Degrado a Napoli: l'affronto di rovi e sterpaglie sui monumenti

Venerdì 31 Luglio 2020 di Giuliana Covella

Il busto di Domenico Martuscelli nelle aiuole di piazza Dante, la statua di Augusto sulla terrazza di via Cesario Console, la targa dedicata a Pablo Neruda al Parco Virgiliano o la stele con i versi di Era de maggio di Salvatore Di Giacomo nei giardini dell'omonima piazza a Posillipo. Omaggi a uomini illustri a cui, nelle intenzioni, si doveva dare lustro in spazi pubblici dove alla cura del verde e al rispetto dell'ambiente si univano storia e cultura. Invece oggi quei busti, quelle statue e quelle targhe sono inserite in parchi e giardini divenuti spazi degradati e vandalizzati. Da un quartiere all'altro la fotografia è la stessa: polmoni verdi abbandonati all'incuria e iniziative di volontari che cercano di restituirli a mamme, bambini e anziani.
 

 

Il viaggio tra i parchi e i giardini dedicati agli uomini che hanno lasciato un segno nella storia e nella cultura non solo italiana ma mondiale, comincia da piazza Salvo D'Acquisto. Due settimane fa i giardini sono stati restituiti alla cittadinanza in occasione del restauro della stele dedicata al carabiniere che sacrificò la sua vita per salvare 22 innocenti da un rastrellamento nazista. «Hanno inaugurato l'aiuola dove c'è il monumento, ma manca l'impianto di irrigazione», dice Benedetta De Falco, volontaria e presidente Associazione Premio Greencare. Proseguendo verso il lungomare, in uno dei luoghi simbolo di Napoli, la Villa comunale, l'oltraggio agli uomini illustri raggiunge l'apice con i busti dei grandi semi nascosti dalla vegetazione incolta: Giambattista Vico, Pietro Colletta, Giovanni Bovio, Giosuè Carducci e due tempietti dedicati a Torquato Tasso e Virgilio. Ma anche di Luigi Settembrini, Edoardo Scarfoglio, Francesco de Sanctis. Anche qui statue e monumenti sono conservati in mezzo a prati e aiuole non curate, perché manca l'impianto di irrigazione. «Invece di fare inaugurazioni spot - si chiede De Falco - perché il Comune non avvia una seria comunicazione con i cittadini per una condivisione nel processo di cura del verde?». L'ultima statua della Villa comunale, verso piazza della Repubblica, langue nel degrado e pochi forse sanno che raffigura il fondatore della scuola pianistica napoletana: Sigismond Thalberg.
 

Non va meglio nelle periferie, come San Pietro a Patierno: il Parco 4 Aprile dedicato alle vittime del bombardamento avvenuto nel 1943, «è chiuso, vandalizzato e ridotto a discarica», ricorda Salvatore Parisi del Comitato Tutela Ambientale San Pietro. Passando nell'area est il simbolo della vergogna sono i parchi intitolati a Massimo Troisi a San Giovanni a Teduccio; il Parco Sergio De Simone a Ponticelli, che porta il nome del bimbo deportato nei lager e il Parco Fratelli De Filippo, un immenso polmone verde dove la vegetazione è diventata talmente fitta da sembrare più simile a una foresta. Il primo vanta anche un primato: è il nido di una specie rara, i rospi smeraldini. Peccato che il lago artificiale sia vuoto da anni perché il sistema di filtraggio delle acque funziona a intermittenza. Nel parco De Simone in via Prota Giurleo all'assenza di manutenzione ordinaria si aggiunge l'opera dei vandali che incendiano quel che resta di alberi e piante. Un parco che, va detto, è a due passi da scuole, biblioteche e palazzine. E che dire del parco che dovrebbe rendere omaggio a Eduardo, Peppino e Titina De Filippo? Pochi giorni fa i volontari di un'associazione hanno salvato un pitbull abbandonato forse dopo un combattimento e rimasto intrappolato tra rovi e sterpaglie.

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