Coronavirus, vaccini dalla Cina a Napoli: adesso indaga la Guardia di Finanza

Martedì 8 Dicembre 2020 di Melina Chiapparino e Ettore Mautone
Coronavirus, vaccini dalla Cina a Napoli: adesso indaga la Guardia di Finanza

Lo “sbarco” clandestino del vaccino cinese anti Covid tra le comunità orientali in Campania, resta un’incognita, così come il punto di domanda sulla percentuale irrilevante dei loro contagiati. A Napoli dove, da ottobre 2020, si sono registrati solo 5 casi di positività al Coronavirus su 5.200 cinesi censiti, l’ipotesi dell’appropriazione del farmaco attraverso il mercato nero paventata dal portavoce della comunità cinese a Napoli Wu Zhiqiang «non può essere esclusa» come afferma Paola Paderni, direttore dell’Istituto Confucio e docente di Storia ed istituzioni della Cina dell’Università “L’Orientale” di Napoli. «I cinesi si fidano dei loro mezzi, molti hanno preferito tornare in patria perché si sentono più sicuri mentre chi è rimasto qui si è autoregolamentato, rispettando rigidamente le norme - spiega la professoressa - tra le comunità usano scambiarsi informazioni con le chat sulle piattaforme digitali». 

Nelle conversazioni, ora orientate più che mai sui rimedi anti Covid, spesso ci sono «consigli omeopatici e pratiche di erboristica per rafforzare le difese immunitarie» spiega Song Xiaoling, ex docente universitaria de “L’Orientale”. «Ho amici che sono andati a vaccinarsi in Cina, pagando circa 10 euro, esistono almeno 5 tipologie di farmaco, tutte commercializzate privatamente» racconta Song, scettica sull’idea di un vaccino clandestino in fiale. «Il farmaco per le siringhe va conservato in frigo specifici - afferma la 62enne di Shanghai - l’ipotesi di un vaccino importato, potrebbe essere in forma orale ma in questo caso, non ne conosciamo l’efficacia». 

Di certo la possibilità di un vaccino cinese clandestino è nel mirino della Finanza. Da sempre attenti sul materiale importato, i finanzieri del comandante provinciale Gabriele Failla condurranno verifiche mirate sugli stock provenienti dalla Cina e su tutto ciò che può essere riconducibile al trasporto di medicinali: frigoriferi, materiale di stoccaggio “dedicato”, impianti da usare per prodotti farmaceutici. In prima linea in questi mesi per quanto riguarda l’introduzione di materiale sanitario falso o non compatibile con gli standard della comunità europea (esempio tipico i sequestri di mascherine, di guanti o di gel non a norma), la Finanza punta a stanare eventuali traffici di medicine non in linea con i criteri sanitari nazionali. Attenzione massima (in piena sinergia con il lavoro svolto da polizia e carabinieri) nei porti, negli aeroporti e nelle dogane, anche per verificare l’eventuale esistenza di vaccini o medicine alternative usate nella comunità cinese di Napoli, su input di quanto sta accadendo nella madrepatria.  

Della dozzina di vaccini contro SarsCov2, giunti in tutto il mondo in fase avanzata di sperimentazione (fase 3 per verificare efficacia e sicurezza), cinque sono cinesi. All’8 dicembre nel novero dei candidati alla commercializzazione dell’Oms, il primo della lista è proprio della Terra del Dragone: è Coronavac di Sinovac Biotech, società biofarmaceutica con sede a Pechino. Entro due settimana la sperimentazione sarà conclusa. Il vaccino è a virus intero inattivato: «È la vecchia tecnologia usata anche per il vaccino della Polio di Salk, ancora usato oggi – ricorda Franco Buonaguro, primario di virologia del Pascale dei Napoli – il rischio è che ci sia una certa percentuale di virus non del tutto inattivato ma in generale funziona con poco materiale virale inattivo e una grande dose di proteine virali, in particolare Spike». A giugno gli studi di fase 1 e 2 su 743 volontari non hanno riscontrato effetti avversi gravi e hanno prodotto risposta immunitaria. I dettagli, pubblicati a novembre, mostrano una produzione relativamente modesta di anticorpi ma sono in corso gli studi di fase 3 avviati a luglio in Brasile poi in Indonesia e Turchia. Il 19 ottobre i funzionari in Brasile hanno affermato che era il più sicuro dei cinque che stavano testando.  

 

Un vaccino molto simile a Coronava è quello sviluppato da Beijing Institute Sinopharm e da China National Biotec group (Cnbg) - sussidiaria del colosso Sinopharm di Wuhan e di proprietà statale: usano lo stesso approccio a virus inattivato. «Ciò non richiede piattaforme sofisticate o ingegneria genetica – spiega Bonaguro - il virus è inattivato chimicamente (beta propiolattone) e mescolato con un adiuvante (allume)». In teoria tali vaccini possono produrre risposte anticorpali più ampie, perché contengono l’intera serie di proteine virali e richiedono una normale refrigerazione. «I cinesi - aggiunge Giulio Tarro, primario emerito del Cotugno - si sono dedicati alla produzione di vaccini classici utilizzando virus inattivati come per la polio di Salk. Un ulteriore metodo usato dai cinesi e da altre company, (Astra Zeneca-Irmb, Reithera ed altri nda) utilizza un vettore come l’antipolio di Sabin, come recentemente fatto per l’Ebola, per indurre risposta alle proteine della corona». È il caso del terzo vaccino cinese CanSino di Beijing, con sede a Tianjin, in corso di studio. 

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CanSino Biologics ha sviluppato un vaccino su un adenovirus chiamato Ad5 in collaborazione con l’Istituto di biologia dell’Accademia delle scienze mediche militari. È in singola dose: l’adenovirus modificato produce la proteina spike che induce anticorpi. Si tratta della stessa piattaforma dei vaccini per influenza, TB, Chikungunya, Zika, MenB, Peste, Morbillo. A maggio sono stati pubblicati su Lancet i risultati promettenti di Fase 1 (sicurezza) e a luglio di Fase 2 (immunità). A giugno la Commissione militare centrale ha dato il via alla somministrazione ai soldati in via sperimentale. Da agosto CanSino ha iniziato a eseguire prove in Fase 3 in diversi Paesi: Arabia, Pakistan, Russia, Egitto, Messico, Marocco. Migliaia di persone (operatori sanitari, funzionari del governo) hanno assunto in Cina questo e gli altri vaccini e le sperimentazioni su larga scala sono prossime alla conclusione (2-4 settimane). I rigidi criteri degli attuali processi di certificazione in Usa, Giappone ed Europa, potrebbero non riconoscerli. Le reazioni avverse? Quelle ai virus attenuati sono state da lievi a moderate a seconda delle dosi. Eventi gravi dal 6% al 17% nel gruppo ad alto dosaggio. Dolore, febbre, mal di testa, affaticamento, anche classificati come gravi, i più comuni ma transitori e autolimitanti. 

 

Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA