Coronavirus, Campania verso il lockdown: dieci giorni per tagliare il contagio

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Continua a correre il Covid 19 a Napoli e in Campania e così comincia ad aleggiare lo spetto del lockdown. Secondo quanto trapela dal Comitato tecnico scientifico de dallo stesso ministero della Salute se entro dieci giorni l’indice di diffusione dei contagi non dovesse calare si potrebbe prendere effettivamente in considerazione di chiudere le zone urbane a maggior incidenza di casi anche a fronte dell’oggettivo sovraccarico che pesa sul sistema ospedaliero e delle difficoltà dei dipartimenti di prevenzione nel tracciare una massa di casi ormai troppo vasta.

Da qui a chiudere l’intera Campania il passo sarebbe a quel punto breve in quanto isolare una grande città come Napoli è praticamente impossibile dal punto di vista logistico. L’unica alternativa sarebbe riuscire a potenziare il lavoro di contact tracing delle Asl per tentare di gettare quanta più acqua sul fuoco possibile puntando anche sugli alberghi per le quarantene (Covid resort) sottraendo una quota dei postici al contagio intrafamiliare. L’obiettivo è tagliare la linea di fuoco che ormai si allarga a macchia d’olio. Un risultato che tra l’altro dovrebbe arrivare in porto in pochi giorni per vederne gli effetti positivi considerata la scia lunga dei contagi. 

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Dai primi di questo mese il profilo di crescita dell’epidemia in Campania è diventato esponenziale: le persone che risultano positive al tampone aumentano giorno dopo giorno in maniera tumultuosa. La crescita ha indotto l’Istituto Superiore di Sanità ad inserire la Campania nel ristretto numero delle aree considerate “ad alto rischio”. Il virus si nutre di numeri e tra i principali indicatori epidemiologici quello che è in grado più degli altri di misurare la temperatura del fuoco che cova sotto la cenere è il rapporto tra i positivi e il numero di test o tamponi effettuati. In Campania si è passati dal cinque per cento di inizio ottobre al 18 per cento. Ciò significa che l’incidenza dei positivi, in sole tre settimane, è più che triplicata. «Dobbiamo dunque ritenere che 18 persone su 100, in Campania, sono positive al virus - avverte Antonio Salvatore responsabile del dipartimento Salute di Anci (Associazione Comuni italiani) - e se consideriamo che il 93 per cento è asintomatico abbiamo che il restante sette per cento potrebbe avere bisogno di accedere al ricovero (6,4 per cento) o, addirittura, alla terapia intensiva (0,6 per cento )». Al crescere dei positivi, è cresciuto anche il numero degli ospedalizzati: in Campania sono 1.037 i malati ricoverati per Covid in ospedale su 1.100 posti disponibili e 94 i pazienti in terapia intensiva su 227 posti con oltre 20 mila persone in isolamento domiciliare.

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 Molto netta la posizione di Walter Ricciardi, consulente tecnico del ministro della Salute Roberto Speranza: «Diverse aree metropolitane tra cui Napoli, Milano, Genova e Roma sono già fuori controllo dal punto di vista della sorveglianza della pandemia con numeri davvero troppo alti per essere contenuti con il metodo tradizionale del testing e del tracciamento». «Secondo l’Oms una percentuale di positivi al tampone del cinque per cento - aggiunge Nicola Fusco, ordinario di Matematica della Federico II che dall’inizio dell’epidemia monitora l’andamento dei casi con un apposito algoritmo - è da considerare un dato allarmante e percentuali superiori al dieci per cento dovrebbero suggerire restrizioni drastiche compreso il lockdown. Fare questa scelta sarebbe saggio e tempestivo». «I cittadini possono fare molto per mitigare la situazione - conclude Nino Cartabellotta medico epidemiologo della fondazione Gimbe - adottando comportamenti e precauzioni come se fossero in lockdown limitando al massimo gli spostamenti e le attività sociali». 

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La provincia di Napoli è oggi quella con il più alto numero di malati rispetto agli abitanti in Italia e il numero di nuovi casi cresce più rapidamente. Dati che si collocano in uno scenario nazionale in cui si assiste a una recrudescenza dei contagi che partono dall’innesco continuo di nuovi focolai. Il profilo di crescita è molto simile a quello di altri paesi europei ma con alcune settimane di ritardo e in Italia, Napoli e La Campania anticipano di una settimana il profilo di molte aree del paese. Ieri ad esempio dei 1.541 postiivi registrati in Campania nella provincia di Napoli se ne contano più della metà, 816, e a Napoli città 371. Il giorno prima su 1.760 nuovi positivi al coronavirus a Napoli e nel suo hinterland se ne sono contati ben 1.406 casi di cui 409 nel capoluogo e il resto in provincia concentrati soprattutto nelle aree densamente popolate come la zona rossa di Arzano seguita da Casoria, Giugliano, Caivano, Pozzuoli, Afragola, Acerra, a fronte invece di pochissimi casi sul litorale di Bacoli e nelle Isole di Ischia e Procida. Distribuzione analoga nell’area nord della città con cluster a Castellammare, Nola, Torre del Greco. Per arrestare la marcia del virus la Campania ha già attuato le limitazioni alternative ma non si può escludere che bisognerà chiudere tutto per un paio di settimane.

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