Covid a Napoli, lo screening sui positivi: otto su 10 colpiti dalla variante inglese

Venerdì 26 Marzo 2021 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, lo screening sui positivi: otto su 10 colpiti dalla variante inglese

Sorveglianza sanitaria e sequenziamento del genoma dei ceppi di Sars-Cov-2 che circolano a Napoli e in provincia: prosegue il Piano di monitoraggio finanziato dalla Regione e messo in campo dai laboratori del Cotugno, dell’Istituto zooprofilattico di Portici e dal Tigem (per la parte relativa alla genetica e alle tecniche di decodifica dell’Rna). Da uno screening a campione, condotto su 938 tamponi presi in esame per conto dell’Istituto superiore di Sanità emerge che la variante inglese del Coronavirus è oggi responsabile dell’82 per cento dei casi di contagio. Un altro tre per cento è dovuto alla variante brasiliana, il 2 per cento a quella nigeriana e un ulteriore 3 per cento a quella spagnola. Il restante 10 per cento sono sub varianti italiane già note.

Il dato è stato trasmesso proprio ieri alle autorità sanitarie italiane: il campione campano rappresenta il 5 per cento di un lavoro condotto su scala nazionale in tutte le regioni. La massiccia circolazione della variante inglese rende conto di un fenomeno ormai abbastanza chiaro: la maggiore contagiosità, che caratterizza questo ceppo virale che tende a far aumentare l’incidenza dei casi non appena vengono allentate le misure di restrizione ma anche la maggiore intensità clinica della malattia che si presenta con un incremento di circa il 20 per cento delle ospedalizzazioni con lo spostamento dei pazienti dalle aree di degenza ordinaria a quelle di sub intensiva e rianimazione, investendo con forme severe di malattia anche la popolazione più giovane. Non è un caso, ad esempio, che al calare dei contagi giornalieri e della stessa incidenza calcolata per 100 mila abitanti, e dopo il picco segnato 6 giorni fa (sia a Napoli sia nel resto della regione i guariti giornalieri sono superiori ai nuovi positivi) la quota percentuale dei sintomatici sia arrivata a toccare il 50 per cento dei nuovi positivi dopo il 10 per cento circa di inizio marzo, il 20 per cento segnato dall’8 al 17 marzo.

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Il laboratorio del Cotugno, insieme alla Zooprofilattico ha avviato intanto, in collaborazione con la Asl Napoli 3 sud, uno studio di sorveglianza dei parametri infiammatori post vaccino su un campione di 67 persone immunizzate residenti nella provincia di Napoli con AstraZeneca e gli altri rimedi. A seguito della somministrazione del farmaco sono stati esaminati, a distanza di alcuni giorni dalla inoculazione e con prelievi ripetuti a distanza di 48-72 ore, gli indici infiammatori e altri valori della coagulazione a fini statistici e clinico epidemiologici. «Tranne piccole alterazioni, in alcuni casi anche relative al calcio sierico, non sono emerse particolari anomalie - avverte Luigi Atripaldi, primario del laboratorio del Cotugno - e le alterazioni maggiori sono state rilevate in chi, all’anamnesi, aveva riferito episodi riconducibili a una precedente infezione da Coronavirus. Non a caso in questi casi le linee guida suggeriscono una singola dose di vaccino e sarebbe utile sapere se si è avuta una forma asintomatica o paucisintomatica dell’infezione. È emerso anche un eccessivo ricorso, da parte della medicina di famiglia, a somministrazioni preventive di eparina o cardioaspirina che non vanno considerate appropriate a cui si deve ricorrere solo nei casi diagnosticati di trombofilia genetica e sotto controllo medico per altri effetti collaterali. Dai nostri dati non emerge un quadro di rischio coagulativo aumentato in chi effettua il vaccino ma solo un piccolo quadro infiammatorio del resto necessario a consentire lo sviluppo della risposta immunitaria».
 

Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 17:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA