Rifiuti, ecco la mappa degli impianti in Campania: già cancellati tre siti

Giovedì 12 Luglio 2018 di Daniela De Crescenzo
Impianti di compostaggio: dovevano essere diciotto, saranno quindici e salta anche il previsto ampliamento del sito di Salerno. Non si realizzeranno le strutture di lavorazione della frazione umida derivata nei tritovagliatori di Santa Maria Capua Vetere e Pianodardine e nel comune di Rocca D'Evandro che pure erano previste in una delibera del 2017. La responsabilità? Degli enti locali che hanno detto no alle nuove installazioni. Lo spiega con chiarezza la Regione nel provvedimento di giunta del 3 luglio nella si prende atto che «le amministrazioni locali hanno manifestano il proprio dissenso alla realizzazione degli impianti di compostaggio all'interno degli stir di Santa Maria Capua Vetere e Pianodardine, nonché dell'impianto da realizzarsi nel Comune di Rocca D'Evandro», e si riprogrammano i finanziamenti.

Ma, nonostante l'incremento di spesa previsto per alcuni interventi, nel piatto resteranno 28 milioni che dovranno essere destinati a nuove opere nei prossimi mesi. Dati e cifre che probabilmente hanno spinto il governatore De Luca a rafforzare i propri poteri nel campo dei rifiuti, con le norme inserite nel disegno di legge Semplificazione. Provvedimenti che hanno fatto insorgere l'Anci: «I Comuni della Campania si sono più volte fatti carico del problema, sottolineando, con questa giunta regionale, la disponibilità ad accogliere la nuova impiantistica legata al trattamento della frazione organica dei rifiuti in un quadro di chiarezza e di adeguate garanzie. Da parte della Regione, a un'iniziale generica disponibilità, ha fatto seguito un atteggiamento elusivo e sfuggente. Una sostanziale chiusura che ha per epilogo un provvedimento normativo punitivo nei confronti dei Comuni, falsamente indicati come i responsabili dei ritardi, ai quali viene sottratto ogni potere decisionale, conferito nelle mani del presidente e della giunta regionale. Il direttivo Anci Campania ritiene sbagliata questa soluzione perché espropria i Comuni della loro funzioni. Contro di essa i sindaci della Campania si batteranno in ogni sede».
 
La situazione, come emerge chiaramente dalla stessa delibera del 3 luglio, è però tutt'altro che rosea. Partiamo da un dato: per bloccare la multa Ue ed evitare di pagare 120 mila euro al giorno, sono necessari impianti di compostaggio capaci di trasformare ogni anno in concime o in terriccio 745 mila tonnellate di umido provenienti dalla raccolta differenziata. L'Europa, infatti, ci contesta di non avere un'adeguata dotazione di impianti e di continuare a esportare spazzatura. Purtroppo, però, non siamo i soli a inseguire i tour della monnezza: la concorrenza del Comune di Roma e dell'Inghilterra, che portano in giro per il mondo i propri rifiuti, sta riempendo gli stabilimenti di mezza Europa. Così le gare indette dalle società delle cinque Città Metropolitane stanno andando deserte e i prezzi stanno salendo vertiginosamente: in un anno si è passati da 140 a 180 euro a tonnellata. Uno sperpero enorme di risorse che fa salire la tassa sui rifiuti, ingrassa smaltitori e trasportatori e pone seri ostacoli all'incremento della differenziata.

Lo spiega con chiarezza il vicesindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice. Il Comune ha già appaltato la progettazione di un sito di compostaggio nell' ecodistretto di Napoli est. Ma c'è chi si oppone e Del Giudice rivolge un appello ai cittadini: «Invito tutti a non dare ascolto a quei comitati, per la verità assai poco numerosi, che si oppongono alla realizzazione dell'impianto a Napoli est. Abbiamo scelto la via della raccolta differenziata, l'unica corretta dal punto di vista ambientale, e per questo servono nuovi stabilimenti di trasformazione dei materiali. Si tratta di impianti che non hanno un impatto ambientale». Il Comune di Napoli punta sulla differenziata (che però attualmente si aggira intorno al 36 per cento della raccolta totale) e quindi mira a realizzare non uno, ma tre impianti. Poi c'è il resto della regione: uno stabilimento nascerà a Tufino, anche se la Sapna (la società della Città Metropolitana incaricata dello smaltimento dei rifiuti) ha più volte sottolineato che per poter avviare l'intervento bisogna sgomberare i piazzali dalla spazzatura che li riempie. Qua i lavori dovevano costare tre milioni, ne costeranno più di sette. La previsione di spesa per il capannone di Cancello Arnone era di 14 milioni ed è passato a 19. Il Comune di Salerno ha rinunciato a 5 milioni per ampliare il sito esistente, che attualmente resta in stand by. A Marigliano non si potrà procedere perché i tempi previsti dal Cipe non potranno essere rispettati visto che il sito resta ingombro di ecoballe e l'intervento dovrà essere riprogrammato. A conti fatti sembra probabile che l'Europa continui a incassare. Ultimo aggiornamento: 14:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA