Covid in Campania, è allarme focolai: effetto estate, contagi raddoppiati a luglio

Lunedì 27 Luglio 2020 di Ettore Mautone

Sono per la prima volta in crescita, dalla fine del lockdown, i casi di contagio da Covid-19 in Campania: un dato che si evince dal conteggio dei tamponi risultati positivi in un arco di tempo abbastanza lungo rispetto al bollettino giornaliero o settimanale spesso troppo altalenante per dare indicazioni epidemiologiche attendibili. Si passa infatti dai 115 casi registrati nel mese di giugno a quota 236 di ieri, 27 luglio. Più che raddoppiati nell’arco di 30 giorni i nuovi casi dunque, compresi i 14 registrati ieri, che fanno lievitare il numero degli attualmente positivi a 365, quasi il triplo dei 125 del 20 giugno. Persone che hanno contratto il Coronavirus che, sebbene siano quasi tutte in isolamento domiciliare, iniziano a tracimare, dal punto di vista clinico, in casi sintomatici che richiedono un ricovero ospedaliero. Alcuni (ancora pochi) anche in condizioni critiche come avviene al Cotugno e al Covid center di Scafati (dove le unità di sub intensiva sono sature) mentre ad Avellino ha riaperto la rianimazione chiusa da settimane con un primo nuovo caso grave. Siamo ancora molto lontani dall’occupazione del 75% dei posti di rianimazione attivi che farebbe scattare il passaggio dalla attuale Fase A (a bassa incidenza epidemica) alla B, di recrudescenza, temuta per l’autunno ma intanto c’è da registrare il superamento del valore 1 dell’indice di infettività del virus in Campania (che misura la capacità del Covid di diffondersi, raddoppiando i casi, nell’arco di 7 giorni). Una curva che mostra insomma di nuovo un profilo esponenziale allineandosi a quello che accade a livello nazionale.  
 


In questo scenario disegnato dai freddi numeri in Campania crescono, in numero e dimensione, i focolai: dopo quelli di comunità, a prevalente componente straniera, (Mondragone, Scampia e ora Villa Literno) ne emergono altri, meno omogenei e più difficili da circoscrivere. «Cluster legati agli spostamenti turistici e ai comportamenti sociali tipici del periodo estivo - avverte Rodolfo Conenna, direttore sanitario dell’azienda dei Colli (Cotugno, Cto, Monaldi) - collegati alle numerose occasioni di incontro di questo periodo di intensa socialità sebbene vissuta all’aria aperta. Occasioni e situazioni organizzate con scarsa o nulla attenzione alle precauzioni consigliate e regolate per legge ai fini della profilassi come l’uso di mascherine, il distanziamento di un metro e il frequente lavaggio delle mani». A far saltare gli argini della prevenzione sono spesso gli assembramenti di cui sono protagonisti i giovani, in teoria più resistenti al contagio e più protetti dalle conseguenze di un’eventuale infezione ma capaci di diventare da asintomatici, diffusori delle infezioni alle altre categorie più fragili sia in ambito amicale sia familiare. «Il profilo dell’epidemia e la diffusione del virus segue i comportamenti delle persone - conclude Conenna - durante il lockdown i focolai e i contagi erano prevalentemente intrafamiliari, domestici per l’isolamento domiciliare, e ospedalieri, confinati negli unici luoghi in cui vi erano contatti prolungati. Adesso sono variegati, incrociati tra quelli di comunità e quelli frutto della socialità. Un andamento che ci accompagnerà durante tutta l’estate per poi riprendere su altri fronti a settembre e ottobre quando diventeranno luoghi di scambio le scuole, i teatri, i concerti al chiuso, le discoteche che ci riporteranno alla dimensione comunitaria e familiare». 

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I focolai di Pisciotta e il Cilento dunque, specchio e conseguenza degli intensi spostamenti per le vacanze e delle occasioni conviviali degli adulti e di divertimento notturno della movida giovanile. «La fase attuale è ancora quella degli asintomatici - aggiunge Alessandro Perrella, infettivologo del Cardarelli, componente dell’Unità di crisi - abbiamo aperto le frontiere al mondo e le persone di muovono trasportando inevitabilmente il virus che arriva anche da paesi che non hanno mai praticato il lockdown e che hanno un diverso profilo epidemico. Dobbiamo riflettere ed essere attenti. Esse consapevoli dei rischi e proteggerci. I sintomatici sono pochi e quelli gravi pochissimi rispetto a quello che vedevamo a febbraio o marzo. Del resto una pandemia non è un’emergenza di poco conto. Gli asintomatici sono meno infettivi ma in determinate condizioni legate a maggiore esposizione e a distanza ravvicinata se non non utilizzano la mascherina sono rischiosi». Intanto dei 14 casi registrati ieri in Campania 5 o 6 provengono da Pozzuoli, probabilmente legati all’infermiera asintomatica dell’ospedale Santa Maria delle Grazie ritrovata nei giorni scorsi positiva al virus ma che non mostra, a distanza di molti giorni, alcun segno sierologico perdurando una strana negatività agli anticorpi. 

Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA