Deiulemar, salta la trattativa con Ferlaino: «Offerta troppo bassa per Palazzo d'Avalos»

Sabato 9 Novembre 2019 di Aniello Sammarco
Ricavare il più possibile dalla vendita delle quote relative a Palazzo D'Avalos appartenute alla Deiulemar: è l'intenzione del comitato dei creditori dell'ex colosso armatoriale fallito nel maggio del 2012 e nel quale avevano investito 720 milioni di euro oltre tredicimila obbligazionisti. Nei giorni scorsi l'organismo presieduto da Vittorio Porzio e composto anche da Antonio Cirillo, Monica Cirillo, Michele Romano e Antonio Romano ha respinto la richiesta avanzata dalle società che fanno capo all'ingegnere Corrado Ferlaino di acquisire le quote del prestigioso palazzo napoletano di via dei Mille, ritenendo troppo bassa la proposta, pari a circa 4 milioni di euro. Una decisione comunicata alla curatela fallimentare e che di fatto è il preludio all'avvio dell'iter per procedere attraverso il sistema della vendita comparativa: chi offre di più rispetto alla base d'asta rileva le quote. Una strada seguita per altri beni appartenuti all'universo della «Parmalat del mare», come le frazioni dello Sporting Poseidon, il complesso di via Benedetto Cozzolino venduto per buona parte attraverso una serie di rilanci al ribasso.

LEGGI ANCHE Crac Deiulemar, di nuovo all'asta la fetta più cara del Poseidon

Palazzo D'Avalos è uno dei pezzi da novanta del fallimento Deiulemar: all'epoca del crac che ha mandato gambe all'aria una larga parte della popolazione di Torre del Greco l'immobile fu valutato 58 milioni di euro e le quote ritenute nella disponibilità degli armatori falliti (guidati dall'ex amministratore unico, il defunto Michele Iuliano) vicine almeno al 45 per cento. Calcoli non condivisi dagli altri proprietari di frazioni della struttura e che hanno portato all'avvio di un contenzioso non ufficialmente concluso. Sta di fatto però che in questi anni l'incuria e l'abbandono hanno portato ad un progressivo peggioramento della situazione complessiva dell'immobile, tale da far scendere la possibile quotazione di mercato. «Non tale però da fare crollare il valore di quanto in possesso del fallimento» è la convinzione del comitato dei creditori, che ha giudicato inaccettabile la proposta delle società vicine a Ferlaino.

LEGGI ANCHE Effetto Cassazione: si sbloccano 27 milioni per i creditori

A proposito dei beni finiti al centro dei diversi fallimenti collegati alla Deiulemar compagnia di navigazione, il 12 dicembre tornerà all'asta l'unica porzione dello Sporting Poseidon non ancora alienata. Si tratta della parte che comprende il ristorante, la piscina scoperta e alcune aree esterne della struttura dove insistono anche una piscina coperta, diversi campi da tennis e una struttura che oggi ospita una sala bingo. La base di partenza è di poco superiore a 1,4 milioni di euro, anche se l'offerta minima si aggira attorno al milione. A differenza delle quote di palazzo D'Avalos, la vendita dello Sporting Poseidon è un argomento poco interessante agli occhi dei risparmiatori dell'ex colosso armatoriale di via Tironi, in quanto i soldi ricavati dalla vendita promossa dalla curatela fallimentare della società di fatto andranno a coprire le istanze promosse dai creditori privilegiati (in particolare le banche che sull'intero impianto polivalente vantavano diverse ipoteche). Discorso analogo per l'hotel Poseidon, di recente tornato attivo e sbandierato dall'allora amministratore Iuliano come una delle garanzie a tutela degli investitori nei giorni del gennaio 2012 in cui esplose la psicosi legata all'insolvenza della Deiulemar. © RIPRODUZIONE RISERVATA