Don Mimmo Battaglia arcivescovo di Napoli: «Camorristi, convertitevi! State uccidendo Napoli»

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Maria Chiara Aulisio
Don Mimmo Battaglia arcivescovo di Napoli: «Camorristi, convertitevi! State uccidendo Napoli»

«Stanno uccidendo Napoli. La sta uccidendo la camorra e il malaffare, con la violenza e la crudeltà di coloro che hanno dimenticato di essere umani. Ora convertitevi. Il vostro Vescovo non si tirerà indietro nell'accogliere, e accompagnare, i passi della rinascita umana». È il grido di dolore lanciato da don Mimmo Battaglia di fronte all'ennesima aggressione della criminalità. Si spara ancora una volta a Ponticelli dove, in pochi giorni, sono state ammazzate due persone e ferite altre due. Rivalse e vendette trasversali, spaccio di droga e pizzo a oltranza: in meno di un anno, nell'area est della città, undici agguati. Da qui - a distanza di quasi trent'anni - la necessità del vescovo di Napoli di pronunciare quel convertitevi che il 9 maggio del 1993, nella Valle dei Templi di Agrigento, Giovanni Paolo II gridò agli uomini della mafia che insanguinavano la Sicilia. 

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Prima l'appello, stanno uccidendo Napoli, poi l'identikit dei responsabili. E Battaglia non fa sconti: «La sta uccidendo l'indifferenza di coloro che si voltano dall'altra parte, credendo di poter stare tranquilli non immischiandosi e non prendendo posizione. La sta uccidendo la scarsa attenzione della politica, nazionale e locale, che ormai pare essersi abituata al sangue versato in terra partenopea, considerandola alla stregua di un paese in guerra». Non solo. «Perché Napoli la sta uccidendo anche ciascuno di noi, nella misura in cui fa finta di niente e dimentica che il presente e il futuro della nostra città dipendono dall'impegno di tutti». Le parole, dure e severe, di Battaglia risuonano nel vuoto di un dibattito che - anche nella recente campagna elettorale - sembra aver dimenticato il grande tema della camorra. Se ne è parlato poco - e il disappunto del vescovo emerge con chiarezza dal suo monito - e se ne parla sempre meno. Se non in qualche occasione - quando in linea di massima il tema viene affrontato e rilanciato dagli organi di informazione - la lotta alla criminalità, come scrive lo stesso don Mimmo, non appare una priorità. È stato il Mattino, ospitando un'intervista al prefetto Marco Valentini, a sollevare - tanto per fare un esempio - il problema dell'indifferenza del Comune nei confronti della questione dei murales e degli altarini che, nei vicoli della città, inneggiavano ai paladini della peggiore delinquenza. Una campagna stampa martellante, andata avanti per settimane, con tenacia e determinazione, che ha ottenuto il risultato sperato. Ovvero: la rimozione di uno scempio al quale, per anni, nessuno mai aveva pensato di porre fine. Poi, le armi e, insieme, la faida dei baby boss: altra emergenza, nuova campagna del Mattino. Interviste, dati, commenti, denunce a raffica. Un'inchiesta a vasto raggio per dire ciò che - esattamente come i murales e gli altarini dei clan - è sotto gli occhi di tutti: pistole e coltelli a portata di mano, e soprattutto a portata di bambini. Adolescenti già killer che si contendono le piazze di spaccio e maneggiano armi come farebbe un boss. E una facilità nel reperirle, le armi, che, talvolta, riesce a spiazzare gli stessi investigatori. Un fenomeno enorme e tanta indifferenza, la stessa che ha convinto il vescovo di Napoli a dire la sua richiamando tutti a un maggiore senso di responsabilità: «Sotto la croce della nostra città dobbiamo, oggi più che mai, insieme e senza distinzione di fede, politica, ruolo sociale e istituzionale, stare in piedi, evitando di sdraiarci supini in attesa che qualcosa cambi da sola, e sederci, rassegnati e assuefatti a veder morire Napoli». Poi, l'appello accorato alle madri di Napoli, «soprattutto a quelle che vivono in quartieri e situazioni familiari difficili». A loro è rivolta l'esortazione di Battaglia: «Siate strumento di conversione per i vostri figli, aiutate le vostre famiglie a ravvedersi, siate nuovamente grembo che genera vita e non complici di percorsi di morte». 

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E mentre annuncia una visita a Ponticelli, domani sera alle 19, per incontrare i giovani del quartiere in una chiesa, e scambiare quattro chiacchiere con loro - e con don Federico Saporito, giovane decano del nono Decanato della diocesi di Napoli - don Mimmo si rivolge «a tutte le istituzioni, alla società civile, agli uomini e alle donne di buona volontà, alla mia Chiesa - aggiunge - a cui chiedo, oggi più che mai, di camminare insieme, superando l'individualismo e la diffidenza, lavorando uniti per restituire Napoli alla sua vocazione di città di pace, accoglienza, solidarietà». 

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