Covid in Campania, quadruplicato il numero dei positivi a ottobre: ventimila in isolamento

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Inutile girarci intorno, i numeri parlano chiaro: la piega che ha preso l'epidemia da Coronavirus, in Campania ma anche in Italia, non è governabile ancora per molto. Si possono reclutare posti letto e camici bianchi da mettere in prima linea, come sta facendo in queste ore l'Unità di crisi della Campania per arginare l'ondata di piena del Covid, ma intanto i contagi continuano a piovere e nell'arco di un certo tempo (non lungo) il sistema di difesa degli argini salterà. Non è una questione di bravura, non c'entra l'efficienza: è una questione di numeri e di contagi, quelli di cui si nutre il virus. Nella riunione dell'Unità di crisi, andata avanti ieri dal pomeriggio fino a sera inoltrata, il calcolo delle fosche previsioni si coniuga con le urgenze di dover attrezzare una risposta sanitaria adeguata e con la consapevolezza che, da parte del Governo di Roma, non c'è intenzione di procedere a un lockdown generalizzato del Paese. L'opzione di chiudere Napoli e Milano, come dice da settimane Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute? Non serve, o meglio sarebbe sostanzialmente inattuabile in grandi aree metropolitane. Il clima generale, politico, sociale ed economico, non consente in subordine, chiusure di singole regioni. L'unica strada dunque è combattere sul fronte sanitario impiegando tutte le risorse disponibili.

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Le prime linee sono gli ospedali e le retrovie la medicina di famiglia, distretti e dipartimenti delle Asl, comprese le articolazioni della sanità privata accreditata. Tutte le energie sono concentrate ad arruolare tutto il reclutabile in termini di forze assistenziali con l'obiettivo di garantire risposte ai malati di oggi e a quelli dei prossimi giorni, settimane o mesi. Perché, è bene ricordarlo, l'inverno è vicino con tutto quello che questo comporta per le malattie legate all'apparato respiratorio. La mission dei manager è fare presto a far funzionare al massimo i motori di corsie e reparti, mettere a punto strategie nei pronto soccorso, definire percorsi, fabbisogni di tamponi, farmaci, uomini e mezzi. Il dispendio, anche economico, è notevolissimo. Come una guerra. Si è parlato, nell'unità di crisi, di posti letto ospedalieri, di cura a domicilio e anche di Covid resort che il governatore De Luca richiede in misura di uno per ciascuna Asl. Per ora a tenere botta è la sola Asl di Napoli 1con la struttura albergo annessa all'ospedale del mare e la Asl di Caserta che da tempo ha impegnato Teano e la struttura dismessa a Capua (il Palasciano). Ma i posti non bastano mai. 

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I nuovi positivi si concentrano soprattutto nelle zone densamente popolate come l'area metropolitana di Napoli e di Caserta. Il profilo esponenziale delle infezioni lo si può cogliere da pochi dati molto chiari: il 1 ottobre a Napoli sono stati registrati 162 casi positivi, erano 103 a fine settembre, 52 il 23 di quel mese quanto i positivi ogni giorno erano appena 195 e i posti occupati già 37 su 40 al Loreto e 24 su 25 all'Ospedale del mare segno di un impegno sulla rete ospedaliera che iniziava a macinare numeri significativi anche se di decessi non si parlava proprio. Il 10 ottobre eravamo già a quota 227, il 16 di questo mese a 366 per arrivare ieri a 532 a fronte della completa saturazione dei 240 posti del Cotugno. Sono entrate in gioco le terapie intensive dell'ospedale del mare il Cardarelli nonostante la situazione da incubo e il doppio canale di arrivo dei pazienti, è una delle trincee più efficienti e al Policlinico da venerdì partono i turni di subintensiva in malattie infettive con l'anestesista presente giorno e notte a guardia di sei posti letto e da fine novembre si raddoppia. Ma in sottofondo si sente il rumore del motore sempre acceso dei contagi: la Campania registra una percentuale di positivi al tampone sempre in crescita e ieri ben 20 morti. Numeri destinati a raddoppiare fra qualche settimana insieme al boom di terapie intensive già iniziato: ieri 140 posti occupati, il valore più alto da febbraio a oggi così come i ricoveri che aumentano di 30 o 40 ogni 24 ore.

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