Coronavirus a Napoli, quindicimila avvocati per il bonus di 600 euro: è già primato nazionale

Venerdì 3 Aprile 2020 di Leandro Del Gaudio

Più della metà degli avvocati napoletani ha fatto richiesta di accesso ai seicento euro governativi, al bonus messo a disposizione per fronteggiare l’emergenza economica post corona virus. Sono oltre 15.100 le istanze giunte alla cassa forense di piazza Cenni, in soli tre giorni: siamo al 56 per cento degli avvocati del distretto di corte di appello, un dato che proietta Napoli in testa (poi ci sono Roma, Milano, quarta Bari) nella triste classifica legata alle richieste di aiuto. Un boom di domande in pochissime ore, se si pensa che i tempi previsti per la presentazione delle istanze di bonus scadono il trenta aprile. Bastano pochi dati nudi per fotografare i danni economici subiti da una categoria professionale che ha sempre svolto un ruolo dinamico nell’economia cittadina. In sintesi, sono due le fasce di reddito che verranno tenute in considerazione dai ragionieri di Stato: può presentare domanda chi ha dichiarato finora un reddito inferiore ai 35mila euro; mentre per il reddito che va dai 35mila ai 50mila, bisogna dimostrare - conti alla mano - che c’è stata una flessione negli ultimi mesi determinata dall’avvento dell’emergenza sanitaria.
Spiega al Mattino il presidente dell’ordine degli avvocati Antonio Tafuri: «È un dato allarmante, dimostra che qui a Napoli, i professionisti vivono un momento di grande disagio, occorre lavorare per superare le difficoltà dell’intero contesto economico e intensificare i rapporti con il mercato. Ci aspettiamo soluzioni adeguate a far ripartire le attività in Tribunale, ovviamente nel rispetto delle esigenze di sicurezza per utenti e addetti ai lavori». Ma è un intero mondo professionale ad attendere un punto di svolta. Niente processi, economia ferma, studi professionali chiusi o ridotti al minimo, per evitare la diffusione del contagio. Sono pochissimi i processi che si celebrano in questi giorni e anche l’accesso in Tribunale deve essere giustificato dalla celebrazione di udienze e atti irrinunciabili. 

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LE INVALIDITÀ
Ed è sempre in materia di sostegno alla classe forense, che il consiglio dell’ordine ha diramato una nota che punta a superare ogni forma di discriminazione nella erogazione dei bonus, nei confronti di chi risulta intestatario di sussidi di invalidità. Ecco il ragionamento che porta la firma del presidente Tafuri: «Va bene l’eliminazione del presupposto della regolarità contributiva quale condizione per l’ammissione all’indennità per i lavoratori autonomi prevista dal Governo, ma il Foro di Napoli rileva che nell’applicazione della misura emerge un’ulteriore criticità rappresentata dalla ingiustificata esclusione dei professionisti titolari di pensione di invalidità. Se la finalità del provvedimento è quella dell’assistenza in favore dei professionisti attivi in condizioni di difficoltà – ha chiarito il presidente Tafuri - di questa forma assistenziale devono godere anche i professionisti titolari di pensione di invalidità in quanto sono nell’esercizio, sia pur ridotto, della professione. Anzi per il loro stesso stato di menomazione delle capacità, necessitano di aiuto quanto meno al pari degli altri professionisti. Pertanto chiediamo ai Ministri di lavoro, economia e finanza, di provvedere all’eliminazione dell’ingiusta discriminazione da subito e in prospettiva del preannunciato decreto di aprile, con il quale saranno ripetute le misure assistenziali in favore dei lavoratori autonomi». Ma torniamo alle aule per lo più vuote del palazzo di giustizia. Sia il penale che il civile funzionano a scartamento ridotto, con una girandola di rinvii delle udienze quotidiana. In tutti i settori si preferisce fare leva sul processo telematico, con una rete di contatti che funzionano da remoto. Per quanto riguarda le direttissime e le convalide di fermi e di arresti, sta entrando a regime il sistema costruito nell’ultimo mese dai vertici del Tribunale, della Procura, della sezione gip e della camera penale di Napoli. Ci sono possibilità di connessione nei commissariati e nelle caserme che mettono in contatto virtuale le parti al cospetto di un giudice che invece interviene dal proprio ufficio. È la giustizia ai tempi del corona virus, entrata in questi giorni in una delle curve più drammatiche della propria storia: con le oltre 15mila istanze di bonus in soli tre giorni, dopo un mese di stop dei lavori in aula. 

Ultimo aggiornamento: 4 Aprile, 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA