Didattica a distanza, i presidi di Napoli sono divisi

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Mariagiovanna Capone
Didattica a distanza, i presidi di Napoli sono divisi

Le Regioni spingono per una Didattica a distanza per tutte le scuole secondarie di secondo grado. Una proposta che considerano valida per arginare i contagi nelle scuole e alleggerire i mezzi pubblici. Le linee guida ministeriali però sono abbasta chiare e prevedono per le superiori solo la Didattica digitale integrale (Ddi o Did), che alterna lezioni in presenza e a distanza, mentre per le scuole del primo ciclo non è affatto consigliato. La Dad e la Ddi però non sono ben visti da docenti e dirigenti, e con l'aumento di casi nello stesso plesso sono solo pochissime le scuole che hanno preso questa difficile scelta. Tra questi liceo Sannazaro, liceo Pansini, liceo Sbordone e Istituto di Istruzione superiore Archimede. L'opinione unanime è che «la scuola è molto sicura, mentre è all'esterno che resistono modi di fare poco responsabili: vedo troppi ragazzi passarsi la sigaretta o una bottiglia» racconta il dirigente Valter De Bartolomeis dell'Istituto superiore Caselli-De Sanctis che da lunedì sta proponendo un laboratorio artistico con la prestigiosa presenza di Santiago Calatrava «per un piccolo gruppo di studenti in presenza e il resto sta seguendo da casa». 

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Il primo caso di Covid-19 accertato la settimana scorsa al prestigioso liceo Sannazaro ha spaventato a tal punto che il dirigente Riccardo Güll ha lasciato libertà di scelta alle famiglie sulla possibile didattica. Quasi tutti hanno hanno optato per la Dad. Dopo l'annuncio del secondo caso a distanza di quattro giorni, anche i pochi che avevano optato per la presenza hanno cambiato idea. Motivazioni simili, ma anche al liceo Sbordone la dirigente Maria Antonella Caggiano ha proposto varie opzioni alle famiglie dopo alcuni casi di positività e qui la scelta è stata unanime per la Ddi. La dirigente dell'Istituto di Istruzione Superiore Archimede, Mariarosaria Stanziano, ha invece fissato due settimane di Dad, sospendendo le attività didattiche in presenza da ieri. «Dopo un'attenta valutazione della situazione generale, il Consiglio ad horas ha ritenuto necessario, infatti, deliberare l'avvio della didattica a distanza per tutte le classi dell'istituto» spiega, decisione non presa a cuor leggero e mossa «dalla presenza di diversi casi conclamati di Covid-19, anche se in parte asintomatici, e di numerosi casi sospetti, sia nel corpo insegnante che in varie classi dell'Istituto». 

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Dario Spagnuolo, dirigente dell'Istituto comprensivo Bracco ha «tre casi Covid accertati in classi diverse ma l'Asl sta ancora eseguendo i tamponi alle famiglie e agli altri alunni». Secondo le regole ministeriali, però, può offrire Dad esclusivamente alle classi in quarantena fiduciaria. «Sono contrario alla Dad per alunni così piccoli spiega - non risolve il problema all'origine: se ci dessero le risorse necessarie, sarebbe tutto più sicuro. Un esempio? I famosi banchi monoposto: mi sono arrivati ma non le sedie e non so quando arriveranno». Il dirigente sottolinea un altro aspetto per rendere le scuole sicure: «Per la pandemia molti di noi hanno potuto ricevere una manutenzione degli edifici. Ma è manutenzione ordinaria, che gli enti avrebbero dovuto fare negli anni. Se dobbiamo aspettare una pandemia per avere le scuole a posto, siamo rovinati». 

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Valter De Bartolomeis che guida l'Istituto superiore Caselli-De Sanctis a Capodimonte ha invece iniziato lunedì la sperimentazione della Ddi per una classe. «Il sistema integrato è nuovo, quindi ho ritenuto opportuno testarlo» precisa. Anche De Bartolomeis è contrario alla Dad in caso di più positivi. «Il mio è un Istituto con laboratori, è difficile pensare di insegnare l'arte della ceramica a distanza. Occorre però che il governo dia delle regole precise cui noi dirigenti possiamo attenerci, così da avere una linea didattica uniforme». Infatti, capita spesso che le classi con un positivo continuino ad andare a scuola, con le lamentele delle famiglie. «È l'Asl a deciderlo, noi dirigenti non abbiamo nessuna voce in capitolo e seguiamo i protocolli alla lettera, solo loro possono valutare un eventuale pericolo. Paradossalmente conclude - a scuola i ragazzi sono più al sicuro, ci sono regole precise e le mantengono tutti. Il problema è una volta fuori, vedo troppi comportamenti sconsiderati. Confidiamo nella responsabilità e nel buon senso ma spesso non basta per contenere i contagi».

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