Due morti nell'impatto tra yacht:
dopo 10 anni nessun colpevole

di Alessandro Napolitano

Il fatto non sussiste. Dieci anni dopo la sciagura in mare in cui perse le vita monsignor Luigi Saccone, è stata la Cassazione a scrivere l'ultima pagina giudiziaria di una vicenda iniziata il 31 luglio del 2009. Imputato per omicidio colposo e naufragio era il comandante dello yacht che impattò con l'imbarcazione sulla quale si trovava il vicario episcopale della diocesi di Pozzuoli: il 45enne nizzardo Jean Laurent Antoine Claude Simon. Per il primo capo di imputazione è scattata la prescrizione, mentre è «caduto» quello di naufragio. In primo grado, nel 2003, l'uomo era stato condannato a due anni con la condizionale. Nel 2016 la corte d'Appello di Napoli aveva innalzato la condanna a tre anni e sei mesi, revocandogli anche la sospensione della pena. A rivolgersi alla Suprema Corte è stato lo stesso comandante, attraverso gli avvocati Carlo Di Casola e Ivan Simeone.

IL DRAMMA
L'alto prelato si trovava assieme ad altre quattro persone su un semicabinato di otto metri, al largo delle acque di Capri. Diretto a Positano era invece lo yacht di 20 metri con a bordo il comandante francese. Le due imbarcazioni viaggiavano quasi nella stessa direzione, ma sul natante più grande era stato inserito il pilota automatico che l'allora 35enne non riuscì a disattivare. La poppa dell'imbarcazione più piccola venne tranciata via, con i superstiti che riuscirono a salvarsi restando aggrappati a ciò che rimaneva ancora a galla. Il corpo di monsignor Saccone venne ritrovato dilaniato nelle acque di Castellammare. Suo fratello Antonio morì invece tre giorni dopo in ospedale. Se per il reato di omicidio colposo è scattata la prescrizione, più arduo è stato dimostrare la non colpevolezza per il reato di naufragio. Così i giudici che hanno accolto uno dei punti del ricorso dell'imputato, annullando senza rimando la sentenza di secondo grado: «Non poteva parlarsi di naufragio in relazione all'inabissamento di un piccolo natante adibito al trasporto di un limitatissimo numero di persone, in acque libere e quindi senza la possibilità di esporre a pericolo l'integrità fisica di un numero indeterminato di persone». Già risarciti dopo il tragico incidente i parenti delle vittime con una cifra che si aggira attorno al milione di euro.
Lunedì 8 Aprile 2019, 10:20
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