Covid a Napoli, l’incubo dei medici: «I camion con le bare»

Martedì 20 Ottobre 2020 di Paolo Barbuto

«Attenzione, siamo al centro di una guerra e fingere che vada tutto bene non serve a niente. Se non facciamo qualcosa, molto presto vedremo sfilare i camion militari con le bare dei nostri cari anche per le strade di Napoli», Bruno Zuccarelli lancia il suo grido accorato, disperato. Zuccarelli è vicepresidente dell’ordine del medici di Napoli, legge i dati che quotidianamente vengono diffusi dall’unità di crisi della Campania ed è atterrito. Ieri nella regione sono stati registrati altri 1.312 positivi con una percentuale, rispetto ai tamponi eseguiti, del 12,8% di persone che hanno incontrato il virus.

Nell’ultima settimana il numero quotidiano dei positivi in Campania è balzato da 635 a 1.312 con l’impressionante crescita percentuale del 106%. Se è vero che gli asintomatici, ieri, sono stati 1.245, è altrettanto vero che in terapia intensiva sono finite altre sei persone in 24 ore e che nello stesso brevissimo lasso di tempo sono stati ricoverati in posti letto ordinari altri 62 ammalati. L’Unità di crisi ha elevato il livello di rischio complessivo da “moderato” ad “alto” e, sulla scorta delle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità ha intrapreso le procedure dello “scenario 2” previsto in caso di crescita della pandemia, quello che si attiva quando il valore Rt regionale supera la quota limite di 1 e raggiunge quello di 1,25. Significa che la crescita è costante e che aumenteranno significativamente i tassi di ospedalizzazione e i ricoveri in terapia intensiva.

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GLI OSPEDALI
In realtà lo scenario è già realtà consolidata. In una settimana i ricoveri in terapia intensiva sono cresciuti del 44% (da 63 a 91), quelli in reparto Covid hanno avuto un balzo del 35% (da 702 a 946), con livelli di aumento costanti e impetuosi. «E invece tutt’intorno vedo gente che fa finta di niente - Bruno Zuccarelli non si capacita della situazione - le persone siedono al bar, vanno al centro commerciale, non si negano passeggiate con parenti e amici in mezzo alla folla. Come se non esistesse l’allarme, come se non ci fosse preoccupazione per una malattia che continua ad essere estremamente contagiosa e troppo spesso letale». Il vicepresidente dell’Ordine dei medici non ha paura di diffondere notizie preoccupanti: «Mi chiameranno terrorista del virus? Diffusore di paura? Mi va benissimo, l’importante è che passi il messaggio: è finito il tempo delle chiacchiere da bar e delle parole confortanti da parte dei presunti esperti. Questa è una guerra e in guerra c’è solo una maniera per salvarsi dai bombardamenti, andare nei ricoveri e proteggersi. Altrimenti si finisce al cimitero».

IL LOCKDOWN DAL BASSO
Non vede soluzioni possibili all’orizzonte il dottor Zuccarelli, non ritiene sufficienti le modeste restrizioni imposte dalla politica: «Comprendo le difficoltà di prendere una decisione difficile come quella di un nuovo lockdown, ma ritengo che sia l’unica soluzione plausibile in questo momento. E se la politica non lo impone, dovremmo essere noi cittadini a rispettarlo ugualmente. Basta con uscite non necessarie che potrebbero metterci faccia a faccia con il virus. Basta con passeggiate, assembramenti ai bar, tavolate al ristorante, notti di bagordi e di alcol: i napoletani dovrebbero riuscire a dare un segnale al resto del Paese e realizzare un lockdown dal basso. È l’unica possibilità per evitare scenari drammatici come quelli che si prefigurano. Io non riesco a credere che ci avviamo verso giorni in cui ci saranno centinaia di bare in fila mentre oggi tutti fingono che va tutto bene. Non è così, non va tutto bene».

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I TRASPORTI
Il dottore è allo stesso tempo accorato e incredulo per ciò che vede davanti ai suoi occhi, spiega che le regole del distanziamento, della mascherina e del lavaggio delle mani, adesso non bastano più, ci vuole altro, molto altro: «Bisogna iniziare dai luoghi di maggiore assembramento come i trasporti pubblici e anche le scuole - sostiene Zuccarelli - posti in cui la diffusione del virus può essere devastante. E non pensiate che le mascherine sono scudi impenetrabili: sono determinanti per difenderci in spazi ampi, poco affollati e per poco tempo. Voi credete davvero che in un bus, accalcati per mezz’ora, con dieci estranei che vi respirano addosso, sarete difesi da una mascherina? Vi sbagliate nemmeno la migliore delle mascherine potrebbe proteggervi in quella situazione. Perciò mi rivolgo a chi ha cuore e coscienza: non è vero che va tutto bene, qui va tutto male e andrà sempre peggio se non prendiamo iniziative. Facciamolo da soli, senza aspettare i tempi della politica».

Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 14:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA