Fase 2 a Napoli, riaprono i ristoranti: apre anche il Gambrinus

Giovedì 21 Maggio 2020 di Gennaro Di Biase

Tante paure, qualche speranza e molte novità per i ristoratori di via Partenope e via Caracciolo, da circa un decennio il motore propulsivo del settore. Il gran giorno della riapertura è arrivato e sarà accompagnato da strisce adesive fluorescenti sui marciapiedi sul lungomare, frecce direzionali all'ingresso, misurazione della temperatura, tavoli dimezzati, qualche pannello di plexiglass alle casse, spezie monouso, menù digitali, app per ordinazioni, centinaia di dispenser e migliaia di dpi. Ai protocolli anti-Covid e alle relative spese da «2000 euro di media per ogni attività» si aggiunge la «preoccupazione per l'assenza di turisti e per le multe che potrebbero arrivare in una fase di regolamenti appena emanati», dice un ristoratore che non dimentica quanto è accaduto: «Alle 12 nel primo giorno di riapertura osserveremo un minuto di silenzio per rendere «un tributo alle vittime e agli eroi» della pandemia, spiega Patrizio Franco di Acquolina, promotore dell'iniziativa.
 

 

Aprono sul Lungomare e apre anche il Gambrinus, locale simbolo della città che aveva deciso di restare chiuso in questi giorni di somministrazione di caffè e dolci solo d'asporto. Alle 8 la cerimonia di ripartenza con fotografi e telecamere e tavoli rigidamente distanziati. Dopo i dubbi dei giorni scorsi legati alle misure del distanziamento, il Gambrinus ha deciso di riaprire «visto che 1 metro tra un tavolo e l'altro è una condizione accettabile». Oltre a guanti e mascherine, chi prepara il caffè indosserà anche la visiera. Linee segnaletiche per il distanziamento al banco, plex alla cassa e cordoli con uscite separate.

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Tavoli distanziati di un metro: questa è la regola madre della riapertura. Ma non mancano altre innovazioni e i punti «oscuri» del protocollo. «Ho disegnato strisce intorno a tavoli e sedie - racconta Vitale De Gais di Vesi Gourmet su via Caracciolo per segnare la distanza e frecce all'ingresso per creare file separate di entrata e uscita. Abbiamo acquistato tre dispenser di gel e olio, sale e pepe in monouso. Ho tolto il 40% dei tavoli. Oggi sarà un test: la paura di avere pochi clienti c'è, come la confusione. Secondo l'ordinanza è consigliabile lavorare su prenotazione, e in quel caso avrei i dati del cliente e li conserverei per 14 giorni. Ma chi arriva senza telefonare non lascerà i dati. I tavoli non saranno più pre-apparecchiati, li allestiremo al momento. Ho installato plexiglass alla cassa a prezzi altissimi: 130 euro per un pannello di 40x60. I guanti sono passati da 4 a 12 euro per un pacco da 100, e non si trovano. Ho speso 2000 euro in sicurezza».
 

 

«La preoccupazione per adesso batte l'attesa dice Francesco Cipolletta, di Molo 17 in via Partenope Per rispettare i protocolli abbiamo speso 2000 euro. Apriamo con 30 coperti contro gli 80 di prima. Temiamo il contraccolpo economico della crisi. Questa zona si era rivalutata negli ultimi anni grazie ai turisti, il 60% dei nostri clienti. Potrebbe esserci un boom iniziale e poi un calo, come col delivery, ma faremo attenzione: una seconda ondata del virus sarebbe letale per il 90% dei commercianti. Qualche metro di spazio esterno in più promesso Comune ci farebbe comodo. C'è anche chi non riapre per paura di multe. Misurerò la febbre a tutti i clienti con un termometro a infrarossi».

Non tutti riapriranno. Come spiega Franco Manna, presidente di Sebeto Spa, proprietaria di Rosso Pomodoro, «in via Partenope non riapriremo più, indipendentemente dal Covid. Ma non riaprirò nemmeno in via Cimarosa: molte procedure dell'ordinanza regionale non sono chiare. Il discorso delle casse per esempio. Noi prima incassavamo tramite cameriere, ora la norma prevede uno schermo di plexiglass. L'ordinanza, arrivata appena 3 giorni fa, ci ha spiazzato. In Lombardia siamo aperti da lunedì, qui no».
 


Il quadro non è roseo, ma la fiducia resiste. Gino Sorbillo ha installato pannelli di plexiglass alla cassa del suo locale sul Lungomare: «Il delivery e l'asporto ci hanno dato un po' d'ossigeno dice Abbiamo speso 2mila euro in sicurezza, ma sono contento di garantire la salute. L'affluenza potrebbe essere bassa, ma fa piacere non essere stati travolti dal Covid al Sud. E sono contento di riaprire: ai miei tavoli il 25% dei clienti erano turisti stranieri. Ora, unendo le forze anche attraverso la promozione regionale, Napoli potrebbe essere una delle prime città nuovamente frequentate d'Italia. Abbiamo dimezzato i tavoli: ora sono 25».

Ultimo aggiornamento: 10:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA