Sulla moto drogato uccise un anziano nel Napoletano: condannato a 6 anni

Venerdì 13 Novembre 2020 di Aniello Sammarco
Sulla moto drogato uccise un anziano nel Napoletano: condannato a 6 anni

«Nessuna sentenza, anche la più esemplare di questo mondo, potrà mai restituirmi mio padre. Certo, quella emessa dai giudici del tribunale di Torre Annunziata è una condanna importante stando alla legge sull'omicidio stradale, perché testimonia che quel giorno, con una condotta più accorta, quell'immane tragedia sarebbe stata evitata». Novella Ventimiglia è un apprezzato architetto e per un periodo è stata assessore ai Lavori pubblici della giunta Palomba. Ma è soprattutto la figlia di Antonio, ex commerciante di 82 anni la cui vita è stata spezzata lo scorso 2 gennaio, quando la sua strada incrociò quella di Filippo Marchisiello, il 39enne condannato in primo grado a sei anni e sei mesi per la sua morte.

 

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L'INCIDENTE
I fatti si consumarono in via Salvator Noto attorno alle 12 in un clima ancora di festa e con le strade piene di gente, vista anche la mattinata di sole. Una mattinata macchiata dal sangue. Ventimiglia cammina lungo l'arteria all'epoca aperta al solo transito pedonale e peraltro priva di marciapiedi. Marchisiello imbocca in moto via Noto ad una velocità folle vista la presenza di tante persone: si lancia a 60 kmh e con se ha un minorenne. Impenna, ricostruiranno gli agenti di polizia municipale, e quando atterra con entrambe le ruote si trova davanti Ventimiglia. «A dire il vero racconta la figlia chi ha visto le immagini, che io mi sono rifiutata di guardare, dice che tra la moto e mio padre c'erano ancora 20 metri. Spazio che una persona lucida avrebbe sfruttato, pur lanciato a velocità sostenuta, per provare ad attutire l'impatto». Ma Filippo Marchisiello all'epoca dei fatti non era una persona lucida, come hanno dimostrato i test effettuati dopo il fermo. «Era sotto l'effetto di sostanze stupefacenti racconta Novella Ventimiglia e per giunta alla guida senza la patente necessaria per portare quella moto. Aveva messo insieme tutte le circostanze più negative».


Ventimiglia, centrato in pieno, vola via e batte violentemente la testa. Dal capo esce tanto sangue. Quando sul posto arrivano i familiari è vivo ma fatica a parlare. La corsa in ambulanza verso l'ospedale di Boscotrecase e poi il Cardarelli sarà inutile: l'uomo morirà tre ore dopo.
Nel frattempo Marchisiello, scappato per sottrarsi all'ira dei presenti, viene assicurato alla giustizia e posto agli arresti domiciliari. Ora, la sentenza di primo grado e la condanna a sei anni e sei mesi con rito abbreviato per omicidio stradale e guida sotto effetto di droga: «Per le pene previste dalla legge sull'omicidio stradale spiega Novella Ventimiglia, che è stata assistita dagli avvocati Gaetano Frulio e Maria Colantonio e per il fatto che sia stato scelto dai difensori di Marchisiello il rito abbreviato, si tratta della condanna massima. Quello che contesto è il fatto che per un omicidio stradale commesso senza alcuna attenuante da un soggetto conosciuto per essere avvezzo a lanciarsi a forte velocità lungo le strade dello shopping, la pena più elevata prevista dalla legge sia dieci anni. Mio padre non me lo restituirà più nessuno: mi auguro che almeno questo sacrificio possa servire ad evitare altre morti in futuro».

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