Covid e crisi, a Napoli petizione online
per salvare lo Slash Plus del Vomero

Venerdì 23 Aprile 2021
Covid e crisi, a Napoli petizione online per salvare lo Slash Plus del Vomero

Parte a Napoli una raccolta fondi per la salvare lo Slash Plus, il nuovo locale sorto al Vomero prima della pandemia dall'iniziativa di Daniele Alessandro e Maxmilian tre imprenditori partenopei di 35 anni. Per non chiudere, i tre si sono affidati al sito buonacausa.org per sensibilizzare gli animi dei cittadini e provare a non chiudere il locale. 

«Verso la fine del 2018 inizio 2019 abbiamo investito tutto quello che avevamo, sia materialmente che emotivamente in un'idea - scrivono i tre giovani imprenditori -. La nostra volontà era quella di creare uno spazio comune, un ritrovo accogliente dove poter dare vita ad eventi culturali in tutta la loro trasversalità. Da qui il nome del nostro Locale: SLASH +.Abbiamo cercato di riportare i concerti live al Vomero (quartiere di Napoli, con una vasta scelta di locali dove si poteva partecipare a concerti dal vivo, fino a 10 anni fa), però in una nuova modalità: "Concerto Aperitivo", che abbiamo scelto sia per rispettare la quiete del vicinato sia per non sottoporre i musicisti ad orari impossibili; Abbiamo ospitato teatranti, stand up comedian, spettacoli di burlesque, scrittori, fumettisti, mostre di fotografia, mostre di arte moderna e tanti altri artisti che avevano la spinta a condividere il proprio messaggio e volevano farlo in un contesto urbano come il nostro». 

«Tutto questo ovviamente cercando di offrire una proposta culinaria genuina, che tende sempre di più verso la direzione "Healthy" e un Cocktail Bar moderno che però non dimentica le sfumature classiche.Il nostro non è solo un locale serale o notturno, anzi... Uno dei pilastri su cui si fonda la nostra idea di "ritrovo" è il progetto di un posto che possa essere vissuto l'intero giorno, dalla prima colazione, che fanno i tanti universitari che vengono a studiare tutte le mattine, passando per il pranzo dove siamo felici di ospitare i lavoratori in pausa, il break pomeridiano dove c'è chi beve un tè e legge un libro, all'aperitivo, dove poter gustare tante leccornie e godersi un concerto o uno spettacolo dal vivo, alla cena, dove ogni settimana proponiamo menù classici e le novità dello Chef, fino ad arrivare alla notte dove c'è la possibilità di bere un buon cocktail in compagnia di amici e della buona musica. Abbiamo puntato sulla nostra città, perché l'amiamo, perché non sopportiamo l'idea che venga vista da molti concittadini solo come "casa delle vacanze". Quante volte abbiamo sentito frasi come: "Se vuoi fare carriera te ne devi andare dalla Campania e poi, casomai, tornarci al massimo d'estate..."».

«Per Noi concetti falsi che distorcono la realtà. Tutti e tre abbiamo avuto più di una proposta o possibilità di poter lavorare "fuori" ma oltre l'amore che nutriamo per Napoli, forse, adesso che per colpa di questo periodo abbiamo tanto tempo per pensare, abbiamo capito che la nostra scelta di rimanere e provarci è dettata anche da una voglia di rivalsa rispetto a quelle idee distorte, la voglia di dimostrare che qui "si può fare", che anche qui si possono realizzare i sogni. Fino a marzo 2020 le cose stavano andando bene, eravamo felici, stanchi, ma felici. Chi ha un'attività del genere, sa che il primo anno è il più duro di tutti, soprattutto se sei un giovane imprenditore che non ha chissà quali possibilità. Per risparmiare ci siamo trasformati in muratori, falegnami, elettricisti, designer, e tante altri ruoli che non avrei mai pensato di dover assumere per gestire un locale. Non ci siamo praticamente pagati per il primo anno, per reinvestire tutto nel nostro locale. Lo so che non è carino e non viene ben visto farsi delle lodi pubblicamente, ma sento il bisogno di condividere con voi e con i miei soci questo pensiero: "Siamo stati proprio bravi". Nonostante la fatica, le nottate in bianco, i mille problemi al giorno che vanno risolti al più presto, la rabbia verso l'insensatezza della burocrazia e di tutti i controsensi che genera, mi ripeto: "Eravamo felici"».

«Da qui nasce la grande frustrazione che stiamo provando da un anno a questa parte. Poco alla volta, il nostro lavoro, le nostre aspettative, la nostra sicurezza economica futura sono sempre più compromesse, il nostro sogno ci scivola fra le mani senza avere la possibilità di far niente per recuperare. Sarebbe probabilmente molto meno frustrante avere delle colpe, poter capire dove si è sbagliato e imparare dagli errori e provare a far meglio.Ma chi è nella nostra situazione è avvilito, proprio perché non gli viene data la possibilità di rimediare o almeno di difendere quello che ha. Non voglio assolutamente trasformare questo discorso in una questione politica e addossare colpe alla gestione politico-economica delle cose, però, per chi fa un mestiere diverso dal nostro e in questa crisi ha avuto la fortuna di poter continuare a lavorare, vorrei spiegare molto in breve cosa ci colpisce maggiormente. Non è stato un problema sanificare più volte il locale e comprare materiale sotto le direttive dello stato, a spese nostre, che dopo una settimana esatta è stato dichiarato superfluo dalle stesse persone che ci hanno obbligati a comprarlo;-. Non è stato un problema stare nella più totale incertezza sul da farsi per i primi mesi, quando le direttive cambiavano giorno per giorno (disposizione di distanza fra i tavoli, distanza fra le persone, accesso al bancone, quantità di gente ammessa, orari di chiusura e di apertura etc etc). Non è stato un problema il vedersi arrivare all'improvviso 4 poliziotti nel locale, a chiusura quando c'eravamo solo noi e lo staff e vederli scendere le scale di corsa perché volevano "beccarci" a infrangere qualche regola... Non è stato neanche un problema per noi quest'attacco mediatico che c'è stato nei confronti dei Locali serali, dalla parte di chi doveva difenderci e sostenerci, invece di usarci come capro espiatorio identificando la "movida" come la causa di tutti i problemi, tanto da farla diventare un termine negativo di per sé... Il problema è che lo Stato ci ha imposto e ci impone ancora di pagare mese per mese il fitto di un Locale che ci ha costretto a chiudere per 6 mesi e per gli altri 6 a stare aperti solo di giorno quando ovviamente le entrate sono immensamente inferiori alla sera. Il problema è che ci avevano chiesto di sacrificarci per un periodo, fino a quando sarebbero arrivati degli aiuti che ci avrebbero sostenuto... la realtà è che gli aiuti che sono arrivati sono talmente ridicoli che abbiamo dovuto chiedere un prestito alla banca, che è già stato speso per intero; non si può sopravvivere per sempre se non ti danno neanche la possibilità di provarci... Il problema è pagare per qualcosa di cui non puoi usufruire! Il problema è guardare in faccia il tuo staff che ancora aspetta la cassaintegrazione di 6 mesi fa e sapere che non puoi fare nulla...Per sommi capi questa è la situazione che stiamo vivendo da un anno ed il motivo per cui stiamo scrivendo questa lettera, che troverete su "BuonaCausa.org" (di cui ringraziamo tutto lo staff che ci sta dando questa opportunità). Nonostante non sia una cosa facile per noi, abbiamo pensato fosse giusto dare la possibilità anche a tutte quelle persone che hanno vissuto quel posto veramente o che lo vorranno vivere o che semplicemente abbracciano la nostra causa, di fare qualcosa, di dare una mano, di sostenerci in questo periodo e cercare di far sopravvivere un luogo in cui abbiamo messo la nostra anima e il nostro tempo, nato da un sogno, che grazie a voi potrebbe continuare a vivere».

 

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