Esercito, test truccati: indagati
anche 4 vincitori di concorso

Martedì 18 Dicembre 2018 di Leandro Del Gaudio

Questa volta ci sono anche loro, anche i presunti beneficiari di una truffa ordita ai danni dello Stato, alle spalle di tanti candidati che ce l’hanno messa tutta per coronare il sogno della vita. Concorsopoli militare, la svolta è di poche ore fa, con la notifica di quindici avvisi di conclusione delle indagini a carico di ufficiali dell’Esercito, di uomini d’affari, di informatici ed esperti nella realizzazione di corsi di formazione per aspiranti militari. Un’inchiesta che in questi mesi ha strappato conferme, soprattutto sotto il profilo dei gravi indizi di colpevolezza, grazie alla decisione di alcuni personaggi chiave di svelare retroscena inediti. 
LA TRUFFA
Ma torniamo alle conclusioni della Procura. Inchiesta coordinata dal pm Giancarlo Novelli, sono quindici i soggetti raggiunti da avvisi di chiusa inchiesta, l’atto che fa da preludio a probabili richieste di rinvio a giudizio: a scorrere i nomi, spiccano le posizioni di Luigi Masiello, ex colonnello oggi in pensione (per anni responsabile dei rapporti con la stampa), dell’informatico Claudio Testa, ritenuto responsabile della creazione di un algoritmo in grado di garantire un esito positivo alle prove per l’accesso nei ranghi dell’esercito. 
Come è noto, la Procura di Napoli ha indagato in particolare sul concorso per volontario in ferma prefissata di quattro anni, tenuto nel 2016 e considerato un trampolino di lancio ideale per scalare anche altre gerarchie militari (come polizia, guardia di finanza e carabinieri). Oggi c’è una nuova accusa, alla luce delle conferme emerse da interrogatori e perquisizioni. Finiscono sotto inchiesta anche alcuni vincitori di concorso, ragazzi e ragazze che da qualche mese hanno indossato la divisa e sono stati destinati ai rispettivi reparti e corsi di addestramento. Ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato, sotto inchiesta finiscono così Fabio Ametrano, Stefano Cuomo, Rocco D’Amelia, Massimo Di Palma, in uno scenario che vede soggetti coinvolti su più livello. Sotto indagine anche Giuseppe Claudio Fastampa, Ciro Fiore, Raffaele Russo, Sabato Vacchiano, Giuseppe Zarrillo, indicati come partecipi di una trama organizzata a tavolino. Sotto la lente degli investigatori i concorsi del 2016 (prima e seconda immissione), alla luce di quanto emerso da intercettazioni e sequestri. Per gli inquirenti alcune centinaia di candidati avrebbero acquistato, con cifre cospicue, una formula attraverso la quale era possibile ottenere la risposta giusta ai quesiti proposti, diversi da quelli di matematica e logica. Per questi ultimi, invece, le risposte venivano fornite su carta.
Non sono mancate conferme, a leggere le ultime mosse della Procura. È il caso delle ammissioni rese dall’ufficiale Fiore, che ha confermato di aver avuto a disposizione di almeno centomila euro, soldi che sarebbero riconducibili al mercato dell’algoritmo messo in piedi per la grande prova del 2016. Indagini della guardia di finanza, si parte da una chat via whatsapp tra Fiore e un suo conoscente, nel corso della quale campeggiava la foto di un tavolino con diverse banconote di euro. 
AMMISSIONI
Un tesoretto di almeno centomila euro, sul quale sono andate avanti le indagini, al termine delle quale gli inquirenti non hanno dubbi: si tratta di soldi da ricondurre a un mercimonio clandestino finalizzato a truccare le carte in vista del concorsone della ferma volontaria quadriennale. Associazione per delinquere, falso, truffa, reati informatici. Spuntano posizioni diverse, tra cui quella di Angelo Annunziato, Ciro Auricchio, Rocco D’Amelia, Domenico Fiume, Francesco Interra, Raffaele Russo, Sabato Vacchiano e Giuseppe Zarrillo. Difesi, tra gli altri, dai penalisti Annalisa Califano, Mariagrazia Cafisi, Daniela De Luca, Antonio e Carlo De Martino, Pasquale Delisati, Silvio Fierro, Fabio Fulgeri, Vittorio Giaquinto, Luigi Imperato, Maurizio Sica, Michele Mozzi, Federico Simoncelli, tutti gli indagati vanno considerati non colpevoli fino a prova contraria e avranno modo di sostenere la propria versione nel corso del prosieguo delle indagini. Una vicenda che ha fatto registrare anche la testimonianza di alcuni candidati che hanno deciso di denunciare la presunta truffa e di non piegarsi alla compravendita di tracce e algoritmi. È il caso di un concorrente che ha sporto denuncia agli inquirenti, indirizzando le indagini sul presunto gruppo napoletano, salvo sostenere il test per l’accesso nell’arma dei carabinieri. Una via onesta, a difesa della legalità. 

Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA