Coronavirus a Napoli, i titolari delle palestre: «Da Conte cattiva pubblicità, i nostri impianti sono sicuri»

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Paola Marano

Ingenti spese per adeguare le strutture dopo il lockdown e attenersi ai consigli del Comitato tecnico scientifico, una rimodulazione degli spazi e un calo della clientela, che per alcuni da settembre scorso sarebbe crollata dell’80%.
I titolari di impianti sportivi e piscine di Napoli non ci stanno a essere in cima alla lista dei luoghi da chiudere secondo il governo, che la settimana scorsa, attraverso le parole del premier Giuseppe Conte in conferenza stampa, ha lanciato un ultimatum a mettersi in regola, pena la sospensione delle attività.

«Non è stato uno dei migliori proclami fatti ultimamente, anche perché tantissime strutture, noi in primis, abbiamo investito tanto per poter riprendere a maggio, appena ci è stato consentito - spiega Davide Rummolo, nuotatore e direttore sportivo del centro Ecumano Pool and Space al centro storico di Napoli -. È stata inserita la segnaletica, abbiamo attrezzato gli spogliatoi per mantenere il distanziamento, facciamo attenzione che tutti indossino le mascherine, misuriamo la temperatura all'ingresso». L’appello è che prevalga il «buon senso - continua Rummolo -  sono stati spesi tanti soldi per poter andare avanti e credo che la piscina sia uno dei luoghi più sicuri in assoluto, soprattutto se si hanno gli spazi a disposizione per poter operare. Tra l'altro siamo anche abbastanza fortunati ad aver un tetto che si apre in parte, quindi il nostro resta un luogo abbastanza arieggiato. Se le cose si fanno in un determinato modo e in sicurezza non c'è nessun tipo di rischio, e sono sicuro che le persone a breve capiranno. Le parole di Conte di domenica sera non sono state una buona pubblicità per gli impianti sportivi». 

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Lo scoraggiamento e la paura tra i clienti infatti c’è, anche nei confronti delle strutture che già prima della pandemia offrono un percorso fitness personalizzato o rivolto a pochi, e che se dovesse concretizzarsi l’ipotesi peggiore sarebbero ugualmente costretti a spegnere i motori dei loro macchinari. «Abbiamo avvertito un po' di tensione tra i clienti, noi stiamo lavorando tranquillamente nel rispetto delle regole – racconta Francesca, personal trainer di Fit and go, palestra in via Filangieri -  Chiudere anche noi non sarebbe giusto perché non siamo una palestra tradizionale, la restrizione più rigida che abbiamo preso è di non allenare in contemporanea due persone. Anche lo spogliatoio è dedicato unicamente al singolo cliente». 

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E c’è chi per per preservare la salute dei frequentatori dei propri impianti ha anche fatto ricorso alla tecnologia, come le palestre della catena McFit Italia, che a Napoli accoglie molti amanti del benessere fisico nella sede in via largo Torraca. «Fin dal primo giorno di riapertura dei nostri centri fitness dopo il lockdown abbiamo  investito grandi risorse ed energie per permettere ai nostri collaboratori e ai nostri clienti di lavorare e allenarsi in piena e completa sicurezza – sottolinea Luca Torresan, direttore marketing e comunicazione di McFit - Abbiamo creato una piattaforma che permette ai clienti di vedere il grado di pienezza dei nostri centri, è possibile prenotare con un semplice clic la sessione di allenamento. Se la palestra ha raggiunto il limite massimo i tornelli all'ingresso non si aprono».

 

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