Faida di camorra ad Afragola, arrestati killer e mandanti di tre omicidi tra 2004 e 2014

Martedì 21 Luglio 2020

Due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea sono state eseguite dai Carabinieri del Ros di Napoli e del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dalla Squadra Mobile di Napoli in relazione a tre omicidi avvenuti nei comuni a nord di Napoli tra il 2004 e il 2014. Una prima ordinanza costituisce lo sviluppo di quella eseguita nel settembre dello scorso anno nei confronti di Michele Puzio, già condannato per il suo ruolo di esponente apicale del clan Moccia di Afragola, in quanto gravemente indiziato per il reato di concorso nell'omicidio di Immacolata Capone, uccisa a Sant'Antimo il 17 marzo 2004.

La vittima, all'epoca, svolgeva l'attività di imprenditrice nel campo del movimento terra nei comuni di Casoria ed Afragola. Puzio, da febbraio di quest'anno collaboratore di giustizia, ha confessato la sua partecipazione al delitto e, a seguito di quanto da lui riferito, il gip ha ritenuto l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza per il concorso materiale o morale nell'omicidio nei confronti di altri appartenenti apicali del clan Moccia e in particolare Filippo Iazzetta, Francesco Favella e Giuseppe Angelino.

Dalle ulteriori indagini è risultato confermato il movente nella volontà del clan Moccia di «punire» la donna perché ritenuta mandante dell'omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario dei vertici dell'organizzazione, e al fine di impedire il rafforzamento dei legami economici fra l'attività imprenditoriale facente capo a Immacolata Capone e clan diversi dal clan Moccia.

Altro omicidio oggetto dell'ordinanza è quello ai danni di Mario Pezzella, fratello di Francesco Pezzella detto «pane e ran», storico appartenente dei clan camorristici operanti nelle zone di Cardito e Frattamaggiore, avvenuto in data 17 gennaio 2005 in Cardito. Sull'omicidio di Pezzella ci sono già sentenze definitive di condanna nei confronti di affiliati al clan Moccia e al federato clan La Montagna di Caivano. In questo caso è emerso il ruolo di Filippo Iazzetta quale mandante dell'omicidio e colui il quale ha dato l'autorizzazione per conto del clan Moccia per l'esecuzione.

La seconda ordinanza riguarda l'omicidio di Aniello Ambrosio, anch'egli ritenuto appartenente ai clan della zona, il cui corpo carbonizzato fu ritrovato il 21 febbraio 2014 in un'auto nelle campagne di Grumo Nevano. Due giorni prima erano stati trovati in circostanze simili i cadaveri di Vincenzo Montino e Ciro Scarpa. Il collaboratore di giustizia Antonio Attanasio si è dichiarato autore materiale dell'omicidio e dai racconti suoi e di Puzio sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Francesco Pezzella quale mandante dell'omicidio e di Nicola Luongo (già condannato per l'omicidio di Felice Napolitano ucciso a Roccarainola nel 2003) quale compartecipe materiale. Secondo quanto ricostruito, si sarebbe trattato di un omicidio per vendetta in quanto Ambrosio era ritenuto compartecipe dell'omicidio di Mario Pezzella, fratello di Francesco.

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