Coronavirus in Campania, è una strage: 14 morti in un giorno solo, il bilancio sale a 48

Lunedì 23 Marzo 2020 di Maria Pirro e Marilù Musto

Zia e nipote. Un dottore. Un professore universitario. E tanti, troppi, anziani. Salgono a 48 le vittime in Campania, 14 segnalate ieri, nel giorno in cui Napoli e Bergamo sono unite nel lutto: piangono due medici «caduti» per coronavirus, 20 in Italia dall'inizio del contagio. Quattro specializzandi invece finiscono nel mirino, tutti nel capoluogo partenopeo: «Non hanno accettato l'incarico, evidenziando che il trattamento economico riconosciuto è inferiore alla loro aspettativa, che è quella di essere pagati per ogni singola ora». A segnalarlo in una lettera riservata è il manager dell'Asl di Napoli, Ciro Verdoliva, che scrive: «Sono molto amareggiato e dispiaciuto che in un momento difficile per il nostro Paese tali lavoratori - che rappresentano con la loro professionalità una categoria indispensabile a vincere la guerra contro il Covid-19 - anziché correre alle armi pongano una questione economica al rialzo». Un caso portato così all'attenzione del governatore e del prefetto, «per ogni valutazione conseguenziale».

 

 

Sono 1.013 i contagiati nella regione, 77 risultati positivi ieri, in diminuzione nonostante il più alto numero di tamponi eseguiti (1045). Ma aumentano i morti Covid-19. A ricordare Antonio Buonomo, 65 anni, napoletano del Vomero, è la Fnomceo (la federazione che rappresenta i camici bianchi): il medico legale, anche medico di famiglia. E solo ieri sono 14 i nomi segnalati dalle comunità in lutto: zia e nipote a Torre del Greco che l'8 marzo avrebbero partecipato a un incontro nella chiesa diventata veicolo del virus, dove anche il sacerdote si è ammalato. E poi, una donna di 69 anni di Portici ricoverata al Loreto Mare, tre anziani al Cotugno: un 86enne di San Giorgio a Cremano e due napoletani, di 87 e 79 anni. Un 69enne è morto al San Leonardo e un 79enne all'ospedale di Boscotrecase. Altri due al Moscati, uno a Sant'Anastasia, un altro a Casoria, un professore universitario a Maddaloni. Per tutti, l'addio è più crudele, per i familiari privati di un gesto di conforto, con l'isolamento imposto e necessario che oggi proibisce il rito funebre, e non solo. Nel giorno in cui scatta la stretta Conte-De Luca per bloccare un nuovo esodo dal Nord, viene annunciata una task force «di supporto alle forze dell'ordine» a Sala Consilina, Atena Lucana, Polla e Caggiano, i comuni nel Salernitano in quarantena ma con diagnosi in aumento. E si profila l'isolamento in altri paesi nel Vallo di Diano. Non bastasse, c'è un nuovo focolaio nell'Agro Nocerino: a Pagani, Sant'Egidio Montalbino, Angri si va verso «il blocco totale».
 


Sono stati, intanto, consegnati alla Regione 10 ventilatori polmonari per attivare altrettanti posti letto di terapia intensiva, per arrivare a 15 aggiuntivi. Priorità ad Avellino: tre nuove postazioni al Moscati, un'altra all'Asl; i restanti macchinari distribuiti tra gli ospedali di Maddaloni, Caserta, Scafati, Benevento, e al Cardarelli. Quanto all'ospedale da campo, in costruzione vicino all'ospedale del mare: «Abbiamo un obiettivo fissato al 6 aprile - spiega il manager Verdoliva - e vogliamo centrarlo», rendendo operativi i primi 24 posti di rianimazione. E, il 13 aprile, altri 48; fino ad arrivare, il 20 aprile, a 72. Ma le carenze principali al momento si registrano nelle terapie sub-intensive e nei reparti di degenza per Covid-19 e, ancora di più, per isolare i sospetti nei pronto soccorso. «Vanno definiti i percorsi in tutte le strutture della regione», avverte Pierino Di Silverio, sindacalista dell'Anaao Assomed che segnala la situazione di ieri sera: «A Vallo della Lucania c'è un ricoverato Covid-19 in rianimazione che non consente di usare gli altri tre preziosi posti del reparto. A Scafati i letti disponibili si contano ancora sulle dita delle mani». Ancora: «Al San Giovanni Bosco non si riesce ad accedere alle stanze dedicate senza attraversare altri locali. Ad Ariano Irpino la neurologia, nonostante la struttura sia nella rete stroke per le urgenze, e la cardiologia in queste ore vengono ricovertite, e si registrano tante altre criticità. E un enorme problema è la carenza di mascherine con il filtro e altri presidi indispensabili per gli operatori sanitari». «Ci sono anche oltre 5000 operatori, sia di polizia penitenziaria che civili, in servizio ogni giorno senza alcuna protezione», denuncia Ciro Auricchio, segretario regionale Uspp.
 
 

Ai tempi del coronavirus, si ritorna a partorire in casa: Francesco, 3 chili e 100, è nato a Frattaminore. Mamma, papà e zia hanno seguito le indicazioni telefoniche del 118, pronto soccorso di Frattamminore chiuso per la sanificazione dopo un sospetto Covid-19. Un'altra storia inizia undici anni fa a Sapri, con la donazione di un cordone ombelicale, appena consegnato a Parigi per salvare un bimbo di 4 anni affetto da leucemia, in attesa di trapianto. Il tutto in 24 ore, nonostante le procedure più complesse per l'epidemia, grazie a un sistema di staffetta partita dalla banca del Pausilipon. 

Ultimo aggiornamento: 09:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA