Covid a Napoli, il pediatra del Policlinico Federico II: «Troppi bimbi contagiati, serve la rete d'emergenza»

Giovedì 11 Novembre 2021 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, il pediatra del Policlinico Federico II: «Troppi bimbi contagiati, serve la rete d'emergenza»

Alfredo Guarino, ordinario di pediatria dell'Università Federico II di Napoli, responsabile del centro di riferimento Covid regionale (gestisce 8 posti letto dedicati) è stato il primo, nelle settimane scorse, a suonare l'allarme per la tempesta perfetta che temeva stesse abbattendosi sulle cure infettivologiche per i piccoli: fari puntati sulla difficile gestione dell'incrocio di malattie infettive virali stagionali diverse, come le bronchioliti da Virus respiratorio sinciziale sovrapposte alla pandemia da Covid con il virus dell'influenza e quelli parainfluenzali che incombono ma non ancora esplosi. 

Video

Qual è la situazione delle infettivologie pediatriche?
«È complessa: tra colleghi del territorio e specialisti ospedalieri e della società scientifica ci stiamo confrontando, c'è molta preoccupazione. La gestione è complicata, quasi ai limiti delle nostre possibilità e soprattutto inedita. Bisogna costruire percorsi differenziati. Le bronchioliti quando conducono a una difficoltà respiratoria presuppongono l'immediata ospedalizzazione del bambino. Questo viene ostacolato dai tempi di triage del Covid. L'ambiente ospedaliero, un pronto soccorso, potrebbero inoltre diventare un luogo ostile in quanto circolano più virus».

Cosa dobbiamo aspettarci?
«Un aumento dei flussi e dei trasferimenti e ricoveri».

Il trasporto infettivologico pediatrico va dunque potenziato?
«Nel mio reparto ho un bambino di pochi mesi con la bronchiolite e una mamma non vaccinata col Covid ma tutte le linee guida dicono che non bisogna separare mamma e bambino. Da tre giorni ho una mamma e una figlia piccola con il Covid di Ischia. Entrambi stanno bene e sono guariti clinicamente e da dimettere ma ancora positivi. La Asl è riuscita a risolvere ma con grande fatica. La gestione è complessa».

Cosa serve?
«Interventi proporzionali alla straordinarietà della situazione. Abbiamo ragionato sulla possibilità di utilizzare delle Usca pediatriche domiciliari per evitare ospedalizzazioni improprie. Individuare spazi separati nei pronto soccorso in cui accogliere i codici bianchi. Creare una rete ben codificata tra ospedale e territorio. Fare leva sulla telemedicina, istituire e facilitare un rapporto diretto tra pediatra di famiglia e assistito con collegamenti telefonici e videochiamate».

E i genitori cosa possono fare?
«Non allarmarsi e restare sereni anche se il bambino ha la febbre e la tosse La quasi totalità dei problemi sono gestibili al telefono ma bisogna avere un accesso diretto al medico, pensare che queste situazioni nel bambino piccolo sono frequenti e non vanno affrontate nel caos di un pronto soccorso».

Consigli?
«Avere a casa il saturimetro che però a due mesi funziona poco. È molto importante misurare la frequenza respiratoria nei bambini con meno di un anno. Si tratta di contare quante volte in un minuto il bambino effettua un atto respiratorio osservando la gabbia toracica. Solitamente il massimo è 40 volte al minuto. Se supera i 50 a riposo suona un campanello di allarme. Ovviamente non quando piange o quando ha mangiato».

E le bronchioliti?
«Quelle vanno visitate. Ma è una diagnosi clinica. Il bambino si vede che sta male e quindi viene visitato. Respira veloce, non sta bene, ha la febbre. Si porta dal pediatra se ha una banale infezione o se l'infezione vira verso la bronchite va in ospedale».

Altre misure di prevenzione?
«I bambini molto piccoli non vanno portati in giro dai parenti. Gli adulti devono vaccinarsi contro Covid, influenza, pneumococco e meningiti. I bambini dai 6 mesi in poi vanno vaccinati contro l'influenza. Le donne in gravidanza si devono vaccinare controlli Covid. L'accesso in pronto soccorso va limitato. Che il bambino con la febbre debba sempre essere visitato dal pediatra è un'idea sbagliata. Mi prendo la responsabilità di dirlo. Si avvisa il pediatra certamente, si dà la tachiripirina e si osserva la frequenza respiratoria».

Cosa la preoccupa di più?
«La massa tale di richieste che devono trovare una risposta: la gestione di più infezioni insieme che possono anche sovrapporsi e il contenimento delle bronchioliti da virus sinciziale e da Covid è il massimo della difficoltà. Il Covid può dare una bronchiolite. Tutti i virus respiratori danno bronchioliti».

Ultimo aggiornamento: 12 Novembre, 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA