Coronavirus in Campania, medici e infermieri in trincea: «Troppi contagiati, subito i test»

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Adolfo Pappalardo

Il prezzo più alto lo stanno pagando loro. Medici e infermieri e, in generale, il personale sanitario. E per capire l'impatto basta guardare ai dati di Benevento che, con i suoi 14 casi, è la provincia meno colpita in Italia. Ma su 14 risultati positivi la metà è personale sanitario del San Pio: il rapporto è uno a uno. Colpa del ricovero, il 4 marzo, di due pazienti di Ariano Irpino, non individuati come casi di covid19 e transitati in diversi reparti e non solo in quelli attrezzati per questa emergenza. Per questo i camici bianchi non ci stanno e da giorni continuano a invocare almeno l'essenziale per poter lavorare: mascherine e guanti e rispetto dei protocolli. Niente. E a ieri sono una settantina, tra medici e infermieri, i contagiati in Campania senza contare l'otorino Antonio Buonomo morto a Napoli tre giorni fa.
 

 

Al Cardarelli sono 9 i medici positivi, compresi due primari e 4 di questi hanno contratto la forma più aggressiva e sono stabilizzati in rianimazione con l'ausilio dell'ossigeno. A loro si deve aggiungere una intera squadra di tre persone del 118 (un medico, un infermiere e un autista). Altri due medici del Santobono oltre a un primario e ad un camice bianco in pensione appena richiamato in servizio proprio per l'emergenza. E, ancora, due del Pellegrini, due primari dell'Ospedale del Mare, dieci del policlinico Federiciano e due di Villa Betania. In provincia la situazione non è migliore: al Maresca di Torre del Greco i casi di contagiati coronavirus sono due.

 

È un bollettino di guerra di un conflitto dove il personale sanitario non viene risparmiato ma, anzi, è il più colpito. E così nelle province. Oltre al caso di Benevento c'è Caserta dove sono 5 i medici infettati: uno che opera a Marcianise ed è di Maddaloni; due di Caserta e uno di Teverola impegnato anche nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (qui positivi pure 2 infermieri). A cui si aggiunge il sindaco di Francolise, medico che lavora a Sessa Aurunca. A Salerno, sono invece 5 i medici colpiti (compresa una coppia del capoluogo) e tre infermieri. In Irpinia sono una ventina: 4 infermieri e due medici in servizio ad Ariano Irpino (paese messo in zona rossa), tre infermieri, 2 medici ed un'autista medico in servizio al Moscati di Avellino e un medico a Sant'Angelo dei Lombardi.
 


Mancano mascherine a norma, in particolare, per i medici che lavorano praticamente in trincea: quelli sulle ambulanze del 118 e nei pronto soccorso. «La diffusione del Covid avviene essenzialmente per il tramite del contatto fisico o ravvicinato sia interpersonale che con oggetti di utilizzo comune. Pertanto è in questo momento di fondamentale importanza che le aziende sanitarie vengano dotate dei dispositivi di sicurezza necessari per garantire che i medici e tutto il personale sanitario possano svolgere senza correre rischi le attività di cura e trattamento dei pazienti nel rispetto della fisica incolumità dei pazienti stessi», ha sottolineato con forza ai vertici delle aziende sanitarie il Cimo, il sindacato dei medici, attraverso il segretario regionale Antonio De Falco che ribadisce l'esistenza di un grave problema assieme a quello dei tamponi per il personale sanitario, affinché siano evitati i contagi a catena tra gli stessi operatori sanitari, costretti a stare in prima linea. La settimana scorsa il governatore De Luca aveva annunciato l'acquisto di un milione di test veloci a cui sottoporre, in via preferenziale, proprio il personale sanitario. Per una piccola parte di kit è stata verificata in questi giorni l'attendibilità. «Che è risultata al 98 per certo», dicono dalla Regione. In attesa che, entro questa settimana, il personale sanitario, anche se asintomatico, possa avere accesso ai test veloci ordinati ed evitare, tra contagi a catena e quarantene, la decimazione di chi rimane in servizio. 
 

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