Dal crac Deiulemar al bubbone rifiuti la città dei «carati» travolta dalla crisi

Mercoledì 3 Aprile 2019 di Gigi Di Fiore
«La città, come vede, è tranquilla e l'amministrazione comunale va avanti non essendo affatto coinvolta». Il sindaco Giovanni Palomba è nella sua stanza a Palazzo Baronale. Ostenta serenità, anche se l'inchiesta della Procura di Torre Annunziata ha scosso il mondo politico cittadino. Torre del Greco senza pace. L'antica città dei marittimi e dei ricchi produttori del corallo oggi vive nel ricordo di un passato di splendori in un presente di miseria. Le foto dei cumuli di rifiuti, non raccolti per difficoltà sugli appalti alle ditte, ne sono state la triste immagine.

POCHI SPICCIOLI
Solo in una città che si dimena nelle sue difficoltà economiche un voto può valere 10, massimo 15 euro. Lo osserva il gip Antonio Fiorentino: «Sfruttando la situazione di degrado di alcuni quartieri, l'indigenza e la povertà di tanti elettori, o solo il basso livello culturale, tanti cittadini sono stati privati di un loro fondamentale diritto per pochi spiccioli». Denaro, o pacchi alimentari come nella Napoli di Achille Lauro. Eppure, questa è stata la città dei grandi armatori, degli investimenti su pezzi di navi che rendevano interessi da capogiro. Erano i «caratisti», quelli che possedevano parti di imbarcazioni. Proprio come i carati dei diamanti. Poi la crisi, con il fallimento prima della Dimaiolines e poi nel 2012 della Deiulemar, che ha travolto 13mila famiglie. Solo con la Dimaiolines si erano impegnati in 800, sperando nelle promesse del 9 per cento di interessi. I crediti di chi aveva investito nelle navi della Deiulemar vennero calcolati in 725 milioni di euro. Come se non bastasse, agli inizi dell'anno scorso anche la compagnia Rbd (Rizzo-Bottiglieri-De Carlini) ha dovuto gettare la spugna per un crac da un miliardo di euro. È il tracollo del sistema armatoriale, che qui portava ricchezza. Ha ricordato Peppe Sbarra, giornalista autore di più pubblicazioni sulla sua Torre del Greco: «La storia della città ruota attorno al mare. Erano i coralli da pescare e lavorare, erano i commerci lontani a favorire la navigazione».

 

La Banca popolare di Torre del Greco venne fondata addirittura nel 1888. E la storia della città e delle sue ricche attività si fuse con un istituto di credito cittadino, che nacque per raccogliere i guadagni dei «corallari». Oggi, presieduta da Mauro Ascione esponente di una delle più antiche aziende di lavorazione del corallo con i De Simone e gli Aucella, la banca ha oltre 5000 soci, 538 dipendenti, 66 filiali e 90.000 clienti. Simbolo di una città ricca, ha la sua sede prestigiosa a palazzo Vallelonga. Ma Torre del Greco non è più quella della nascita della Banca popolare. Anche i marittimi sono di meno, preferiti negli imbarchi da marinai asiatici che vengono pagati di meno. L'associazione Marittimi per il futuro, costituita nel 2016, ha 3196 iscritti. Il suo vice presidente Ciro Esposito da tempo lancia allarmi: «Il crac Deiulemar ha messo in ginocchio la città, a Torre si fanno i conti con un'emergenza quotidiana. L'economia si basava sul mare, ma ormai il mare non è più una risorsa. Da noi viene a chiederci aiuto chi non può più pagare le bollette».

I PACCHI
È crisi, e anche i produttori di tulipani, che furono vanto di Torre del Greco, si sono ridotti a quattro. E don Ciro Sorrentino, rettore del santuario del Buon Consiglio, non se ne stupisce. Il santuario, che ha una storia che risale al 1906 ed è in contrada Leopardi, fa assistenza sociale. Ogni fine settimana, le porte sono aperte per una quarantina di persone in mensa. Potrebbero arrivare presto a oltre cento. È la miseria, che qui diventa disperazione per un'economia tradizionale crollata.

Uno scenario dove hanno gioco facile le promesse elettorali. E l'inchiesta, diventata l'argomento del giorno a Torre, ha coinvolto anche il presidente del Comitato Unicef di Napoli, Domenico Pesce. Torrese di 57 anni, a ottobre si è autosospeso dall'incarico dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia. È rimasto dipendente dell'Associazione Centro Onlus torrese. La Procura di Torre Annunziata lo accusa di aver distribuito pacchi con alimenti, destinati per legge a chi ne ha bisogno. Pacchi con la sigla «Ue» e la chiara indicazione «prodotto non commerciabile». Pacchi alimentari in cambio di voti, dice l'accusa. Domenico Pesce, da oltre 20 anni impegnato nelle attività sociali, difende la sua amicizia con il sindaco. E ha già spiegato: «Non ho mai incontrato indigenti, non mi occupo della distribuzione dei pacchi alimentari». © RIPRODUZIONE RISERVATA