Emanuele Melillo morto a Capri, l'appello della famiglia un anno dopo: «Giustizia e verità»

Emanuele Melillo morto a Capri, l'appello della famiglia un anno dopo: «Giustizia e verità»
di Giuliana Covella
Sabato 23 Luglio 2022, 21:00 - Ultimo agg. 24 Luglio, 08:03
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«Quel che chiediamo è solo giustizia, non vendetta, ma giustizia per la morte di un ragazzo di 32 anni che godeva di ottima salute ed era innamorato del suo lavoro». Nella chiesa di San Lorenzo Maggiore, poco prima dell’omelia in ricordo di Emanuele Melillo, i fratelli e i genitori del conducente del bus che morì a Capri un anno fa invocano la verità su quella tragedia che a distanza di un anno si rinnova, come il dolore che ha causato. Sul sagrato a tardo pomeriggio insieme ai parenti del giovane si sono radunati tanti amici del quartiere, venuti a rendere omaggio a quel ragazzo sempre allegro, che amava la vita e lana professione che svolgeva. Con mascherina e occhiali da sole scuri mamma Antonella è addolorata più che mai e preferisce non parlare, ma ringrazia tutti coloro che hanno sfidato l’afa pur di venire a salutare Emanuele. «Per noi tutti, parenti e amici, è come se fosse ancora qui - dice Amalia, la sorella 44enne che somiglia al fratello scomparso come una goccia d’acqua («me lo dicono tutti», ammette mentre stenta a trattenere le lacrime) - mi manca tantissimo e non è vero che col tempo il dolore si allevia, anzi oggi è ancora più grande». 

Emanuele, il “gigante buono”, quello che aveva una parola di conforto per tutti ogni qualvolta ve ne fosse bisogno, non c’è più. E, dopo 12 mesi da quel tragico giorno a Capri, c’è chi vuole sapere a giusta ragione di chi siano le responsabilità. «Oggi è giusto un anno - ricorda Marco, uno dei fratelli - stamattina sono stato anche a Capri per portare un mazzo di fiori a Emanuele. Qualcosa sta emergendo, ma è ancora poco. Sappiamo che vi sono sette persone indagate, ma noi non puntiamo il dito contro nessuno. Tuttavia siamo in attesa di conoscere la verità. Dopo un anno non sappiamo perché mio fratello è morto. Sappiamo che non è stato colto da alcun malore, che è morto per lesioni interne alla gabbia toracica, ma null’altro. Riguardo poi alla perizia sul bus, pare che il perito abbia preso altri 60 giorni di tempo, essendo stata effettuata a marzo. Poi sarà la magistratura ad accertare le responsabilità». Gli fa eco papà Nazareno: «Quella di oggi è una funzione religiosa per la famiglia. Per noi è passato un anno, ma fuori c’è un’attesa di giustizia sociale, perché non si può morire mentre si lavora e per il lavoro, quel lavoro a cui mio figlio era profondamente attaccato. Questa è solo una data per ricordare, nient’altro. Perché il tempo per noi non ha più dimensione. Ora attendiamo solo giustizia, affinché non accadano più fatti del genere». 

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In mattinata a Capri anche i rappresentanti dell'Unione sindacale di base, che ha inscenato un presidio presso Marina Grande, sul luogo dell’incidente in cui perse la vita il giovane autista dell’Atc, che ha visto la partecipazione di molti cittadini, lavoratori e colleghi di lavoro oltre ai sindaci di Capri e Anacapri. La manifestazione si è conclusa con i partecipanti che hanno posto un mazzo di fiori e affisso uno striscione in memoria di Emanuele. Mentre i colleghi dell'Atc in servizio hanno indossato un fiocco nero in segno di lutto. «L’Usb continuerà a chiedere verità e giustizia per l'ennesimo omicidio sul lavoro che sarebbe potuto (e dovuto) essere evitato se solo le istituzioni preposte fossero intervenute, dopo le nostre denunce sulla mancanza di sicurezza stradale legata al trasporto di persone, ma anche di merci e bagagli. Noi non dimenticheremo», sono le parole di Marco Sansone e Adolfo Vallini, di Usb lavoro privato - Settore Trasporti.  

 

Un messaggio di vicinanza e di richiesta di accertamento della verità anche da parte del consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli: «Sono a fianco di tutti coloro che hanno voluto ricordare questa persona tanto amata e benvoluta da tutti sulla cui scomparsa ancora bisogna fare luce. Melillo, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi colleghi di lavoro hanno diritto ad avere giustizia. In particolare vogliamo sapere se la strada dove è avvenuta la tragedia era sicura e a norma».

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