Covid, lo studio legale napoletano Di Monda chiede i dati sui decessi al ministero: «Ci hanno risposto picche»

Martedì 1 Dicembre 2020

Alla richiesta inoltrata dallo studio legale Di Monda&partners di poter avere accesso agli atti relativi ai dati sui morti da Covid, il ministero della salute ha comunicato, attraverso una nota, di non esserne in possesso. «Premesso che nei mesi scorsi, sin dal primo lockdown avevamo avviato uno studio analitico sulle cause e gli effetti della pandemia, alcuni giorni fa abbiamo chiesto - spiega Raffaele Di Monda, rappresentante dello studio legale con sedi a Napoli e Milano - con regolare richiesta scritta di avere accesso alla documentazione relativa ai dati statistici sull’andamento della situazione epidemiologica da Covid-19, con indicazione diversificata del numero di decessi e degenti in terapia intensiva su base anagrafica e/o pregresse patologie». Ma dagli uffici della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica del ministero è arrivata una risposta negativa: «Ci hanno detto che gli atti richiesti non sono nella loro disponibilità - rimarca Di Monda - in parole povere alla nostra richiesta di accesso agli atti nella quale chiedevamo dati statistici sulle morti da Covid-19 ossia quanti anziani? Quanti affetti da patologie pregresse? Quanti soggetti apparentemente sani? Ci è stato risposto che non sono in possesso di queste informazioni. Una risposta che ci dà la misura di quanta incapacità amministrativa vi sia in questo Governo nella gestione di un’emergenza sanitaria che ogni giorno assume proporzioni sempre più preoccupanti», conclude.

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Lo studio legale Di Monda&partners ha inoltre inviato all’Ordine nazionale dei giornalisti una richiesta di interventi e di adozione di linee guida per la gestione “comunicativa” dell’emergenza Covid-19 e sulla pubblicazioni di foto ritraenti pazienti in cure. Immagini che, a detta di Di Monda, non avrebbero alcuna «apprezzabile finalità informativa, risultando, al contempo, violente agli occhi delle persone maggiormente suscettibili o deboli». «Questo continuo “bombardamento” o re-posting di fotografie di ammalati Covid in cura (specie di quelli sottoposti a ventilazione meccanica o a ossigenazione con la ormai nota “bombola”) non fa altro che accrescere lo stato di disperazione, paura e terrore nella popolazione - si legge nella richiesta indirizzata all’Ordine dei giornalisti - Chiediamo quindi di voler esprimere una posizione in merito a questa mala prassi giornalistica, foriera di danni e che si risolve in un vero e proprio terrorismo psicologico privo di qualsivoglia benché minima utilità e valore giornalistico». Un richiamo va in particolare, nella richiesta, all’articolo 8 della Carta di Treviso, «che testualmente dispone “Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza”, violenza da considerarsi anche in forma di invasività delle cure praticate».

Di Monda fa infine riferimento al Decalogo del Giornalista «che ai punti 5 e 8 vieta la diffusione di immagini raccapriccianti, lesive della dignità del malato ed esageratamente allarmanti». «Chiediamo quindi formale riscontro, riservando approfondimenti da parte dell’Autorità Garante per i profili di lesione della dignità umana che, nostro malgrado, ravvisiamo in certe pubblicazioni», conclude.

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