«Così decidemmo la guerra a Scampia», le prime confessioni del boss pentito Gennaro Notturno

di Mary Liguori

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Era il 29 settembre del 2004, il giorno di San Michele Arcangelo, quando un vento di morte si insinuò tra i muri fatiscenti dei palazzi popolari di Secondigliano. Un soffio che di lì a poco avrebbe alimentato un tornado, uno dei momenti più turbolenti della storia della criminalità organizzata campana: la faida di Scampia. Il nuovo pentito Gennaro Notturno sta ricostruendo dinanzi ai magistrati della Dda di Napoli le “origini del male”. E fissa l’inizio delle ostilità a due settimane prima dalla data indicata da altri collaboratori come miccia della guerra tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Parla dell’omicidio di Luigi Aliberti, un affiliato ai Di Lauro. Il ras pentito, noto con il soprannome di ‘o sarracino, dice che quando lo assassinarono, appunto il 29 settembre del 2004, in via Ghisleri, esplodendogli sei colpi di pistola al volto, «volevamo mandare un messaggio a Cosimo Di Lauro, fargli capire che eravamo pronti a tutto se non ci dava i soldi che ci spettavano, ma lui non capì o finse di non capire».

Il delitto Aliberti, dunque, e non il duplice omicidio Claudio Salierno-Fulvio Montanino (quest’ultimo braccio destro di Cosimo Di Lauro) segnò – secondo Notturno – l’inizio della faida. E, aggiunge, tutto venne pianificato durante un summit di camorra che si tenne ai primi di settembre nella roccaforte del clan Notturno-Abbinante, al settimo piano di un palazzo al lotto T/B di via fratelli Cervi.

Quel giorno, ormai esasperati dal comportamento del giovane boss che in assenza del padre, latitante, aveva iniziato una gestione dei proventi del traffico di droga unilaterale e irrispettosa delle altre famiglie, in quell’appartamento si riunì, a dire di Notturno, il gotha degli Scissionisti. «C’eravamo io, mio fratello Vincenzo, Ciro Mauriello, Arcangelo Abete, Lello Amato e Cesare Pagano». Fu lì che si decise di mandare un segnale a Cosimo; meno di un mese dopo Aliberti fu assassinato. Inizialmente, dunque, si scelse un profilo basso. Evitare azioni plateali colpendo persone troppo vicine a Di Lauro, ma Cosimo doveva recepire il “messaggio”. Andò diversamente, perché il figlio di “Ciruzzo ‘o milionario” non cambiò atteggiamento e, per la verità, non retrocesse neanche dopo l’omicidio del suo amico, Montanino. Anzi. Cosimo rispose con le armi. E fu una mattanza con oltre 80 morti ammazzati in meno di un anno.

Gennaro Notturno, dunque, che si è pentito da meno di un mese, si è già accusato del delitto Aliberti e del duplice omicidio Montanino-Salierno, anche se 14 persone sono già state condannate in primo grado per questo ultimo agguato, tra loro lo stesso Notturno, e per altri c’è stato verdetto in Appello dopo il rito abbreviato. Ma “’o sarracino” si è anche attribuito la responsabilità dell’agguato costato la vita a un innocente, Antonio Landieri, assassinato per errore in un circolo ricreativo di Scampia durante una spedizione punitiva in cui, a morire, dovevano essere altri, e non lui, assolutamente estraneo alle logiche della malavita. Coloro che la procura Antimafia ritiene siano stati i suoi killer furono arrestati nella primavera scorsa, ma il Riesame dopo 15 giorni annullò le ordinanze.

Con il pentimento di Notturno, il pool antimafia diretto da Filippo Beatrice ha nuovi elementi per tornare alla carica. Nel commando c’erano sette persone e, sempre secondo il collaboratore di giustizia, il mandante fu Lello Amato. Il neopentito conferma anche la versione secondo la quale il clan cercò di risarcire la famiglia della vittima innocente. Una storia che ha già raccontato il collaboratore Carlo Capasso. «Si decise di fare arrivare alla famiglia del ragazzo 150mila euro che dovevano essere raccolti tra i vari gruppi, ma i parenti non hanno mai accettato quel denaro». Il pentimento di Notturno - che fu arrestato nel 2005 nell’ambito dell’operazione “Alba dello Stato” - rappresenta una minaccia per il futuro processuale di alcuni dei boss della scissione. Notturno punta l’indice sui pezzi da novanta: Arcangelo e Guido Abbinante, Cesare Pagano e Raffaele Amato. Con quest’ultimo, peraltro, Notturno aveva un rapporto di grande fiducia e al momento lo “spagnolo” non ha condanne definitive per mandati omicidiari.

Notturno sta raccontando anche di Arcangelo Abete, il ras che dalla Lombardia fece partire la terza faida di Scampia, quella dei “girati”. Per ottenere i domiciliari, Abete tratteneva il fiato prima che gli misurassero la pressione, così da risultare iperteso. Ottenne i domiciliari a Milano e, da lì, guidò il terzo bagno di sangue di Secondigliano.
Lunedì 18 Settembre 2017, 09:43
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