Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Costanzo Jannotti Pecci presidente Unione industriali Napoli: «Il Centro direzionale grande incompiuta, ripartiamo da qui»

Venerdì 29 Luglio 2022 di Luigi Roano
Costanzo Jannotti Pecci presidente Unione industriali Napoli: «Il Centro direzionale grande incompiuta, ripartiamo da qui»

Dottor Costanzo Jannotti Pecci, dal 12 maggio è presidente dell'Unione Industriali di Napoli: che idea si è fatto della città?
«È una città che ha voglia di ripartire assieme all'area metropolitana, non voglio invadere il campo di altri livelli di rappresentanza del nostro sistema ma mi sento di dire che siamo in una regione e in una città che rappresentano tutto il Sud. Abbiamo il titolo e il privilegio di essere la realtà associativa più importante del Mezzogiorno che è anche una responsabilità: gli altri ci guardano come punto di riferimento rispetto a temi e a problemi di dimensioni molto grandi».

Per esempio? 
Abbiamo grandi realtà industriali che attraversano un momento di grande trasformazione in termini di assetto industriale, mercato e scelte strategiche per il futuro che hanno un impatto che va ben oltre i nostri confini».

Ovvero?
«Abbiamo il mondo dell'automotive di importanza strategica per Napoli, la Campania e il Sud, dall'Abruzzo a scendere giù. Il fatto che questo comparto decisivo per l'economia nazionale stia soffrendo in maniera straordinaria è motivo di riflessione e di confronto. Lo stesso discorso vale per il comparto aeronautico. Sofferenze che si riverberano sui territori sul versante delle imprese e ancora di più sull'occupazione».

La parola d'ordine del Pnrr è rigenerazione urbana è la ricetta giusta per Napoli? 
«Non si può affrontare il tema della rigenerazione senza avere una visione di insieme di Napoli e del suo hinterland. Un'area metropolitana così strettamente connessa alla città che è senza soluzione di continuità. È un caso unico in Italia e forse in Europa». 

E come si fa?
«La Fondazione Mezzogiorno di cui l'Unione è parte integrante, socio fondatore, ha donato alla Città metropolitana cioè al sindaco Gaetano Manfredi e a tutti i sindaci degli altri Comuni, un progetto di sistema che è alla base del Cis (Contratto istituzionale di sviluppo, ndr) Vesuvio-Pompei-Napoli presentato dalla ministra Mara Carfagna a dicembre. Vale più di 8 miliardi di investimenti di cui uno a carico dei privati. Si parte dalle infrastrutture per arrivare alla riqualificazione del territorio, allo sviluppo delle nuove energie. Sebbene non nella misura che avremmo voluto accadesse, è partita una prima dotazione di 300 milioni circa. A Manfredi e a tutti i sindaci abbiamo consegnato un metodo fondato sul partenariato pubblico privato, che da mera enunciazione di principio può e deve essere un fatto concreto». 

E la risposta qual è stata?
«Chi ha scelto di fare l'imprenditore ha firmato un contratto e prevede l'obbligo di essere ottimisti. E siamo, perciò, convinti che il confronto con le amministrazioni solo per contingenze non è stato ancora sufficientemente dinamico, ma siamo fiduciosi che ciò accada a settembre. Senza che ci siano condizionamenti dalla vicenda elettorale: questa è la cosa che ci preoccupa. Vogliamo che il da farsi prescinda dalle elezioni e dalla formazione del governo: sarebbe il modo peggiore per arrivare alle calende greche». 

Nel bel mezzo dei programmi di rigenerazione urbana spunta una cittadella della Regione, progetto dell'ente di Santa Lucia, con una torre a 200 metri in linea d'aria dal Centro direzionale.
«Sul Centro direzionale voglio introdurre un argomento nel dibattito in corso, cioè il Vasto. Era la bella copia del quartiere romano di Testaccio. Lì è stata realizzata una riqualificazione e rigenerazione urbana profonda e ora comprare casa al Testaccio è problematico per i costi. La prima cosa da fare, e serve una decisa iniziativa del Comune, è ripristinare la vivibilità del Vasto, è la cerniera che collega il Centro direzionale con la città e quella cerniera è bloccata e la porta è chiusa. Bisogna creare le condizioni giuste di recupero anche per quella umanità disperata che gravita nella zona».

Resta da chiarire comunque la finalità del progetto della Regione...
«Non c'è dubbio che la copertura dei binari della Circumvesuviana è un obiettivo strategico, così come il collegamento dell'autostrada con il terminal dei bus. Tutto questo, se viene fatto secondo un disegno organico, vedrebbe nel Centro direzionale la grande opportunità per Napoli di dotarsi di una city. Il Centro direzionale è una grande incompiuta perché manca quella parte che avrebbe dovuto innervare la vita in quel sito: cioè le residenze. Le residenze sarebbero sorte dove c'era una volta il mercato ortofrutticolo che sono aree del Comune. C'era un project financing che non è stato più fatto e bisognerebbe capire il perché. Partendo dal corso Garibaldi verso il Centro direzionale fino al rione Berlingieri si sarebbe riammagliata l'intera area dandogli delle funzioni importanti, creando occasioni di lavoro e sottraendo al degrado anche civile quell'area». 

Ma ora c'è l'opzione della rigenerazione urbana, invece l'idea è di fare un doppione del Centro direzionale o no?
«Sull'altro versante - cioè in via Ferraris, corso Lucci, via Brin e sant'Anna alle Paludi - c'è questa ipotesi ma non entro nel merito specifico. La Regione dovrà fare delle valutazioni e non potrà non tener conto che quella parte del territorio offre nel Centro direzionale già cubature e superfici che potrebbero essere disponibili senza problemi. Va fatta una analisi costi-benefici, il pallino ce l'ha in mano il Comune a cui spetta l'ultima parola. Palazzo San Giacomo deve assumersi le sue responsabilità. Lo prevedono le regole e c'è anche una esigenza di trasparenza che va al di là del dibattito in atto. La comunità napoletana in tutte le sue componenti deve sapere se si va in una direzione o in un'altra. Non si tratta di essere a favore o contro, bisogna partire dall'analisi costi-benefici. In termini imprenditoriali faremo le nostre valutazioni, si tratta di un'area dove insistono tante imprese e l'Unione è pronta a tutelare i legittimi interessi. E poi in via Ferraris insiste anche un altro grosso volume». 

E qual è?
«L'ex hotel Tiberio confiscato ora è un bene del Comune e potrebbe essere destinato a funzioni direzionali. Bisogna fare chiarezza. Il Comune deve trasferire le sue decisioni con dovizia di approfondimenti a una opinione pubblica che è fatta da attori come noi, tutto il mondo delle professioni, le altre Istituzioni. Stiamo parlando di un ente destinatario sempre di nuove e importanti competenze. A proposito del patrimonio voglio sottolineare come la strategia del sindaco Manfredi sia quella giusta, alludo alle intese con Invimit e con il Demanio. E a proposito di beni di proprietà pubblica c'è un altro asset che potrebbe aiutarne il rilancio».

Di cosa si tratta? 
«Del Grand Hotel de Londres in piazza Municipio che se restituito alle sue funzioni originarie potrebbe diventare tra le strutture alberghiere più belle d'Europa. Lì c'è la sede del Tar, che andrebbe trasferita al Centro direzionale, darebbe un senso di univocità all'amministrazione della giustizia visto che lì c'è il Tribunale. La stessa cosa vale per le Commissioni tributarie che sono a Poggioreale. Il Centro direzionale è un grande contenitore che va solo riempito di funzioni e questa sì che sarebbe una grande svolta. Perché non ridare allora al Centro direzionale la funzione per cui è stato pensato? Il tema vero è capire se c'è un disegno della città e della sua area metropolitana che parte dai Campi flegrei e finisce a Portici ed Ercolano e nell'area nord. Per dare risposte organiche in tutta una serie di ambiti produttivi. Gli interventi spot hanno il vantaggio di dare una immediata risposta ma devono essere collegati a un sistema organico altrimenti rischiano di essere cattedrali nel deserto».

Quasi cento giorni alla guida di Palazzo Partanna. C'è stato anche un momento molto controverso: oggi come vede l'Unione dal suo punto di osservazione?
«Ho la fortuna di avvalermi di una squadra motivata e altamente professionale perché si può avere l'esercito più importante del mondo ma se non si è convinti di quello che si deve fare le guerre si perdono. La salute dell'Unione è buona anzi posso dire ottima. Quanto è avvenuto negli ultimi anni è molto enfatizzato e ipervalutato in termini di importanza ma ora è alle nostre spalle. I comitati di presidenza ogni volta che si riuniscono registrano nuove adesioni. Così come delle uscite. È una dinamica naturale che se ne entrano 20 magari ne escono 3. Spesso si tratta di chi pensa che l'Unione sia un taxi, ottenuti i servizi poi lascia». 

Oggi come stanno le cose?
«Ho raccolto una eredità feconda, quella di Maurizio Manfellotto, prima di lui e di me c'erano 479 aziende associate, ora sfioriamo le 750 e contiamo di arrivare a 800 entro fine anno. In quasi 100 giorni ho incontrato oltre 90 imprenditori. Stiamo rivolgendo uno sguardo particolare al sociale e lo facciamo in silenzio perché non abbiamo l'esigenza di comparire. Abbiamo recuperato tutti quei rapporti istituzionali un po' sfilacciati perché qualcuno li aveva interpretati in una logica personale. Noi sin dal primo giorno abbiamo presentato un manifesto con al centro un valore: la coesione. Associativa, istituzionale e tutto quello che comporta, questa la nostra bussola». 

Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 09:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA