Covid in Campania, l'ordinanza di De Luca spacca ristoratori e wedding: «Come un coprifuoco mascherato»

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Gennaro Di Biase

È bastato che passasse qualche minuto dalla diffusione delle indiscrezioni sulla nuova ordinanza di De Luca, ieri sera, per mandare in allarme migliaia di imprenditori napoletani e mettere subbuglio il mondo della ristorazione e quello legato filiera delle cerimonie. Dopo il record di contagi, che il 15 ottobre hanno scavalcato per la prima volta quota 1000 in Campania, le nuove limitazioni regionali imposte da Palazzo Santa Lucia, il divieto di feste «con invitati estranei al nucleo familiare convivente» e lo stop al take away «dopo le 21» fino al 30 ottobre, hanno scatenato le proteste a caldo delle associazioni di categoria dei due settori e dei relativi lavoratori. Per Fipe Confcommercio e Airb, siamo già in un «lockdown di fatto». Migliaia i dipendenti fermi fino a fine mese.

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Tempi difficilissimi, per la ristorazione nei dintorni del Vesuvio, ancora reduce dal recupero del lockdown e dalla limitazione tutta campana del delivery in primavera. «Ormai è chiaro che siamo in lockdown, mascherato, ma comunque quella è la strada - esclama Massimo Di Porzio, presidente di Fipe Confcommercio di Napoli e provincia - Leggiamo ordinanze e Dpcm che si rincorrono, regole che cambiano di ora in ora. Adesso divieto d'asporto dopo le 21 e stop agli eventi e feste. Domani? Che ci attende? Sono necessari interventi di sostegno alle aziende. Lo abbiamo chiesto al premier Conte con una delegazione di Fipe Confcommercio. I pubblici esercizi sono allo stremo, come tutta la popolazione». «Vietare l'asporto dopo le 21 serve a rafforzare l'idea di un nuovo coprifuoco - commenta Enrico Schettino, titolare della catena Giappo - Ma incide tanto, almeno di un 20%, sui nostri incassi. Se il Covid avanza ben vengano nuove misure. Tuttavia, si tratta di provvedimenti che avrebbero bisogno di incentivi da parte dello Stato, incentivi che invece mancano». «Siamo tutti preoccupati per il virus e vogliamo rispettare le regole, ma così si mortifica un'economia già in ginocchio - aggiunge Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania - Fa male la frenata solo per i ristoranti campani, molti dei quali, specialmente i più piccoli, si erano reinventati con il take away per uscire dalla crisi primaverile. Per loro il danno dell'ordinanza inciderà anche fino al 50%. Le nuove limitazioni sono arrivate, ma non sono mai arrivati i maggiori controlli che avevamo invocato nei giorni scorsi». 

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Virus contro economia, il duello si riaccende di nuovo e con nuovo vigore: 200 imprese, 80mila lavoratori coinvolti nell'indotto delle cerimonie. I numeri della filiera di cerimonie in Campania secondo i dati dell'Associazione Italiana Regalo Bomboniere, Wedding e Confetti (Airb) sono enormi. E in queste ore sono arrivate oltre 1500 disdette di matrimoni e comunioni solo a Napoli. «La situazione è catastrofica - spiega Luciano Paulillo, imprenditore del wedding e presidente di Airb - La decisione assunta dal governatore, impedendo lo svolgimento di qualsiasi cerimonia civile e religiosa se non in presenza di congiunti, di fatto decreta la morte dei lavoratori e delle aziende del settore in Campania. Fa specie assistere a una limitazione che riguarda di nuovo solo la Campania e solo il settore wedding regionale, locomotiva economica del Paese. Al momento nessuna altra Regione d'Italia ha subito un lockdown totale del comparto, anche se il dpcm nazionale, che limita le cerimonie a 30 persone, ha creato un impasse totale nella nostra filiera che fattura 36 miliardi all'anno, l'1,2% del Pil nazionale».

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