Niente schede elettorali a casa dei pazienti Covid nel Napoletano: «Siamo stati discriminati, via ai ricorsi»

Domenica 20 Settembre 2020 di Antonino Siniscalchi e Emanuela Sorrentino

«Sono stata contattata in mattinata e mi hanno detto che manderanno da Napoli personale idoneo per farmi votare, perché appartengo al loro seggio ospedaliero. Solo che hanno precisato che non potrò votare per il mio Comune, per disposizione della Prefettura. Una cosa assurda e che ha dell’incredibile». Annabella Vitale, 29enne di Ercolano da tre settimane a casa perché risultata positiva al Covid il 29 agosto e ancora in attesa del primo tampone di controllo, riassume in poche frasi il paradosso che sta condizionando il diritto al voto delle centinaia di pazienti che, come lei, sono in questo momento «reclusi» in casa (ma anche ricoverati in ospedale) per colpa del Coronavirus. Un paradosso burocratico, in realtà figlio di disposizioni nazionali e che la prefettura di Napoli ha messo nero su bianco come promemoria a sindaci e Asl: poiché i pazienti Covid possono essere contattati soltanto da personale sanitario, vengono considerati afferenti a seggi elettorali speciali allestiti presso gli ospedali Covid center (come quelli di Napoli e Boscotrecase). E va da sé che da questi seggi non possono uscire e poi rientrare schede che si riferiscono al voto in Comuni diversi da quelli in cui si trovano gli ospedali stessi. Dunque ok al voto per il referendum e la Regione, ma non per i sindaci e i consiglieri comunali. Ma non è tutto. Perché nei comuni dell’Asl Napoli 3 Sud, fino alla tarda serata di ieri i pazienti del Covid Hospital di Boscotrecase e i positivi al coronavirus in quarantena di tutti i comuni del distretto non hanno proprio potuto votare. Perchè? Semplicemente, non era partita nessuna organizzazione che consentisse le operazioni. E le proteste, già vibranti per quella che molti hanno considerato una limitazione del diritto di voto, si sono moltiplicate, tra recriminazioni e minacce di ricorsi.

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Ma cosa è successo? Il sindaco di Boscotrecase, Pietro Carotenuto, è su tutte le furie: «Su un Comune di 10mila abitanti è ricaduta una responsabilità ingestibile». Proprio il comune vesuviano, infatti, dove ha sede il Covid Hospital, è stato designato come referente per il seggio ospedaliero e per quello detto speciale. Cioè un «seggio mobile» che sarebbe dovuto andare in giro per tutti i 56 Comuni dell’Asl 3 Sud per fare esprimere il voto a domicilio ai positivi in quarantena. Un territorio vastissimo che va da Sorrento a Tufino, da Agerola a Poggiomarino, da Massalubrense a Cercola. Ma, dice Carotenuto, i presidenti di seggio hanno rinunciato uno dopo l’altro e il voto domiciliare non è partito. Il seggio si è finalmente costituito in serata, dopo «un’intera giornata passata al telefono con il prefetto», dice il sindaco, che protesta duramente: «Una logica assurda, in quanto evidentemente ogni Comune doveva occuparsi dell’organizzazione del voto domiciliare dei propri residenti sottoposti a regime di isolamento fiduciario. Scriverò una nota al ministro dell’Interno. È vergognoso scaricare sulle spalle di un sindaco di un piccolo paese la responsabilità e l’organizzazione di una macchina così complessa che meriterebbe poteri e risorse straordinarie». 

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Se dunque dalla tarda serata di ieri il seggio mobile - del quale fa parte il personale sanitario, adeguatamente attrezzato, dell’Asl 3Sud e dello stesso ospedale boschese - ha cominciato a mettersi in moto verso le abitazioni dei positivi in isolamento, resta tutta in piedi l’altra questione, quella del «divieto» di voto per il rinnovo del consiglio comunale. A Sorrento la restrizione investe addirittura un candidato sindaco, Marco Fiorentino, e due candidati consiglieri inseriti in liste a suo sostegno, l’avvocato Antonio Maresca e il medico Giuseppe Marzuillo. Che non potranno votare per se stessi. Ed è stato Maresca a impugnare la disposizione, con una pec inviata alla prefettura di Napoli, al Comune di Sorrento, all’Ufficio elettorale regionale e al ministero dell’Interno. «Nel significare che la incapacità organizzativa degli Enti interessati - scrive Maresca - non è motivo valido alla contrazione del proprio diritto costituzionale all’esercizio del voto, il sottoscritto chiede che gli venga consentito senza ostacolo e indugio l’esercizio del proprio diritto, riserva ogni azione e tutela».
 

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La protesta e una buona dose di stupore accomunano i «reclusi» del Covid da una parte all’altra della provincia. Nei Comuni al voto, però, la disposizione era nota come spiegano i funzionari degli uffici di San Giorgio a Cremano che già venti giorni fa avevano sollevato la questione in Prefettura: «Per il voto domiciliare di non ammalati di Covid ci si organizza in un modo, diverso è il caso quando va garantita la tutela della salute a presidenti e scrutatori. San Giorgio fa capo al seggio dell’Ospedale del Mare e anche Ercolano, non avendo sul territorio una struttura ospedaliera dotata di seggio speciale, fa riferimento a quello di un ospedale napoletano». E così l’elettore ammalato di Covid o in quarantena a casa è considerato come cittadino italiano, campano ma non anche del suo comune di residenza. «Finalmente, alle 21.40 il presidente e gli scrutatori, in tute protettive, sono arrivati alla mia porta e ho potuto votare», racconta a sera Annabella. «Meglio di niente, ma non aver potuto dire la mia sul futuro della città in cui abito mi pesa. Anche perché continuo a pensare che se il tampone di controllo me lo avessero fatto nei tempi giusti, probabilmente sarei potuta andare al seggio». Ma questa è ancora un’altra storia.

(ha collaborato Francesca Mari)
 

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA