Delitto Materazzo, Luca in aula: «Posso collaborare alla verità, ma temo per la mia sicurezza»

di Viviana Lanza

«Vorrei confrontarmi con i pubblici ministeri in privata sede per tutelare la mia persona. Ritengo di poter dare un enorme contributo alla ricostruzione dei fatti per inquadrarli correttamente. Mancano ancora molti tasselli e io potrei dire molto, ma vorrei essere tutelato». Parla Luca Materazzo, imputato unico con l’accusa di aver massacrato a coltellate il fratello Vittorio sotto il portone di casa a novembre di due anni fa in via Maria Cristina di Savoia.

Aula 115, prima Corte di assise. Materazzo ottiene la possibilità di rendere dichiarazioni spontanee. È l’occasione che l’imputato coglie per rinnovare la sua richiesta di un confronto con i pm («si tratta della mia vita») lasciando intendere di avere informazioni utili a svelare nuovi scenari sul delitto di Chiaia e di temere per la sua incolumità, «anche per questo mi allontanai da Napoli» dice Luca precisando, a sua difesa, che «tutta la modalità è incompatibile con me. Con mio fratello tanti contrasti ma non l’ho aggredito io».
Mercoledì 9 Maggio 2018, 12:11
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