De Laurentiis positivo al Covid, lo scienziato Giordano: «Aurelio maniacale nel seguire le regole, ha effettuato decine di test»

Venerdì 11 Settembre 2020 di Luigi Roano

Antonio Giordano - oncologo e genetista di fama mondiale con cattedra anche a Philadelphia, napoletano doc - lei è amico personale del presidente Aurelio De Laurentiis risultato positivo al Covid: c'è chi lo accusa in qualche modo di essere stato leggero su questa sua disavventura.
 

 

Che ne pensa?
«Io ho visto una attenzione quasi maniacale da parte di Aurelio: non ha permesso a nessun estraneo di entrare nella sua casa né di avvicinarlo, ha rispettato tutte le regole e i protocolli».

Il presidente dice che fa due tamponi a settimana...
«Ci sta che ciascuno di noi possa incontrare il virus, la positività deriva dal fatto che il presidente si sottopone a controlli. Anche io ho fatto controlli negli Stati Uniti e in Italia. Non bisogna confondere il contagio con l'uomo pubblico, il Covid è una livella. Quella di De Laurentiis è una situazione, per quello che mi consta, sotto controllo».

Lo ha sentito in queste ore?
«Noi ci inviamo messaggi tutti i giorni. Oggi il tema è che abbiamo una gioventù che, presa dal coinvolgimento estivo, si è mossa parecchio. E siamo nella stagione in cui non solo il Covid, ma anche virus come quello dell'influenza sono in giro. C'è molta attenzione su De Laurentiis perché si occupa di calcio».

Sia più chiaro.
«Noi dobbiamo invece cercare di mantenere certi comportamenti e imparare da quello che abbiamo subito in questi mesi avendo più attenzione quando si è in pubblico. Fortunatamente il nostro organismo è forte e produce le sue difese. Poi non dimentichiamo una cosa: il nostro Sud ha una specificità difensiva verso il Covid, noi del meridione non abbiamo subito i danni di altre regioni».

C'è chi dice che gli scienziati non hanno saputo dimostrare questa particolarità.
«Non è vero, abbiamo pubblicato uno studio per chiarire questa possibilità. Anche se sono necessari ulteriori studi, non dimentichiamo che il Covid è una malattia giovanissima. C'è uno studio genetico in cui è stato spiegato che esiste una suscettibilità rispetto alle situazioni ambientali notevole: al Sud abbiamo uno scudo genetico formato dai geni Hla, altrove invece dove ci sono fragilità ambientali e più inquinamento questo scudo non funziona alla stessa maniera. Stiamo elaborando un test diagnostico al quale sta lavorando anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri su questo aspetto dell'epidemia».

Argomento scivoloso in Italia, qualcuno ha utilizzato politicamente questo dato.
«Anche in America Trump e Biden hanno fatto la stessa cosa ed entrambi hanno avuto a che fare direttamente con il Covid...».

Ovvero?
«La globalizzazione ci fa viaggiare da un lato all'altro del mondo e con noi anche i virus si muovono. Dobbiamo riconsiderare gli stili di vita e stare più attenti».

Il Covid ha colpito nelle ultime settimane tre personalità molto simili, i ricchi: Briatore, Berlusconi e De Laurentiis: cosa significa?
«L'unica cosa in comune e che hanno forte visibilità, i media non si occupano molto dei poveri operai che hanno contratto il virus. Io, per esempio, ho perso in queste ore un mio carissimo amico di 60 anni per il Covid».

Lei ha detto che bisogna cambiare gli stili di vita: cosa intende?
«Al netto delle mascherine e del distanziamento la questione ambientale è determinante. Con il Recovery Fund arriveranno molti fondi in Italia, io sono stato incaricato di formulare uno studio sulla questione ambientale e le epidemie dal nostro Governo, dai ministri Speranza e Costa e da Sileri. Si tratta di biomonitoraggio».

Torniamo a De Laurentiis, che consiglio si sente di dargli?
«Nessuno, è seguito già da tanti esperti e la sua non mi sembra una situazione preoccupante, non ci siamo sentiti ma ci siamo scritti».

De Laurentiis è tra i fautori di una ripartenza vera se anche graduale cioè con gli spettatori allo stadio. Lei di che parere è?
«Dobbiamo osservare la curva epidemica, in questa stagione non esisterà solo il Covid ma si attiveranno anche altri virus. Prima della normalità totale nel frattempo non sarei contrario al fatto di aprire in maniera graduale, almeno al 20-30 per cento la capienza degli impianti, sempre tenendo sotto controllo la curva. In questo periodo ripartiranno anche le scuole. Per capire l'andamento del virus serve tempo, anche 7-8 mesi e dobbiamo essere bravi a intercettare tutti i sintomi, serve un po' di buonsenso per trovare l'equilibrio».

Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA