Ucraina, solidarietà da Soccavo alla Romania per aiutare chi fugge dalla guerra

Ucraina, solidarietà da Soccavo alla Romania per aiutare chi fugge dalla guerra
di Giovanni Chianelli
Lunedì 21 Marzo 2022, 14:46 - Ultimo agg. 22 Marzo, 15:31
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Il viaggio per andare a portare aiuti alle popolazioni in fuga dalla guerra in Ucraina arriva fino in Romania ma comincia da Soccavo. È lunedì 7 marzo, alle 14: in un furgone fittato partono due amici che lavorano insieme alla onlus “Idea cooperativa sociale”, nata a Napoli da poco; prima c’era stata la raccolta di medicinali, vestiti e generi alimentari che è passata anche dal San Carlo, grazie alla ballerina metà ucraina metà russa Karina Samoylenko, ed è stata organizzata da Roberta Saggiomo, responsabile della cooperativa.

Si parte, la strada è lunga. “22 ore di viaggio” racconta Massimo Mola, a capo della cooperativa. «Prima la Slovenia, poi un lunghissimo transito per l’Ungheria e poi altri 500 km in Romania. Tra stanchezza, voglia di arrivare prima possibile e qualche timore». Le paure sono legate a chi cerca di approfittare della situazione: «Molti furgoni degli aiuti umanitari vengono assaltati dai predoni, le guerre scatenano ogni appetito», spiega. Ad alternarsi alla guida con lui c’è Moises Bosco, di origine brasiliana. 

L’arrivo, martedì 8 alle 12, è nel sole e nel gelo di Baia Mare, a 60 km dal confine col paese in guerra. Il contatto locale è in realtà più campano che mai: Stefano Celia, di Marina di Camerota, da tempo in Romania per amore, con la passione per la cucina nel sangue (ha vinto il Masterchef locale). Con la ong “Asociatia Assoc” Celia ha organizzato la distribuzione dei beni e accoglie i due napoletani. Una notte di sosta dopo il lungo viaggio e il giorno dopo si va sul confine, tra Maramureş e Sighetu Marmației, la città che sta sulla frontiera. È uno dei varchi più tranquilli, ci passano “solo” 150 persone l’ora; in Polonia va decisamente peggio, con file di 30 ore per uscire dall’Ucraina. 

Una prima consegna di vestiti, coperte e lenzuola avviene proprio a Maramureş e successivamente si procede a fornire medicinali nello snodo logistico di “Adra”, la ong che gestisce un corridoio umanitario verso l’Ucraina. “Per nostra sorpresa Stefano ci ha detto che i farmaci più richiesti da chi scappa dal conflitto sono gli antidepressivi” dice Mola. L’organizzazione generale del campo rifugiati, gestita da alcune ong, è ottima, i profughi sono al sicuro in strutture di accoglienza efficienti e pulite. C’è una cucina solidale che offre 300 pasti al giorno ed è meta di una delle consegne del duo napoletano. Arrivano a gruppi i rifugiati, «mi ha colpito una donna anziana che fuggiva in bicicletta, la sua vita era in due valigie», dice Mola. Uno sguardo dentro i centri: «I volti di ogni persona segnano profondamente, sembrano spettri. Tutti, per lo più donne e bambini, guardavano davanti a sé confusi, senza alcuna luce negli occhi». La scena che muove le lacrime di Massimo e Moises, la offre una ragazzina: seduta su una sedia, poco dopo la doccia, si fa pettinare i capelli da una volontaria. 

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Questa foto non la scattano, ma in generale è consentito fare immagini e riprese. È consentito parlare con la gente ed entrare nei vari punti del campo, si può fare tutto o quasi, l’unica eccezione sono le mascherine: «Erano viste male. Se provavamo a indossarle ci dicevano di toglierle: adesso il Covid non è più una minaccia, il terrore reale è quello della guerra». La missione del volontario, spiega Mola, è quella di mostrare soprattutto il suo sorriso. Un aspetto inatteso è quello di chi accompagna i profughi in alcuni punti della Romania per i ricongiungimenti familiari: a chi si offre vengono richiesti i documenti che poi saranno fotocopiati dai responsabili delle ong. Mola: «Il rischio è la tratta. Diverse persone si avvicinano a bordo di minibus, offrendosi di accompagnare la gente a destinazione e poi di queste persone non si sa più nulla». 

I due inviati fanno ancora altre consegne, in tutto sono 5 i punti di raccolta in cui vanno personalmente a verificare che gli aiuti arrivino dove serve. “Sono state centinaia le famiglie napoletane che si sono tolte qualcosa dalla tasca per aiutare. Volevamo dare riscontro che il sacrificio fosse andato a buon fine” dice Mola. “Sono molto fiero del cuore dei miei concittadini, la raccolta si è conclusa in un lampo”. Guerra a parte, sul confine tra Romania e Ucraina l’emergenza è permanente: “Tutti ci hanno chiesto di non dimenticarsi di noi dopo, quando il conflitto sarà finito”. Poi c’è la strada del ritorno. Altrettanto lunga, ma senza più timore di assalti, col furgone vuoto e dopo aver visto tanta sofferenza: “Volevo andarci perché se per lavoro ti occupi di solidarietà in certe situazioni devi esserci, vedere. E poi volevo dare a mio figlio un esempio”. Il viaggio si rifarà presto: “Malgrado ciò che si dice, c’è una tremenda necessità di generi di prima necessità. Chiedo alla gente di fare come noi, non voltarsi dall’altra parte”.

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