Ercolano, ragazzi scambiati per ladri e uccisi dal camionista: «Condotta intenzionale, sparati 11 colpi»

Sabato 30 Ottobre 2021
Ercolano, ragazzi scambiati per ladri e uccisi dal camionista: «Condotta intenzionale, sparati 11 colpi»

È accusato di condotta intenzionale il camionista fermato per la morte dei due giovani a Ercolano, uccisi perché scambiati per ladri. Tramite il suo legale, l'indagato si è scusato.

Vincenzo Palumbo è stato sottoposto a fermo dalla Procura di Napoli in quanto ritenuto gravemente indiziato del duplice omicidio  di Giuseppe Fusella 26 anni e Tullio Pagliaro, 27 anni, uccisi a colpi di pistola perchè scambiati per ladri, come rende noto la Procura di Napoli. I due ragazzi non sono stati trovati in possesso di armi da fuoco o di altro genere. Nell'auto non c'erano strumenti «da scasso» e neppure indumenti per travisare il volto e renderli irriconoscibili. Inoltre, nessuno degli elementi raccolti dai inquirenti fa ritenere che i due ragazzi fossero in procinto di commettere un furto o una rapina. 

Con una pistola Beretta calibro 40 Vincenzo Palumbo ha esploso 11 colpi contro la Fiat Panda in cui c'erano Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro. LCinque ogive hanno raggiunto l'auto con a bordo i due ragazzi, colpita mentre si stava allontanando. I due giovani sono stati raggiunti alla testa dai colpi di pistola, dopo ceh i proiettili avevano perforato il tetto dell'autovettura. A confermare che i colpi sono stati esplosi mentre l'auto si allontanava dall'abitazione di Palumbo, sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza acquisite dagli inquirenti.

Durante l'interrogatorio reso al procuratore aggiunto di Napoli Pierpaolo Filippelli, Vincenzo Palumbo ha riferito agli inquirenti della Procura di Napoli di essere stato svegliato dal sistema d'allarme della sua abitazione, che di avere preso la sua pistola, che custodiva sotto il letto dopo avere subito un furto lo scorso 4 settembre, per poi uscire sul terrazzo di casa con l'intenzione di respingere i ladri. Palumbo ha anche detto di avere visto un giovane scappare dalla sua proprietà: il ragazzo, dopo avere udito le sue grida, si è rifugiato nella Fiat Panda che lo attendeva con il motore accesso. A questo punto il camionista riferisce di avere sparato 4 o 5 volte malgrado la sua pistola si fosse inceppata dopo il primo colpo. (ANSA).

Intanto, il sindaco di Portici ha proclamato il lutto cittadino. Numerose le reazioni.

«Sono molto rattristato: è un triste episodio accaduto nel mio territorio parrocchiale. Non sto a giudicare perché ci sono indagini in corso, ma la violenza va sempre condannata». Lo dice Marco Ricci, sacerdote nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in via Luigi Palmieri ad Ercolano, nella località San Vito vicino al luogo in cui l'altra notte si è consumata la tragedia che ha visto vittime due giovani incensurati Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro. «Don Primo Mazzolari diceva 'tu non uccidere, sia se sei nel giusto che nell'errore'. Ciò che è accaduto è il sintomo di un mondo che viene educato alla violenza. Anche Papa Francesco parla di fraternità nella 'Fratelli tutti' dell'Enciclica. Dio chiese a Caino dove è tuo fratello? Il mondo è pieno di 'Caini' che purtroppo non si prendono cura degli Abele».

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Il prete aggiunge: «Quanto accaduto è segno che la città comincia ad essere fuori controllo e la gente non ha più fiducia nelle istituzioni. San Vito, al di là di quello che è accaduto, si sente spesso abbandonata dalle istituzioni. È una zona estesa ed è un territorio incontrollabile e incontrollato: dovrebbe essere amministrata come fosse una città. Le istituzioni e le forze dell'ordine devono cominciare ad acquistare fiducia nella gente e la gente deve dare fiducia alle istituzioni».

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«Poveri ragazzi. Vicinanza e preghiera per le famiglie prostrate dal dolore», interviene anche Giorgio Pisano, sacerdote alla Chiesa del Sacro Cuore in via Diaz a Portici. «Abbiamo assoluta necessità di muovere i passi verso una società libera dalla mentalità di eliminazione dell'altro, dalla mentalità che porta ad armarsi e al 'fai da te'. Abbiamo tutti bisogno di imparare a costruire relazioni sane e serene e una comunità civile solidale. I due giovani sono come Abele. Proviamo a costruire attraverso un processo educativo una società più solidale. Ogni omicidio in se stesso è qualcosa di ingiusto. Costruiamo fraternità».

Non mancano i ricordi. «Tullio Pagliaro era un ragazzo fantastico, buonissimo, affabile, altruista, generoso». Così lo descrive Emiliano Mellone tecnico nazionale di tennis, istruttore del 27enne, parlando al Tennis Club Velotti a Portici, dove Tullio, operatore al mercato dei Fiori, era solito allenarsi. Molto addolorato così come l'intero staff, ne traccia un breve ritratto: «Tullio era un bravo atleta, ha partecipato alla festa dei miei quaranta anni, al campo estivo a Ischia per tre anni consecutivi, alla mia prima colonia estiva a Madonna di Campiglio diversi anni fa. È cresciuto qui e per diciotto anni per almeno tre o quattro volte a settimana era sempre qui, compresa la sua famiglia».

Emiliano Mellone usa due volte il termine 'generoso' per definire una delle qualità di Tullio. «La generosità era una prerogativa della famiglia Pagliaro». E poi indica alcune piantine a bordo campo «Queste le hanno donate a me, testimonianza della loro generosità. Ogni volta che vi era un cambio di stagione o una manifestazione che volevamo rendere un pò più accogliente, la famiglia si metteva a disposizione regalandomi piantine», spiega. «La notizia ci ha distrutti dal punto di vista emotivo. Ha distrutto me, noi tutti che gli volevamo bene e, comunque, quanti sono sensibili a un accadimento così tragico».

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA