Emergenza senza fine, ecco
chi sta incendiando la Campania

Lunedì 17 Luglio 2017 di Leandro Del Gaudio
Emergenza senza fine, ecco chi sta incendiando la Campania

Sono loro, sempre loro: quelli che hanno interesse ad entrare nell’affare delle bonifiche e che ora scalpitano per accedere ai progetti. Quali? Quelli della Regione, che non mancheranno: i progetti per ripulire quei 150 ettari di bosco distrutti, dati alle fiamme, grazie a una sapiente regìa che tiene legati la piazza e segmenti del Palazzo, mondi diversi che si abbracciano quando l’ennesima sciagura si abbatte su Napoli e dintorni. Sono loro, sempre loro, manodopera d’assalto al patrimonio naturalistico che ha reso celebre il Vesuvio nel mondo. Sono loro: frange di disoccupati organizzati, ex lavoratori a progetto rimasti da mesi esclusi dai finanziamenti e improvvisamente blanditi da qualcuno che ha interesse a risistemare le cose.

Oggi hanno acceso le fiamme e hanno distrutto presente e futuro del paesaggio naturale, domani li vedremo lì sul posto: con il kit dell’emergenza, a ripulire dai detriti, a bonificare territori, a piantare nuove specie di vegetazione, a fare le sentinelle del territorio. E a picchettare ogni intervento dello Stato che non preveda un loro impiego, una loro assunzione diretta sul campo. Non in un futuro remoto, ma appena saranno svanite le fiamme, appena il vento tornerà basso, appena sarà necessario battere cassa per risolvere la nuova emergenza che mancava. Eccola la pista battuta dalla Procura di Napoli, al centro delle indagini che tengono da oggi saldamente collegate le Procure di Nola e di Torre Annunziata, in uno scenario investigativo che ha macinato passaggi investigativi decisivi. A lavoro gli uomini della forestale del comandante Sergio Costa, ci sono piste e moventi ben definiti in una informativa trasmessa in queste ore all’autorità giudiziaria. Conoscono le sigle e le strategie di lotta, gli inquirenti non navigano a vista. Ma partiamo dai fatti, prima di approfondire le piste seguite in queste ore. A distanza di quindici giorni dalle prime fiamme, sono stati rinvenuti tre focolai, tre inneschi: uno a Ottaviano, uno a Ercolano e un altro a Torre del Greco. E non è tutto: i carabinieri forestali conoscono anche il sistema usato per appiccare le fiamme, che consentirà - come in ogni giallo che si rispetti - di risalire alla mano dell’assassino, alla regìa della devastazione. Una regìa unica, sembra di capire, che va tenuta ben distinta da quanto avvenuto in altre zone dell’area metropolitana, come Ischia o gli Astroni, come Posillipo o Pianura.

Ancora qualche numero: su 1500 ettari di bosco protetto dall’Ente parco del Vesuvio, sono andati distrutti 150 ettari. La più grande sciagura boschiva che si è abbattuta in Italia. Divorato l’equivalente di 150 stadi San Paolo messi assieme, per intenderci. Un disastro «dalla chioma alla chioma» - altro record negativo - che ha allertato gli inquirenti sin dalle prime battute: le fiamme si sono diffuse dalla chioma di un albero all’altro, tanto erano alte. C’è uno sfogo ad alta voce che non è passato inosservato in queste ore: «Noi li spegniamo la mattina, la sera tornano ad accendersi», dicono i vigili del fuoco nei report spediti ai pm. Quanto basta per definire un vertice che si terrà oggi pomeriggio a Napoli, al cospetto del procuratore Nunzio Fragliasso, a stretto contatto con la procuratrice di Nola Stefania Castaldi e con il procuratore oplontino Sandro Pennasilico (sempre e comunque sotto la vigile attenzione del pg Luigi Riello). A Napoli, fascicolo affidato al pm Francesca De Renzis, possibile da domani anche un sopralluogo in elicottero sulla zona toccata dalla devastazione. Ma torniamo alle piste. Bonifiche, frange di disoccupati organizzati che fino a qualche mese fa bussavano (invano) alla porta della Regione per entrare - guarda caso - nella gestione degli incendi, ma anche una possibile strategia per colpire l’Ente parco del Vesuvio sulla sua campagna antiabusivismo edilizio. Facce della stessa realtà napoletana, lo stesso leit motiv: creare a tavolino emergenza in grado di risollevare la paralisi economica del territorio. Finita la crisi dei rifiuti, occorreva dare inizio a un altro allarme. Resta sullo sfondo anche la questione degli abbattimenti delle centinaia di manufatti abusivi che incidono sull’Ente parco del Vesuvio. Come è noto esiste una politica che indispettisce chi ha costruito abusivamente: quella dell’esproprio, che impone all’abusivo di pagare i costi della demolizione e che lo rende straniero a casa sua, lo estromette dal territorio violato. Scenario esplosivo, che ha animato una sola regìa, quella della devastazione, della catena dei soccorsi, delle bonifiche e dell’emergenza che sblocca soldi a morte di subito: esattamente come accaduto anni fa con alcuni progetti dei rifiuti, come accadde nei consorzi di bacino, nella ventennale monnezzopoli di Napoli e Caserta.
 



Eccola la pista battuta dalla Procura di Napoli, al centro delle indagini che tengono da oggi saldamente collegate le Procure di Nola e di Torre Annunziata, in uno scenario investigativo che ha macinato passaggi investigativi decisivi. A lavoro gli uomini della forestale del comandante Sergio Costa, ci sono piste e moventi ben definiti in una informativa trasmessa in queste ore all’autorità giudiziaria. Conoscono le sigle e le strategie di lotta, gli inquirenti non navigano a vista. Ma partiamo dai fatti, prima di approfondire le piste seguite in queste ore. A distanza di quindici giorni dalle prime fiamme, sono stati rinvenuti tre focolai, tre inneschi: uno a Ottaviano, uno a Ercolano e un altro a Torre del Greco. E non è tutto: i carabinieri forestali conoscono anche il sistema usato per appiccare le fiamme, che consentirà - come in ogni giallo che si rispetti - di risalire alla mano dell’assassino, alla regìa della devastazione. Una regìa unica, sembra di capire, che va tenuta ben distinta da quanto avvenuto in altre zone dell’area metropolitana, come Ischia o gli Astroni, come Posillipo o Pianura. Ancora qualche numero: su 1500 ettari di bosco protetto dall’Ente parco del Vesuvio, sono andati distrutti 150 ettari. La più grande sciagura boschiva che si è abbattuta in Italia. Divorato l’equivalente di 150 stadi San Paolo messi assieme, per intenderci. Un disastro «dalla chioma alla chioma» - altro record negativo - che ha allertato gli inquirenti sin dalle prime battute: le fiamme si sono diffuse dalla chioma di un albero all’altro, tanto erano alte.

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Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 13:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA