Epatite fulminante, trapianto in extremis a Napoli: la paziente è salva

Giovedì 2 Gennaio 2020 di Melina Chiapparino

Rinasce a Natale, grazie a un trapianto in tempi record e un intervento salvavita di 12 ore. La protagonista è Claudia, un nome di fantasia per la 65enne napoletana che, come in una favola a lieto fine, è riuscita a impadronirsi nuovamente della sua vita tra la sera della Vigilia e il 25 dicembre. Il merito però non è stato del caso e, a differenza delle favole, non c'è stata alcuna bacchetta magica. Piuttosto si è trattato di una vera e propria lotta contro il tempo per mettere a segno un'impresa miracolosa riuscita grazie a quattro equipe di sanitari. Medici, anestesisti e infermieri che, con estremo impegno, hanno realizzato un delicato e complesso intervento chirurgico, all'ospedale Cardarelli.

L'OPERAZIONE
La storia di Claudia era già segnata da dolore e malattia. La donna, già sottoposta ad un trapianto di midollo, era giunta nel presidio collinare in condizioni disperate e in grave pericolo di vita a causa di una epatite acuta fulminante. Poco dopo il suo arrivo in ospedale, per la 65enne è scattato il codice rosso, che indicava la massima emergenza per le sue condizioni psicofisiche gravemente debilitate dalla malattia. Una sola possibilità per salvarle la vita: un trapianto di fegato da realizzare in tempi strettissimi. Così, la sera del 24, è iniziata la corsa per reperire l'organo e realizzare in tempi record un trapianto nonostante le precarie condizioni di salute della donna. I chirurghi Luca Campanella e Giuseppe Arenga sono volati a Milano, al presidio ospedaliero San Carlo Borromeo, dove hanno prelevato il fegato. I due medici hanno poi preso parte all'estenuante intervento salvavita, durato circa 12 ore, realizzato dal primario Giovanni Vannarecci e dal suo aiuto Giuseppe Aragiusto.

I MEDICI
Un destino segnato se sulla sua strada la 65enne non avesse trovato l'esperienza e la dedizione degli esperti del Centro Trapianti di Fegato della regione Campania, diretto da Giovanni Vennarecci che è parte del Dipartimento Trapianti del Cardarelli diretto da Ciro Esposito, che insieme alle altre Unità operative coinvolte hanno lavorato in equipe con una maratona in sala operatoria che ha permesso di salvare la vita alla donna. Dalla prima assistenza medica fino alle ore trascorse in sala operatorie e ai successivi controlli sono state coinvolte le unità di Ematologia, con i dottori Alessandra Picardi e Fioravante Ronconi, e di Epatologia con il primario Giovanni Di Costanzo e Alfonso Lanza. Non solo. L'operazione chirurgica ha richiesto anche una folta equipe di anestesisti rianimatori, quali Ciro Esposito, Gaetano Azan, Luigi D'Alessio, Margherita Caggiano, Carmen Chierego e Marianna Esposito.

IL DIRETTORE
«Grazie ad un importante lavoro di squadra - racconta Ciro Esposito del Dipartimento Trapianti - è stato possibile portare a termine con successo un'operazione estremamente rischiosa». «A distanza di una settimana dall'operazione - spiega il direttore sanitario Giuseppe Russo - le condizioni cliniche appaiono soddisfacenti, la speranza di tutti noi è che con l'andare dei giorni si arrivi a poter considerare la paziente del tutto fuori pericolo». «L'intervento chirurgico di trapianto di fegato in una donna già sottoposta a trapianto di midollo, assume per l'azienda un significato di grande valore - ha sottolineato Giuseppe Longo, direttore generale del Cardarelli - è sia un esempio di efficienza organizzativa e di competenza professionale, sia un innovativo modello organizzativo che a breve sarà implementato in tutta l'azienda ospedaliera, intendo la realizzazione delle Unità operative Multidisciplinari in cui diversi professionisti integrano i loro saperi per risolvere problemi clinici». «I trapianti di organi, le malattie rare, il trauma center, le cronicità, rappresentano i primi settori in cui si formalizzerà a breve questo modello organizzativo - aggiunge Longo - l'obiettivo è quello di compiere un salto di qualità per la gestione integrata e condivisa da parte di più unità operative. In questo modello il paziente si ritrova al centro del complesso sistema di cure e riceve i migliori e più appropriati trattamenti».

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