Dopo Arzano e Caivano, il Comitato
anticamorra si concentra su Afragola

Mercoledì 13 Aprile 2022 di Rosaria Rocca
Dopo Arzano e Caivano, il Comitato anticamorra si concentra su Afragola

Riflettori puntati anche sul rione Salicelle di Afragola. Agguati, stese e raid intimidatori hanno invaso la scena, negli ultimi mesi, e tengono alta l’attenzione dello Stato nei confronti dei rioni popolari della provincia a nord di Napoli. Dopo la 167 di Arzano e il Parco Verde di Caivano, l’allarme viene lanciato anche sulle palazzine di Afragola. Il Comitato di liberazione dalla camorra dell’area a nord di Napoli non molla la presa: «È uno dei quartieri dove si sente maggiormente la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni. Un’iniziativa semplice e realizzabile come l’intitolazione delle strade poteva essere un primo passo». 

Un quartiere-ghetto in cui le strade sono ancora senza nome a distanza di 40 anni dalla costruzione. La legalità parte dalla cultura e dall’inclusione che risultano necessarie. I residenti sono sempre più sfiduciati: «Siamo considerati solo durante le elezioni e poi spariscono tutti. Facile puntare il dito ma cosa si fa effettivamente per noi? Niente». 

La questione è stata sollevata dal consigliere di minoranza Antonio Iazzetta: «Dare un nome alle strade delle Salicelle ha una valenza particolare. Ho portato in consiglio comunale una mozione per chiedere al sindaco e alla giunta di riprendere un progetto degli alunni della scuola Europa Unita e sostenuto dall’amministrazione Tuccillo nel 2016. È davvero inspiegabile il motivo per cui il consiglio comunale non abbia voluto dare, immediatamente, un nome alle strade delle Salicelle perché, se è vero che si sta andando verso un nuovo regolamento della toponomastica, è vero anche che ci vorranno mesi per l’approvazione e, probabilmente, anni per scegliere le intitolazioni e avere poi tutte le autorizzazioni necessarie. Il progetto realizzato dagli alunni delle Salicelle rispettava in pieno lo spirito con cui si sta lavorando al nuovo regolamento, a cominciare dall’omogeneità visto che erano stati scelti nomi della tradizione culturale napoletana».

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