«Speculazione e caro prezzi, a Napoli global service senza futuro»

Giovedì 28 Aprile 2022 di Valerio Iuliano
«Speculazione e caro prezzi, a Napoli global service senza futuro»

Le conseguenze della guerra sono tangibili. Le imprese che si occupano di global service e facility management le stanno già subendo. E tuttavia gli effetti più devastanti potrebbero farsi sentire nei prossimi anni. Gino Esposito, fondatore e general manager di Esa, azienda specializzata in servizi relativi alla difesa dalla corrosione di metanodotti e acquedotti, propone un'analisi ad ampio raggio.

«Abbiamo anche una divisione che si occupa di digitale. Sfruttiamo un brevetto svizzero denominato smart point technology. Tra la crisi del 2008 - spiega Esposito - e quello che sta accadendo oggi c'è un filo conduttore. Sembra un macroperiodo. A dominare il quadro è un'assoluta mancanza di visione politica e manageriale, che ha contribuito a generare un clima di sfiducia negli imprenditori e nei cittadini. Il vero impatto della sfiducia lo vedremo tra un anno o due. È emersa un'inadeguatezza manageriale. Da imprenditore sono abituato a girare il mondo. Mi capita di lavorare ad esempio con gli svizzeri. Nel momento in cui c'è un'emergenza sociale i manager pubblici e privati si mettono accanto a chi sta subendo le conseguenze dei problemi. Noi dovremmo avere una capacità di fare squadra che supporti la reazione alle emergenze. I manager delle grandi aziende, che hanno budget plurimilionari, dovrebbero cercare di intervenire con tempestività sulle regole, così come dovrebbe fare il livello politico. Questa reazione non c'è stata». Gino Esposito cita l'esempio dei requisiti fissati per ottenere ristori, dopo lo scoppio della pandemia. «Lo Stato chiede agli imprenditori l'indicazione del fatturato dell'anno precedente per poter elargire un ristoro. Noi facciamo le opere, poi prima di incassare passano sei o sette mesi. Nel 2020 siamo stati fermi per tre mesi, ma abbiamo incassato le fatture del 2019. E allora lo Stato mi dice che ad aprile 2020 la mia azienda ha avuto un fatturato. Ma in questo modo siamo stati penalizzati, nonostante il blocco delle attività».

Tra le difficoltà vissute dalle imprese del settore, c'è quella di «gestire contratti d'appalto stipulati prima della guerra con prezzi bloccati per tutta la durata contrattuale. Abbiamo partecipato ad alcune gare a settembre dello scorso anno. Poi a febbraio ci hanno comunicato che avevamo vinto. Dal management ci aspettavamo che si rendessero conto che abbiamo subito le conseguenze della guerra. E che poi ci convocassero per discutere dei prezzi e della qualità del servizio. Invece questo non è accaduto». 

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La scarsa reperibilità delle materie prime e la penuria di personale specializzato preoccupano la Italced Spa, azienda partenopea del settore. Tra i suoi clienti, il Politecnico di Milano, Atac, Poste Italiane e Rai. «Ci occupiamo di global service - spiega il Ceo Giuseppe Rispo - e di manutenzione straordinaria in ambito impiantistico e del restauro. Ci siamo occupati del restauro della basilica di Capodimonte e gestiamo il facility per il gruppo Hitachi. Abbiamo molto lavoro ma il problema è quello di rispettare la produzione. C'è una grande difficoltà nel reperire le materie prime. Per Poste Italiane, ad esempio, realizziamo strutture protette con infissi certificati per classi di sicurezza, ma i materiali necessari hanno fatto registrare aumenti del 200 per cento. Queste difficoltà si ripercuotono sui contratti già stipulati e sui loro esiti economici. I fornitori inviano offerte valide solo per due giorni, poiché l'oscillazione dei prezzi può variare più volte nella stessa giornata. È un periodo caratterizzato da una grande incertezza».

Al caro-prezzi si aggiunge la difficoltà a reperire profili professionali adeguati. «Mancano gli ingegneri meccanici e la manodopera specializzata. Per affrontare queste difficoltà abbiamo attuato un progetto con la Federico II per l'inserimento diretto dei neolaureati, ma bisogna tener conto dei tempi necessari - conclude Rispo - all'inserimento delle nuove risorse nel mondo del lavoro». Il superbonus ha ulteriormente incrementato la domanda di manodopera specializzata. Il notevole gap tra domanda e offerta, per ingegneri e tecnici, è confermato dal Bollettino del sistema informativo Excelsior, che elabora le previsioni occupazionali su un campione di circa 113mila aziende campane. Il 65 per cento degli imprenditori dichiara di avere difficoltà nel reperire operai specializzati. 

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