Napoli. Sant'Anna, l'ospedale «a metà» con il record di decessi in corsia

Sabato 13 Febbraio 2016 di Ettore Mautone
Napoli. Sant'Anna, l'ospedale «a metà» con il record di decessi in corsia

Il Sant'Anna di Boscotrecase è nato sotto una cattiva stella: prima cantiere lumaca, poi incompiuto, infine ospedale a metà, unito a filo doppio al Maresca di Torre del Greco, entrambi oggi nel limbo delle (in)decisioni della politica e nelle confusioni della programmazione. Per riannodare i fili del Sant'Anna bisogna risalire al 1966, quando c'è la posa della prima pietra. Dopo un salto che dura 40 anni l'ospedale apre i battenti nel 2006. Inaugurazione in sordina, solo per metà manufatto: assessore alla Sanità è a quel tempo Angelo Montemarano. In mezzo ci sono i 21 milioni di euro spesi in totale, (10 in più di quelli previsti inizialmente), e un percorso accidentato fatto di abbandoni del cantiere e riprese dei lavori. La prima volta nel 1972 e nel 1984. Poi l'accelerazione grazie alla prima tranche dei fondi dell'articolo 20 della Finanziaria (legge '67) del 1988.

Quindi ancora uno stop nel 2003 per l'inadeguatezza dei servizi fognari e il mancato rispetto alle norme antisismiche. Infine la storia recente, fatta di luci e di ombre, con queste ultime che si allungano insieme alla lista delle disfunzioni, dei disagi e al triste elenco di decessi in corsia.Eppure all'inizio di questa storia, con il Piano ospedaliero del 2010, a Boscotrecase viene attribuita una missione ambiziosa: costituire gli ospedali riuniti dei paesi vesuviani sostituendo l'antico Civile di Torre Annunziata e l'Apicella di Pollena (dismessi), aggregando il Maresca di Torre del Greco declassato a centro di riabilitazione.

Progetto rimasto sulla carta vista la carenza di fisiatri e riabilitatori. E così Boscotrecase è oggi né carne né pesce, per anni con una Tac presente ma non funzionante per carenza di personale, una radiologia a scartamento ridotto, la presenza dell'Utic ma non dell'emodinamica (apparecchiatura acquistata ma mai entrata in funzione), la chirurgia, l'ortopedia e la medicina, un pronto soccorso ma non una rianimazione e solo un servizio di Anestesia. Un ospedale per due terzi ancora incompiuto e un intero lotto murato, senza finestre, abbandonato con l'idea di un rilancio mai arrivato. Anche la direttive del nuovo commissario vanno nel segno opposto: il dirottamento della Risonanza magnetica acquisita dal precedente management, a Nola e Castellammare (dove pure mancano gli spazi fisici e l'unico polmone è Gragnano che dista 12 km). Così per l'emodinamica, per anni parcheggiata a Boscotrecase, senza personale per eseguire le angioplastiche, oggi destinata al San Leonardo. Restano i reparti: l'Ostetricia che non ha mai vantato primati e che dopo un grave fatto di cronaca nel 2011, e il calo delle nascite, a marzo chiuderà. La Chirurgia, che ha un alto indice operatorio ma appannata da qualche sfortunato incidente di percorso. La Cardiologia, che ha lavorato sempre con difficoltà, una medicina divaricata con Torre del Greco con cui condivide un solo primario. Così anche l'oculistica. Due anche i pronto soccorso ma solo a Boscotrecase il cardiologo c'è h 24. Infine Ortopedia, uno dei primi reparti in Italia per la riduzione della mortalità dopo rottura del collo del femore ma da mesi in difficoltà a causa delle carenza di personale e dei tagli dovuti ai nuovi turni light in una Asl che, a fronte dei 3.100 posti letto dello standard ne ha attivi solo 780 e con un solo punto nascita tra Napoli e Castellammare.

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