Fanpage, incendio e sospetti:
«Messaggio per bloccare il sito»

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di Leandro Del Gaudio

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Le fiamme hanno divorato la porta blindata, una parte del corridoio di ingresso, le pareti di fronte. Hanno annerito e reso inservibile la parte iniziale di un'abitazione, una sorta di disimpegno d'accesso, lì al quarto piano di via Sedile di Porto, dove vive una famiglia di persone oneste - genitori e due figli piccoli - lavoratori estranei a fatti di cronaca nera.

Un incendio doloso, che non ha provocato danni alle persone (in casa non c'era nessuno), ma che ha fatto scattare l'allarme, mettendo in campo - almeno nella fase iniziale - sia i carabinieri del comando provinciale sia gli agenti di polizia della Digos. Che succede in via Sedile di Porto? Ad attirare l'attenzione, una circostanza che non è passata inosservata: ad abitare nella casa danneggiata da fiamme e fumo, la cognata del giornalista Francesco Piccinini, il direttore del sito Fanpage, regista e autore dell'inchiesta «soldi insanguinati», vale a dire la vicenda che sta mettendo in rilievo possibili zone di opacità nel sistema di smistamento dei rifiuti in Campania. Una circostanza che finisce in un fascicolo della Procura di Napoli, nel corso di un'indagine che punta in questa fase a raccogliere tutti gli elementi possibili e a non escludere alcuna pista.

Ma proviamo a fare chiarezza su quanto avvenuto giovedì scorso, in una delle zone più popolose del centro storico cittadino. Siamo in via Sedile di Porto, al quarto piano di uno stabile abitato da persone perbene, tra impiegati, studenti, titolari di bed and breakfast. Nella zona ci sono anche alcune abitazioni occupate di recente, grazie all'incursione di gruppi legati ai centri sociali, al termine di un braccio di ferro con i legittimi proprietari, elemento quest'ultimo immediatamente registrato sul taccuino degli investigatori.

Fatto sta che negli ultimi mesi, non c'è stato alcun litigio o episodio di violenza che possa aver giustificato un incendio doloso di simile portata. E anche a scavare nella vita privata della famiglia che risiede nella casa colpita dalle fiamme, non sono emersi elementi degni di nota, almeno fino a questo punto. Quanto basta a tenere in vita - lo ripetiamo, assieme ad altre ipotesi, nessuna esclusa la pista di un messaggio trasversale al direttore del sito Fanpage. Chi ha provocato l'incendio - sembra di capire - potrebbe aver seguito una strategia di basso profilo: avvertire il giornalista con un attentato non plateale, non immediatamente riconducibile all'inchiesta su rifiuti e tangenti. Una sorta di preallarme, finalizzato a lanciare avvertimenti, magari in vista della pubblicazione di nuovi video, tutti ricavati grazie al ruolo di agente provocatore recitato dall'ex boss Nunzio Perrella. Chi ha incontrato l'ex boss pentito in questi mesi potrebbe aver provato a mandare un messaggio minaccioso al direttore del sito, del tipo: conosco la tua vita, stop con la pubblicazione on line di filmati inediti.

Quella di Fanpage è d'altronde un'inchiesta che si avvale di 900 ore di «girato», riprese ricavate nel corso di sei mesi di indagini sotto traccia da parte dell'ex boss pentito del rione Traiano. Materiale da dieci giorni finito sul tavolo dei pm Sergio Amato e Ilaria Sasso del Verme (sotto il coordinamento dell'aggiunto Giuseppe Borrelli), che stanno conducendo le indagini sulla Sma (e sul filone legato alle gare per la rimozione delle ecoballe), che puntano a identificare volti e ruoli di possibili complici o comprimari in una storia di malaffare. Stessa attenzione per quanto riguarda il filone investigativo che riguarda alcuni imprenditori del Vomero, a loro volta interessati ad arpionare gli appalti per la rimozione di rifiuti speciali, sempre e comunque all'ombra della Sma (su questa storia indagano i pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock).

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Sabato 24 Febbraio 2018, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 24-02-2018 11:17
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1 di 1 commenti presenti
2018-02-25 20:56:20
sono belli i vostri film specie se sono basati su storie vere?!?!

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