Coronavirus, dai medici alle imprese ecco il piano dei test a tappeto per oltre 70mila campani

Martedì 19 Maggio 2020 di Ettore Mautone

Parte in Campania il Piano regionale di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per lo screening di Covid-19. Il programma - di cui sarà data notizia oggi dal presidente della Regione Vincenzo De Luca - è articolato in tre azioni: tamponi a tappeto per i 60mila dipendenti del Servizio sanitario regionale, indagini sierologiche per fasce di popolazione nei Comuni e infine il monitoraggio, tramite la rete dei medici competenti, dei lavoratori di aziende e imprese. Dopo la gestione delle emergenze e delle priorità che è andata avanti finora comincia dunque la seconda fase del programma di screening su larga scala che la Regione Campania ha minuziosamente pianificato già dalla fine dello scorso aprile. I tamponi, eseguiti dai 13 laboratori pubblici della Rete Coranet - attualmente impegnata soprattutto a esaminare i casi sospetti, sintomatici oltre che i rientri dalle altre regioni e a dare conferma delle guarigioni - saranno eseguiti al ritmo di circa 5mila esami al giorno e dunque completati nell’arco di due settimane circa. 

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LE INDAGINI SIEROLOGICHE 
Fervono intanto i preparativi per partire con la quota di indagini sierologiche (ricerca di anticorpi IgG) a campione disposte dal ministero della Salute. L’obiettivo è identificare la quota di popolazione che ha avuto un contatto con Covid 19 sviluppando immunità. Un piano che deve decollare in pochi giorni: si tratta di circa 12mila analisi (sulle 150mila pianificate a livello nazionale in tutte le regioni) a cui dovranno essere sottoposti uomini e donne, suddivisi per cinque fasce di età, residenti in 133 Comuni campani. I pool di cittadini sono quelli selezionati dall’Istat che ha fornito nomi, cognomi, codici fiscali, numeri di telefono (fissi e cellulari), oltre che il consenso informato e lo stato di salute. La Regione in queste ore sta trasferendo i nominativi alla Croce rossa che provvederà materialmente ai prelievi tramite punti mobili in autoambulanza o a domicilio, per chi è impossibilitato a muoversi. Le indagini dovrebbero partire da lunedì 25 maggio ma non è escluso che il piano slitti di alcuni giorni. In questo ambito ci sarà un’ulteriore azione di screening regionale sia con indagini molecolari (tampone) sia con i test sierologici nell’ambito di piccole comunità o luoghi geografici in cui emergeranno piccoli cluster epidemici e sempre su scala comunale saranno sottoposti a tampone anche il personale di pubblica utilità che ha lavorato a sostegno dell’emergenza e (non ancora monitorato), operatori del volontariato, operatori ecologici e del trasporto pubblico, addetti alla vendita e distribuzione di beni di prima necessità che non hanno mai chiuso oltre che lavoratori di altre aziende. 

LE INDAGINI PER LE IMPRESE 
La terza e ultima fase, che scatta a inizio giugno, si focalizza infine sulla sorveglianza sanitaria di impiegati in imprese ed aziende produttive tornate al lavoro. L’obiettivo è favorire condizioni di sicurezza sanitaria e accompagnare la graduale ripresa delle attività economiche e commerciali con la tutela della salute di lavoratori e utenti. Un’azione di contrasto e contenimento della diffusione dell’epidemia già in atto ma da sviluppare capillarmente per consentire la ripresa in sicurezza delle attività economiche e sociali. Determinante in questo ambito il ruolo dei medici competenti e del lavoro a cui spetterà indicare tempi e modi per prelievi, test ed eventuali tamponi da effettuare a campione ovvero in relazione alle necessità contingenti di volta in volta emergenti in base all’evidenza clinica di singoli lavoratori (presenza di sintomi, contatti con contagiati ecc.). 

I LABORATORI ACCREDITATI 
Non è ancora chiaro, in questo contesto, se al piano di screening coopereranno in maniera organica i laboratori accreditati a cui, per ora, è stata riconosciuta la facoltà di eseguire solo test rapidi (da sangue capillare con puntura del dito ma ormai obsoleti) e soprattutto esami sierologici quantitativi, di seconda generazione, da prelievo di sangue venoso per la ricerca di anticorpi anticovid. Prestazioni asscurate in regime privatistico, con costi a carico dell’utente e su ricetta bianca del medico di famiglia, indicativamente da erogare a tariffa calmierata (identica a quella dei costi sostenuti dal Servizio sanitario regionale e dunque dai 20 ai 30 euro per i test rapidi e dai 45 ai 60 euro per le IgM e le IgG quantitative). Su questo fronte, dopo i primi 30mila esami effettuati nei laboratori accreditati della Campania emerge che circa il 9-10% dei cittadini esaminati è positivo alle IgG (anticorpi della memoria). Pochissimi invece quelli positivi anche alle IgM (anticorpi di fase acuta). 

Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA