Dubai, l’Eldorado dei clan di camorra: riciclaggio e niente arresti negli Emirati

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Leandro Del Gaudio
Dubai, l’Eldorado dei clan di camorra: riciclaggio e niente arresti negli Emirati

Ha un orologio da 500mila euro sul polso e un tesoretto nella borsa. Una pietra preziosa nascosta in un anello, le idee chiare per il futuro: andare a salutare «il sultano Bin Amed», che è come venire in «Italia a salutare il presidente della Repubblica». Otto ore di areo, tanto dura il viaggio della vita, da Napoli (o Roma) a Dubai, che ti porta da Gomorra a Gomorra: dall’inferno delle guerre di camorra di Secondigliano al riciclaggio negli Emirati, dalle faide all’Eldorado, quello in cui «apri un conto corrente in mezz’ora, se non fai il fesso non ti arrestano mai». Parole e sogni di Luca Esposito, soggetto arrestato di recente mentre da Roma provava a salpare per la capitale mediorientale.

Al polso e in borsa aveva un capitale, in tasca un finto green pass comprato per «seimila euro» dati a due medici compiacenti (indagini in corso), nella testa la possibilità di mettere a segno la svolta della vita. Come quella di Raffaele Imperiale (il boss che custodiva i quadri di Van Gogh, per intenderci), arrestato a luglio dopo anni di latitanza, per il quale l’autorità emiratina ha detto no all’estradizione. Uno stop decisivo, che deve aver spinto Luca Esposito, genero del boss dell’alleanza di Secondigliano Patrizio Bosti, a non perdere tempo. A mettersi in viaggio per Dubai, anche sulla scorta di una grana personale non da poco. Quale? Di recente, la Dda della Procura di Gianni Melillo ha chiesto per lui una condanna a dieci anni di reclusione, roba che - già in primo grado - rischia di far scattare le manette ai polsi in modo estemporaneo.

Napoli-Dubai, dunque, rigorosamente solo andata. Tantissimi i soggetti che hanno fiutato la convenienza, che l’hanno fatta franca, che hanno trovato nella città del futuro il loro presente, le loro certezze. Quali certezze? È lo stesso Luca Esposito a spiegarlo, senza sapere di essere intercettato, prima di essere fermato a Fiumicino assieme alla moglie Maria Bosti, figlia di uno dei capi dell’Alleanza di Secondigliano. Inchiesta condotta dai pm Alessandra Converso e Ida Teresi, decisivo il lavoro della Mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini: «Appena atterro compriamo casa, compriamo casa a Dubai, logicamente una villa - dice al figlio -, basta seguire le regole che mi ha spiegato l’amico Roberto».

E quali sono le regole per un boss della camorra nella capitale emiratina? «Non frequentare altri napoletani, quelli che fanno bordello. Poi, grazie al mio amico, che è residente, posso aprire un conto corrente dopo appena mezzora. E da lì faccio i c... miei, mi metto a vendere orologi per il momento, direttamente con Hong Kong, che sto guadagnando 40mila euro alla settinana. Poi le case». Immediato il consiglio del figlio: «Papà, poi fai i bitcoin, che con la criptovaluta non ti possono arrestare...». Eccola la nuova frontiera, dunque, della camorra cittadina, che fa leva su due punti fermi: la difficoltà della giustizia italiana di ottenere l’estradizione di un soggetto che finisce in manette; la capacità di reinvestire denaro sporco, tramite accessi alle banche prive di intoppi. Mezz’ora per avere un conto corrente - pensa il boss - e il gioco è fatto. 

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Ma il caso Dubai va ben oltre le intercettazioni che hanno per il momento incastrato il singolo presunto boss. C’è un braccio di ferro che va avanti da anni e che riguarda il ruolo non sempre trasparente svolto da sedicenti esponenti di Interpol. Partiamo dagli ultimi nodi. C’è il caso di Raffaele Imperiale, finito in cella a luglio (ma non è chiaro quanto restrittive siano le sue condizioni di detenuto), al termine delle indagini dei pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra (inchiesta della Mobile e della Finanza). Da allora, Imperiale non si è mai mosso da Dubai, tanto che di recente il giudice emiratino si è limitato a rispondere picche a una prima richiesta di estradazione. Poche righe, si attendono le motivazioni. Stallo anche per un soggetto del calibro di Ciro Mauriello, ritenuto a Napoli killer di camorra. Sui social ha postato la sua vacanza a Dubai, mentre dalla scorsa estate si attende una estradizione che è ancora in fase di valutazione.

Poi ci sono gli imprenditori. Quelli che fanno ogni mese questa rotta: Napoli-Dubai, con scalo a Nizza. Perché? Per imbarcare qualcosa di illegale? Soldi da piazzare sui conti corrente che subito vengono accesi? Domande che investono anche alcuni elementi dell’Interpol, protagonisti dell’arresto dell’uomo sbagliato, negli anni della caccia a Imperiale. Fatto sta che un pizzaiolo è rimasto in cella per un mese, mentre il target che doveva finire in manette è riuscito a muoversi con disinvoltura tra i grattacieli a forma di Vela. No, non sono le Vele di Scampia, ma quelle delle archistar, con cui lo stesso Imperiale discuteva di sogni e affari, durante un aperitivo con vista e colori levantini. 

Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 09:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA