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Cosimo Di Lauro, il “boss elegante” che ordinò di uccidere anche le donne

Lunedì 13 Giugno 2022 di Leandro Del Gaudio
Cosimo Di Lauro, il “boss elegante” che ordinò di uccidere anche le donne

Decise di non abbassare la testa di fronte alle telecamere, ai taccuini dei cronisti e, soprattutto, di fronte al suo pubblico. Chi era accanto a lui, lì nella caserma dei carabinieri Pastrengo - 21 gennaio del 2005 - ricorda la postura del corpo, sapientemente studiata, con l’obiettivo di trasmettere messaggi univoci a un clan impegnato in una faida sanguinaria: spalle larghe, sguardo fisso nel vuoto, volto alzato, proprio di chi si sente superiore rispetto a eventi sfavorevoli. Era l’inizio di una leggenda nera, forse la prima celebrata dai telefonini cellulari, al punto tale da diventare fenomeno sociale. Ricordate quella passerella? Poche ore dopo le manette, ecco la sua comparsa, dopo mesi trascorsi a nascondersi, passando da un covo all’altro. Rivediamo quella foto: capelli lunghi e neri, avvolti in un elastico nero, con una coda che gli metteva in risalto il viso. Impermeabile di pelle scura, look - si scrisse - alla Brandon Lee, l’attore del Corvo (film degli anni Novanta), per un’apparizione che aveva un significato preciso: «Non abbassate la guardia, io ci sono sempre... noi ci siamo... il potere passa a mio fratello Marco (quarto figlio di Paolo Di Lauro, che da allora rimarrà latitante fino al 2021), la guerra continua...». Una guerra costata una sessantina di morti (tra 2004 e 2005), con un tributo di sangue e dolore pagato da soggetti estranei alla camorra, per nulla invischiati in storie di clan, ma colpiti a morte solo perché parenti (o in qualche modo legati) ai boss scissionisti che nel frattempo si erano rintanati nei covi dell’hinterland metropolitana. 

Ma chi era Cosimo Di Lauro? Aveva da poco compiuto 30 anni, carattere taciturno, un problema di deambulazione per un incidente stradale rimediato qualche anno prima. Gli inviati inglesi, lo battezzarono «il boss elegante», sempre per via di quella foto all’esterno della Pastrengo. Ma il suo potere criminale inizia nel 2002, quando il padre Paolo Di Lauro (il boss delle piazze di spaccio, noto come Ciruzzo ‘o milionario) si dà alla latitanza. Da quel momento in poi, Cosimo detta legge e rompe antichi equilibri: «Voglio svecchiare la camorra - disse - voglio i miei amici, a capo delle piazze di droga, basta con gli antichi soci di mio padre. Il mondo è cambiato». Un rottamatore. Pochi mesi dopo, la scissione. In che modo? È il 28 ottobre del 2004, quando vengono uccisi Fulvio Montanino e Claudio Salierno, ritenuti vicinissimi a Cosimo Di Lauro. Un punto di non ritorno, che diede inizio alla guerra del golfo, per la conquista delle piazze di spaccio. Da quel momento, partì la contrapposizione armata di Cosimino contro gli scissionisti, al punto tale che - è emerso dai verbali - i boss scissionisti decisero di tenere in custodia i rispettivi figli, per evitare tradimenti o momenti di flessione nella guerra ai Di Lauro. Fu ancora Cosimo Di Lauro a ordinare l’alzo zero: bisognava fare i morti - per usare una espressione poi enfatizzata in Gomorra -, morti, punti e denaro». 

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E sono decine i delitti rimasti senza colpevoli, al di là dello sforzo investigativo condotto dai pm Giovanni Corona e Luigi Alberto Cannavale, Simona Di Monte, Stefania Castaldi, Maurizio De Marco, Vincenza Marra e Lucio Giugliano, che pure hanno ottenuto ergastoli, sequestri e confische, al punto tale da smantellare veri e propri fortini criminali. Ma torniamo alla figura di Cosimo Di Lauro. Stava scontando l’ergastolo per il duplice omicidio di Raffaele Duro e Salvatore Panico (22 gennaio 2005), di Massimo Marino, mentre era sotto processo come mandante del delitto di Carmela Attrice. Ricordate la storia della donna uccisa? Fu attirata in trappola, sotto casa: bastò un colpo di citofono e una voce conosciuta per indurla a uscire di casa. Non poteva immaginare, donna Carmela, che ad attenderla c’erano i killer dei Di Lauro, per punire - in modo trasversale - il figlio Francesco Barone, che aveva deciso di passare dalla parte degli scissionisti. Case dei puffi e case celesti, due agglomerati popolari a Secondigliano, teatro di una sorta di pulizia etnica. Ma c’è anche altro, nella carriera giudiziaria di Cosimo Di Lauro, e riguarda un’altra trama nera: la decisione di interrogare, uccidere e dare alle fiamme Gelsomina Verde, volontaria di Scampia, trucidata a 22 anni da Ugo De Lucia, vicinissimo a Cosimo Di Lauro. Per questo reato, Cosimo è stato assolto (era difeso dall’avvocato Vittorio Giaquinto) dopo aver risarcito la famiglia con un assegno di 300mila euro. Da allora, ergastoli definitivi, il grande silenzio, una sorta di fuga dalla realtà culminata nella strana morte (per deperimento?) del “corvo” che volò lento sui morti di Napoli. 

Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA