Faida di camorra a Torre Annunziata, il prefetto Valentini: «Il piano per la sicurezza è in ritardo, il Comune si faccia sentire»

Giovedì 16 Settembre 2021 di Gigi Di Fiore
Faida di camorra a Torre Annunziata, il prefetto Valentini: «Il piano per la sicurezza è in ritardo, il Comune si faccia sentire»

L'allarme criminalità a Torre Annunziata. Ne parla a tutto campo il prefetto di Napoli, Marco Valentini

Video

Prefetto Valentini, è realtà la recrudescenza criminale nell'area di Torre Annunziata?
«Sì, nel territorio di Torre Annunziata, che da molti anni viene considerato critico per la pervasiva presenza di gruppi criminali organizzati, effettivamente si è constatata nel più recente periodo, e possiamo prendere per comodità in considerazione gli ultimi tre mesi, una effervescenza. È testimoniata anche da episodi di esplosione di armi da fuoco, le cosiddette stese (ben otto), il rinvenimento o esplosione di ordigni (due), gli incendi di autovetture e, proprio negli ultimi giorni, un tentato omicidio e un omicidio, quest'ultimo peraltro avvenuto in pieno giorno e in una zona centrale della città. Aggiungo l'efferato delitto di Maurizio Cerrato nel mese di aprile, che per le sue modalità ha giustamente sollevato particolare sdegno nell'opinione pubblica».

La Prefettura rivolge particolare attenzione a questo territorio?
«Da oltre un anno la Prefettura, che coordina l'attività di polizia di prevenzione, ha acceso i riflettori su Torre Annunziata, unico comune della Campania dove sono stati svolti, in loco, quattro Comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica, con la presenza dei vertici della locale Procura e della Procura distrettuale antimafia. In quella sede, ferme restando le specifiche competenze di polizia, che hanno visto l'attuazione di numerosi servizi di prevenzione, ho offerto la più ampia disponibilità a supportare gli uffici comunali in termini di competenze, progettualità e reperimento di risorse. Ho dovuto purtroppo constatare che l'invito non è stato accolto, né che i temi critici di competenza dell'ente locale siano stati superati».

Che analisi si fanno sulla realtà criminale in queste zone?
«Compete alla Magistratura, che ha tempestivamente avviato le indagini, comporre il quadro delle dinamiche criminali in atto. Peraltro, ritengo a titolo personale che non vada dato per scontato che gli episodi registrati siano necessariamente espressione di conflitti tra gruppi diversi, preludio di vere e proprie guerre. Ripeto, saranno le indagini in corso da parte dell'Autorità Giudiziaria a chiarire lo scenario di questa fase. Su qualche organo di stampa, si è fatto un improprio riferimento a scarcerazioni eccellenti che sarebbero alla base della recrudescenza di episodi criminosi. Fermo restando che chi espia la pena ha diritto di essere scarcerato, questo dato non è confermato, nel senso che non risultano scarcerazioni recenti di personaggi di particolare spessore criminale».

Non è servito molto sgominare il clan Gionta e smantellare il Quadrilatero delle carceri?
«È servito, senza dubbio, anche se, non solo a Torre Annunziata, occorre prendere atto che le numerose attività repressive delle Forze dell'ordine e della Magistratura non hanno sempre potuto impedire il riproporsi di nuove generazioni criminali che, a distanza di tempo, sostituiscono capi e gregari in carcere. Il punto dunque non è quello di considerare inutile la repressione, ci mancherebbe altro, quanto piuttosto comprendere una volta per tutte che un inquinamento criminale sistemico di tale profondità non può vedere solo la magistratura e le polizie in campo. È necessaria una scossa che veda protagonisti tutti gli attori con responsabilità pubbliche, nonché la società civile, in un progetto rigenerativo che superi il livello di degrado che si registra in diverse aree del territorio».

È vero, come sostiene Lorenzo Diana nell'intervista al Mattino, che a Torre Annunziata molti sottovalutano il pericolo e si sono assuefatti alla camorra?
«Direi di più, le Forze di polizia e la Magistratura lamentano scarsa collaborazione, persino quando si tratta di episodi avvenuti alla presenza di molte persone. Una forma di omertà che può avere varia origine ma che tuttavia crea una difficoltà notevole nello spostare l'asse di questa battaglia a favore dello Stato. Uno Stato che non è affatto assente, come talvolta in modo assolutamente semplicistico e con il sospetto di un comodo diversivo, ho sentito dire. Piuttosto, occorre la consapevolezza che tutti siamo Stato e ciascuno ha una responsabilità».

Oltre la droga, nuovi affari hanno scatenato la recrudescenza criminale?
«Il traffico di droga è senz'altro il principale canale illecito di finanziamento e di procacciamento di capitali da parte delle organizzazione camorriste. Tuttavia, non da ora, gli interessi sono molteplici, e ruotano per esempio sulle sale giochi, sulle reti usurarie, sulle estorsioni, nonché sul mondo degli appalti e dei finanziamenti pubblici, con il crescente ricorso a pratiche corruttive. Stiamo monitorando gli effetti della fase pandemica e post-pandemica sul riassestamento degli equilibri nella spartizione dei diversi business».

La Prefettura sta monitorando dei lavori pubblici particolari a Torre Annunziata?
«Per il comune di Torre Annunziata, c'è attenzione sulla progettualità prioritaria che riguarda Palazzo Fienga, in relazione alla quale si sta lavorando anche a livello di amministrazione centrale per la massima accelerazione delle procedure. Analoga priorità riguarda Villa Adele, altrimenti detta Tamarisco, in ordine alla cui ristrutturazione è in corso una procedura per reperire un cofinanziamento in partnership pubblico-privato. Resta aperta la questione dei beni già nella disponibilità del Comune, più volte sollecitato a definire le situazioni ancora aperte».

Come valuta il ruolo delle associazioni?
«Vedo con grande favore l'impegno civico e associativo. Mi consta che, a seguito del tavolo in Prefettura, sia stata già avviata dalle associazioni una interlocuzione con il Comune di Torre Annunziata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA