No vax a Napoli, quanto mi costi: al Cotugno ​spesi 3,6 milioni in 2 mesi per le cure

Martedì 19 Ottobre 2021 di Ettore Mautone
No vax a Napoli, quanto mi costi: al Cotugno spesi 3,6 milioni in 2 mesi per le cure

In soli due mesi, ad agosto e a settembre scorsi, i costi sostenuti dalle casse pubbliche per curare nei reparti Covid del Cotugno i malati non vaccinati ammontano a 3,6 milioni di euro. Il dato proviene da un’elaborazione sviluppata da Alfredo Amodio, responsabile dell’ufficio per il Controllo di gestione dell’Azienda ospedaliera dei Colli e da Cristina Boccia, bed manager dell’ospedale collinare di Napoli. Nel dettaglio, nei mesi considerati, su 100 pazienti ricoverati a causa di un’infezione da Covid-19 il 90 per cento era privo di scudo vaccinale. «Un dato abbastanza consolidato che tuttavia tenderà ad abbassarsi - chiarisce Amodio - man mano che la quota di vaccinati crescerà in quanto i contagiati tenderanno ad essere pescati sempre più nel serbatoio dei non vaccinati. 


Ad agosto dunque, su 87 ricoveri registrati in totale nel polo infettivologico campano, distribuiti nei vari asset assistenziali (degenza ordinaria, terapia sub intensiva e rianimazione) 78 hanno riguardato pazienti non vaccinati per i quali sono stati spesi circa 1,66 milioni di euro. In totale sono 48 i casi contati nei posti letto di degenza ordinaria, 23 in sub intensiva e 16 i pazienti assistiti in rianimazione. Nel mese di settembre invece, a fronte di 125 ricoveri, sono stati 112 quelli a carico di malati non immunizzati preventivamente per una spesa totale, generata dalle cure che ammonta a 1,99 milioni. La distribuzione dei costi segue una distribuzione leggermente diversa in quanto la maggior quota degli ingressi in ospedale ha riguardato degenti finiti in reparti ordinari (100 non vaccinati) seguita dai malati ricoverati in sub intensiva (22) con una minor percentuale di pazienti non vaccinati approdati a settembre in rianimazione (3 pazienti in totale), reparto che sconta come è noto oltre il 50 per cento di mortalità. «I costi standard, ossia quelli calcolati in base a una ospedalizzazione di impegno medio in un reparto di malattie infettive ordinario e di durata media, sarebbero stati quasi dimezzati in condizioni normali ma l’Azienda dei colli ha costi maggiori per la particolare specializzazione, per l’uso di farmaci innovativi e di personale altamente specializzati». I costi indicati sono insomma quelli realmente sostenuti come somma dei costi delle singole unità operative impegnate. «I pazienti non vaccinati - conclude Amodio - tendono ad avere una malattia più grave e a restare più a lungo in ospedale e dunque hanno anche un peso, in termini di costo medio e di gravità del caso, più alti di quelli standard». 

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«Effetivamente il Cotugno - aggiunge il direttore generale Maurizio Di Mauro - ha uno standard di costi più alto di quelli medi sostenuti negli altri Covid center della regione (questi ultimi stimati in circa 800 euro al giorno in un reparto Covid ordinario, 1700 per una giornata di ricovero in sub intensiva e circa 2 mila per un ricovero giornaliero in Rianimazione). Basta penare al fatto che abbiano un laboratorio ad alto isolamento di classe PCL3, dispositivi, e camere di decontaminazione che innalzano il costo di funzionamento. La complessità dei casi trattati è inoltre mediamente maggiore per la specificità della struttura. Tutto ciò ha riflessi anche sulla degenza media». 

Al Cotugno una piccola quota di ricoverati è tuttavia vaccinato, in linea con le percentuali attese. Tre giorni fa è deceduto un medico di Ercolano, Bernando Cozzolino, di fatto il primo paziente morto per Covid senza altre patologie nonostante la vaccinazione. «Questo evento tragico - rimarca il manager Di Mauro, infettivologo - rappresenta l’eccezione che conferma la regola. Fino ad oggi presso le nostre strutture ospedaliere nessun paziente vaccinato con doppia dose ha avuto necessità di cure intensive. Oltretutto il singolo caso non conferma quello che da tempo stiamo osservando ossia per oltre il 90% i ricoveri riguardano i non vaccinati e tutti quelli che hanno bisogno di ventilazione forzata non hanno avuto la protezione immunitaria. I pochi casi di vaccinati presentano invece una sintomatologia simil influenzale, magari anche con interessamento polmonare, ma assolutamente non con carattere di gravità. Oggi più di prima bisogna insistere con la vaccinazione, praticare anche la terza dose secondo le indicazioni ministeriali evitare assembramenti ed utilizzare la mascherina per consentire l’ulteriore avanzamento della campagna vaccinale».
 

Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 07:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA