare rinforzi. Non ci sono momenti di frizione, ma la protesta ha un esito scontato.

 

Appare chiaro a tutti che il corteo punta alla Regione, in via Santa Lucia. Ed è talmente evidente che ormai la protesta è sfuggita di mano, che c’è chi si rivolge in Questura per prendere le distanze. Una sorta di dissociazione in corso d’opera, da parte di chi aveva ottenuto il permesso di manifestare e che ora - pochi minuti dopo le 23 -, ha capito che sta per accadere qualcosa di grave, che nulla ha a che vedere con le ragioni della protesta di commercianti e categorie produttive per il possibile lockdown regionale. Inchiesta che vede impegnati pm di sezioni diverse. Indagine per devastazione, danneggiamento, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, al lavoro i pm Antonello Ardituro, Celeste Carrano, Danilo De Simone, Luciano D’Angelo, in campo l’antiterrorismo, la Dda, la sezione che indaga sugli hooligans e sui reati consumati da organizzazioni in strada (sotto il coordinamento del procuratore Gianni Melillo, degli aggiunti Amato, Frunzio, Lucantonio, Volpe). Ma come hanno fatto più di mille persone ad organizzarsi in poche ore? Stando a quanto emerso finora (al lavoro la digos, la mobile e i carabinieri), sono state usate piattaforme di messaggistica istantanea (modello telegram), per chiamare a raccolta affiliati e sodali, magari attraverso poche parole usate come slogan della protesta.

Video

C’era un ordine di batteria, che è stato rispettato per tutta la durata del corteo: evitare gli scontri durante il tragitto dalla zona della università Orientale fino alla sede della Regione. Nessuna provocazione con le divise, nessun momento di frizione. Poi, ad un segnale concordato, la guerriglia. Via Santa Lucia, hanno usato sassi e oggetti metallici, hanno gettato bombe carta e bottiglie, hanno provato a isolare alcuni esponenti delle forze dell’ordine, per poi sferrare attacchi repentini. Tecniche di guerriglia consolidate, non momenti di tensione estemporanea, ma una strategia probabilmente studiata, messa a punto nelle ultime settimane. Indagini su clan, esponenti di estrema destra (primatisti e negazionisti anticovid, orbitanti nella galassia che fa capo a forza nuova), hooligan da stadio. Oltre mille soggetti con il volto coperto, tutti pronti ad agire grazie a un segnale concordato: con ordini elementari, trasmessi su chat rimosse un attimo dopo l’inferno napoletano. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA